Casalnuovo, qui la camorra ha perso

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Si prosegue nella lotta contro la camorra. Ieri l’Agenzia Nazionale per i Beni confiscati e sequestrati era nel comune di Casalnuovo di Napoli per conferire ai cittadini e al sindaco Massimo Pelliccia tre immobili sottratti alla criminalità organizzata. 

I tre immobili, appartenenti al clan Egizio  che detiene il controllo del territorio di Casalnuovo, si trovano in una palazzina situata in via Campana. Si tratta di un appartamento mansardato, che è già in buone condizioni, nel quale vivevano i familiari del boss affiliati al clan; di un porticato posto al piano terra, che va ristrutturato, ma che presenta un ampio spazio; e infine un locale cantinato di circa 600 metri quadri. 

Alla consegna dei tre immobili era presente, insieme al primo cittadino e ai funzionari dell’Agenzia Nazionale anche Angelica Romano, referente del presidio Libera di Casalnuovo. La Romano ci illustra le ipotesi suggerite dall’associazione per il riutilizzo dei tre immobili, che dovranno però essere vagliate dal Comune a cui spetta la decisione. L’appartamento mansardato, essendo già pronto per l’uso, potrebbe essere immediatamente assegnato ad un’associazione culturale o ad una casa famiglia, o ancora, qualora la sede già scelta presenti delle problematiche, vi si potrebbe aprire lo sportello antiracket di Libera. Lo spazio al piano terra, data l’ampiezza, si presta sicuramente a numerose attività e manifestazione all’aperto. Per l’interrato si pensa di andare incontro alle necessità giovanili del paese. Casalnuovo, infatti, è il comune più giovane della provincia di Napoli, ma non vi è nessuno spazio in cui i giovani possano ritrovarsi e per questo sono costretti a spostarsi altrove. Da qui l’idea di dedicare il locale cantinato ai giovani appunto, trasformandolo in una palestra popolare o in un luogo di attività e ritrovo giovanile. 

casalnuovoIn ogni caso in qualsiasi modo vengano rimpiegati i tre immobili sarà già una vittoria, il segno che lo Stato può vincere la camorra. “Questi beni, infatti, sono il segno tangibile dell’azione dello Stato contro le mafie e noi ci adopereremo per restituire il loro uso alla collettività”, ha affermato il sindaco Pelliccia .

Angelica Romano spiega infatti il significato e il valore simbolico della confisca dei beni, che rappresentano uno dei segni più importanti della guerra dello Stato contro le mafie. Strategia di lotta che  fu proposta nel 1969 da Pio La Torre, la cui pericolosità per l’organizzazione venne immediatamente intuita dalla camorra. Fu l’accanita lotta antimafia incrementata anche con questa legge, infatti, che costò la vita al politico.  

Fu poi Libera ad intervenire per completare l’opera già cominciata anni prima da Pio La Torre. “Libera nasce nel 1995 con la proposta di una legge per la riassegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie” continua la Romano, “Fino a quel momento gli immobili che venivano sottratti alla camorra venivano abbandonati. Ciò determinava quindi l’inutilizzo di questi spazi e il malcontento della società”. L’intervento dell’associazione contro le mafie fu quindi essenziale, perseguendo il proprio scopo e restituendo tali spazi alla comunità. “I beni di cui gode la camorra sono in realtà della comunità, perché comprati con i soldi e il sangue del popolo. È quindi giusto che questi siano restituiti alla comunità perché sono “cosa loro” e non delle mafie”.

Lucia Ciruzzi 

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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