ItinerArte: Gustave Courbet, un artista naturalmente libertino

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Gustave Courbet
Gustave Courbet

Anche questa settimana siamo pronti per l’appuntamento con la rubrica di ItinerArte. Se c’è da inquadrare certi artisti “sui generis“, allora Gustave Courbet è proprio uno di questi: oggi parleremo della sua singolarissima fortuna pittorica, tracciata da opere al limite dello scandaloso.

“È difficile spiegare per quali ragioni artistiche o letterarie la rosa profuma di rosa”

(Pierre Mac Orlan)

Gustave Coubert è «un selvaggio», così si parla di lui nei salotti parigini intorno al 1850. Uno sconosciuto artista della provincia venuto dalle montagne del Giura, che con le ultime opere esposte al Salon sembrava aver stravolto ogni regola dell’arte tracciata fino a quel momento.
Alla metà dell’800 chi dominava la scena era ancora Eugène Delacroix, e nessuno se la sentiva di accettare un eventuale nuovo apporto alla pittura; per di più da parte di un uomo ignoto, provinciale e sovversivo. Courbet fu volutamente né un romantico né un classico, ma semplicemente un pittore realista, visceralmente attaccato al suo luogo di nascita, imbevuto di spirito letterato e naturalmente libertino.

Gustave Courbet
“La quercia di Vercingetorige”

Gustave Courbet nasce ad Ornans (Francia orientale) nel 1819, e la leggenda narra che sia nato ai piedi di una quercia secolare. Lo stesso artista pare abbia fornito tale versione avvolta in un’aura di simbolismo perché lo rendeva più ribelle di una nascita borghese, magari in una ricca dimora del XVIII secolo. A partire da questo, Gustave Courbet per tutta la vita concepirà opere in cui il principale sfondo è la natura, anche nella forza potente dell’acqua. Luoghi in cui si mescolano l’amore per la propria terra ad amori più carnali.
Parigi era la meta obbligata per chiunque volesse imparare, esporre e farsi conoscere, ma lo era ancora di più per questo artista anticonvenzionale. Dall’arrivo nella capitale, nel 1839 e per dieci anni, Gustave Courbet forgerà questa sua vena anticonformista e antiaccademica. Tutto sommato gli verrà facile battere la strada perché la principale arma di attacco e difesa è offerta dai più importanti letterati del tempo come Champfleury e Baudelaire.
L’etichetta di pittore realista gli calza a pennello: così, se i romantici avevano spazzato via il neoclassicismo, egli, invece, aveva introdotto il vissuto della vita reale ed in poche parole la “bellezza del brutto”; una strada che sarà successivamente portata avanti anche in scultura.

Al Salon del 1848 riesce ad esporre un gran numero di opere che rimarcano l’inclinazione per il paesaggio e soprattutto vedute di Ornans. Con un’opera, distrutta in seguito dallo stesso artista, riuscì a catturare la critica, si trattava de “La notte di Valpurga”. In quel momento Gustave Courbet si pose definitivamente sulla via della provocazione e fu solo l’inizio di opere decisamente più scandalose che sarebbero arrivate di lì a pochi anni. Il vero plauso di critica e di pubblico giungerà nel 1850 con Sepoltura ad Ornans”, opera monumentale, vero e proprio omaggio al brutto, ma fortissima nella rappresentazione.

Gustave Courbet,
“Sepoltura ad Ornans”

Sono anche anni in cui Courbet sviluppa un’attenzione tutta particolare nei confronti del genere femminile. Opere apparentemente contraddittorie, in cui da un lato viene fuori il disprezzo per la donna e dall’altro l’esaltazione dei corpi, carichi di freschezza ed erotismo. Probabilmente non amava quelle donne rappresentate, quanto piuttosto i loro corpi e tutta la portanza emotiva che ne poteva venire fuori.
Lungi dal cambiare rotta, Gustave Courbet continua sulla linea della provocazione arrivando a concepire capolavori che lo consacreranno definitamente all’Olimpo dell’arte. Al 1866 risalgono le due opere pittoriche emblema della sua ideologia e vena artistica: Pigrizia e lussuria e L’origine del mondo. La prima è una rappresentazione sensuale di due donne che si abbandonano al sonno, nude e lascive. La tela gli fu commissionata da Khalil-Bey, ex ambasciatore turco a Parigi, che rimasto colpito da una “Venere e Psiche” ne chiese all’artista una simile.

Gustave Courbet
“Pigrizia e lussuria”

Per lo stesso committente Courbet realizza anche la seconda opera, dipingendo il sesso di una donna, come nessuno aveva mai osato fare prima di lui e come nessun altro pittore si sarebbe più azzardato a ripetere. L’opera sconvolse il committente, che per pudore la tenne nascosta dietro un altro quadro. Il soggetto del dipinto è dichiaratamente forte ma davvero lontano da una rappresentazione fotografica, reale e peggio ancora pornografica. Sembra evidente, alla metà dell’800, che con Gustave Courbet arte e morale non debbano più coincidere.

Gustave Courbet
“L’origine del mondo”

Prima di giungere all’apice della fama e dello scandalo vero, Gustave Courbet aveva realizzato un’altra opera monumentale, L’atelier dell’artista, una sorta di allegoria degli ultimi dieci anni di attività artistica. Presentò il grande dipinto nel 1855, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, ma fu rifiutato. Non accettando il diniego, l’artista allestì una sua “personale” mostra nel padiglione del realismo, creato apposta per l’occasione.
Della tela è lo stesso Gustave Courbet a fornire la descrizione: al centro seduto c’è lui, l’artista che lavora, amorevolmente assistito da una donna che è la sua musa ispiratrice e la cui nudità sprigiona forza e creatività. Sul lato destro campeggia la “gente che vive della vita”, ovvero i suoi assistenti e amici, mentre alla sinistra ci sono gli “uomini che vivono della morte”. Tutta l’opera esce dal campo della pittura per irrompere nella poesia con le forti analogie tra simboli, metafore, ricordi e desideri.

Gustave Courbet
“L’atelier dell’artista”

Successive al 1866 sono altre opere dedicate ancora una volta al soggetto femminile come “Ragazze sulla riva della Senna”, “Nudo con cane” oppure “Ritratto di Jo”. Donne riproposte in tante varianti, a volte oggetto di desiderio, altre provocanti oppure più sensuali.

Gustave Courbet,
“Ritratto di Jo” o la bella irlandese

Nell’ultimo decennio di attività prima della morte, giunta nel 1877, Gustave Courbet si lascia andare a vecchi ricordi e passioni come quell’amore per la natura e per i paesaggi marini, in cui domina incontrastata la potenza del mare. Nascono tante opere mirabili per il gioco di luci ed ombre, che preludono alla prossima stagione impressionista.

Gustave-Courbet
“L’onda”

Rossella Mercurio

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