Contro la paura del diverso, restiamo umani.

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Giornalisti e opinionisti da quattro soldi in queste ore stanno commentando ciò che è accaduto a Bruxelles, paragonando questo episodio a quello di Parigi. Insistono nel dire che la guerra la stanno portando sui nostri territori, nel cuore dell’ Europa, come se la guerra e le barbarie che si consumano in altri Paesi fossero meno tragiche. Istigano le popolazioni ad accettare le azioni di guerra in Medioriente, a Raqqa o nelle capitali dell’ IS… <<Dovremmo esportare la guerra fuori >>, si vocifera, come se nel silenzio generale l’Italia non stia già ragionando di mandare truppe in Libia a “ri – stabilizzare” l’ordine.

Intanto i soliti rigurgiti ritornano e ritornano come tormentoni sentiti e risentiti: La chiusura delle frontiere, la militarizzazione e lo stato d’emergenza. Le frontiere, il filo spinato che l’Europa impone sono atti barbarici contro chi scappa da quella guerra, da quell’orrore con Daesh da una parte e “mamma” occidente dall’altra. E’ puro odio, è violenza atroce e inaudita come gli attentati di ieri mattina e le centinai di innocenti scomparsi.

Se l’Europa rappresenta il terreno di guerra, cos’ è allora la Siria? Cosa sono i civili siriani? Salah l’attentatore di Parigi, è stato arrestato mesi dopo nel quartiere in cui viveva. Adesso viene utilizzato come  un pretesto per dire che c è bisogno di più militarizzazione. Ma non dimentichiamo che le capitali europee sono invase di militari, sorvegliate, e le continue militarizzazioni che si sono protratte in quest’ultimo anno non sono servite a qualcosa, ce lo dimostra Bruxelles.

Lo stato d’emergenza in Francia ha portato solo un gran confusione. La quale è stata  capace solo di limitare la libertà di movimento e di reprimere i cittadini, schiacciando il dibattito solo sulla sicurezza, facendo promulgare leggi particolari, come quella sul lavoro, una sorta di “jobs act francese”, e sull’istruzione, reprimendo agevolmente le opposizioni che si costruivano in piazza.


Non ci possono raccontare la verità. Vogliono raccontarci che dobbiamo allontanare il “diverso”, che dobbiamo esportare la guerra, e farlo in fretta. Facciamo noi una domanda, chiediamo noi una cosa a giornalisti , governanti e politicanti: Perché militarizzare noi e vende le armi a loro? Perché chiudere le frontiere e liberalizzare l’ odio? Perché esportate la guerra e contemporaneamente governare l’economia globale sfruttando i nostri e loro territori, il lavoro nero italiano e migrante?
Le politiche repressive e securitarie non servono. Non sono servire a Madrid, a Londra, a Parigi e non serviranno certo a Bruxelles. Contro la paura del diverso. Restiamo umani. 

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