La Grecia di Tsipras all’esame dell’Europa

Con la riforma delle pensioni e con l'approvazione del programma parallelo, per la Grecia di Tsipras si avvicina l'esame della Troika sulle riforme.

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Quest’anno si è aperto ancora in salita per la Grecia e per Alexis Tsipras che, inizialmente, ha meditato l’esclusione del Fmi dalle trattative per le successive revisioni delle riforme strutturali, concordate nel Terzo Memorandum; ciò avvenne proprio in occasione della riforma pensionistica.

Aumentano sì l’età pensionabile e i contributi necessari, ma innanzitutto viene istituita una “pensione nazionale”, alla quale è possibile accedere anche dopo 15 anni di contribuzione, calcolata sul 60% del reddito medio legato alla soglia di povertà; consiste in 384 euro, cifra che, pur rimanendo fissa anche in caso di nuove ondate di recessione, può tuttavia aumentare in caso di andamento economico positivo, con un meccanismo di ricalcolo regolato con una particolare clausola di crescita.

La riforma si ispira a dei principi di razionalizzazione e miglioramento della spesa pubblica, che si applicano attraverso tre misure:

1) L’accorpamento in un solo ente pubblico dei vari enti assicurativi, ancora dotati ciascuno di un proprio regolamento, dando origini agli squilibri e alle disuguaglianze tra redditi alti e bassi che sono alla base della macchina del consenso della vecchia classe dirigente.

2) La difesa della pensione di solidarietà Ekas, seppur incorporata nel “Sistema nazionale di solidarietà sociale”.

3) Il reperimento dei fondi necessari attraverso l’aumento dei contributi dei datori di lavoro dell’1,5% e una tassa sulla transazioni finanziarie.

Tuttavia nell’informazione dei media nostrani ed europei poco spazio hanno avuto questi provvedimenti, quando invece vi è una ricca cronaca degli scontri che ne sono derivati nello scorso febbraio, paragonati alla ribellione ucraina di Piazza Maidan.
In realtà queste manifestazioni, lontane dalla situazione Ucraina, si sono presto risolte con una serie di accordi con le parti sociali.
Soprattutto, si rivelano privi di fondamento gli scoop sulle presunte dichiarazioni di disobbedienza al governo da parte degli organi principali della polizia greca, riportate da siti web amatoriali, che guadagnano visualizzazioni (e soldi) tramite click baiting: come poi viene riportato da alcuni blog d’informazione, le proteste sono state condizionate in alcuni casi dal partito di destra nazifascista Alba Dorata, i cui manifestanti sono stati identificati ed arrestati dalle forze dell’ordine.

Inoltre, molto confuse sono le notizie delle mobilitazioni del settore agricolo: le nuove leggi di Tsipras hanno colpito i privilegi sulla tassazione e sul sistema pensionistico dei grandi agricoltori che, per difenderli, riescono a coinvolgere contro il governo perfino le categorie subordinate, schiacciate da essi stessi.

L’aumento della tassazione sui prodotti locali, visto come un pericolo per l’andamento della produzione che la Grecia vanta, favorisce la formazione di un largo fronte di dissenso dell’intero settore; in realtà le condizioni in cui questo stesso versa sono dovute sia all’applicazione dei precedenti “Memorandum”, sia allo squilibrio dei finanziamenti tra grandi e piccole imprese.

Dopo aver risolto le complicazioni legate alla riforma delle pensioni, il governo greco pone al centro della sua agenda l’istituzione del reddito minimo garantito, il ripristino della contrattazione collettiva, una nuova politica occupazionale e la difesa del sistema di protezione sociale per i più deboli: è infatti notizia del 21 febbraio l’approvazione (dopo un rinvio di due mesi) del “programma parallelo, punto fondamentale del programma elettorale di Syriza alle elezioni del settembre 2015.

2 milioni di greci, appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, ora possono accedere gratuitamente al sistema sanitario, precedentemente accessibile soltanto attraverso i prestiti concessi dalle compagnie assicurative.

Infine, molto importante è stata l’apertura del Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem a “premiare” la Grecia, aprendo per la prima volta a una trattativa che possa seriamente portare a un programma di riduzione del debito.

Molto dipende dalla capacità del Premier ellenico di ottenere una mediazione con il Fmi, forte di una posizione di intransigenza sostenuta dai paesi del Nord Europa.

Eduardo Danzet

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