SPQR: sono pragmatiche queste (t)rivelle?

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Da giorni le uniche vere trivelle che stiamo conoscendo sono quelle mediatiche: ragioni del “sì”, che poi sarebbe il no, e ragioni del “no”, che si esprimerebbe attraverso il sì.

È fondamentale partire dalla posizione mediaticamente più forte, ossia quella green ed ambientalista, così semplificabile: perché utilizzare le fonti di energia provenienti dal petrolio? Una bella domanda che merita una risposta articolata:

1. Perché non esiste al mondo fonte rinnovabile sostitutiva a quelle convenzionali. “Beh, esistono il metano ed anche gli altri tipi di gas che iniziano ad utilizzare industrie ed auto”, diranno. Obiezione accolta. Peccato, però, che l’unico modo per non inginocchiarsi ai giacimenti russi del “gasato” Putin, oltre ad una volgare questione di costi, sia quello di estrarre metano and co. “a pompa” dai pozzi petroliferi;
2. Perché le rinnovabili, che oggi venerate contro il “mostro” trivelle, le avete demolite, ricordate? Inoltre, dovrebbero essere svariate volte superiori ai giacimenti che abbiamo in Italia, ma le avete perfino demonizzate. “Chi noi?”. “Proprio sì” e lo dimostriamo con un breve riepilogo. Ricordate la campagna contro le pale eoliche in Molise? C’è una canzone di Celentano (clicca qui per ascoltarla) che ricorda benissimo l’avversità a “quei fantasmi eolici che muovono il vento”, i quali distruggono “un altro pezzo di Italia: è la fine dei paesaggi”. Se non bastasse, avete anche tenuto a sottolineare “Le pale eoliche creano inquinamento acustico”. E i pannelli solari, ve li ricordate? “Richiedono troppo spazio per essere produttivi e poi contengono anche soluzioni alcaline dannose per l’ambiente”. Via anche i pannelli solari e si sa come vanno queste cose in Italia: i pannelli solari sono tossici, quindi ne parliamo, quindi non risolviamo il problema, dunque “Ciaone pannelli solari”. Ma c’è l’energia geotermica, ehi. Vero. Siamo stati i primi a sfruttarla noi italiani ad inizio 1900 presso Larderello, però non si sa quando si rispediscono al mittente i gas provenienti dal sottosuolo cosa può succedere perché a volte provocano terremoti, quindi “Non ci piace. Non è abbastanza green e sicura”;
3. Perché abbiamo distrutto ogni alternativa al petrolio. Le centrali nucleari? “Manco per sogno. Ci distruggerebbero”. Vero, vero, però ne abbiamo una a 120 km dal confine nord-ovest con la Francia, ma obietterete “Sempre meglio che avere il mostro in casa”. C’è, infine, l’innovativo fracking (o fratturazione idraulica), utilizzatissimo in Usa, è uno dei motivi per cui si sta creando un surplus petrolifero inesistente in passato che sta determinando l’abbassamento del prezzo del greggio. Su quello vi siete portati avanti perché, voi green, lo state criticando già negli Stati Uniti “Perché è usato dalle multinazionali e causa problemi di pressione all’acqua nei dintorni. Non si può utilizzare”. Ci è rimasto il petrolio. “Petrolio? Hai detto petrolio? Ma che siamo nel ‘500?”. Intanto, anche se chiudessimo tutte le trivelle (cosa non possibile anche se il referendum passasse), nulla vieterebbe ai nostri vicini croati di trivellare e di creare un disastro ambientale che si ripercuoterebbe sulle nostre coste, visti gli standard degli altri paesi nettamente meno restrittivi di quelli nostrani.

Basta avere la coscienza a posto ed essere se stessi fino al punto di essere estremisti: fascisti, comunisti, ambientalisti ecc, no? Temono il compromesso, lo sporcarsi con l’altra parte, farsi una ragione che viviamo nella realtà e non negli annunci dei partiti che virano verso il populismo più estremo; del tipo “Fermiamo le trivelle e poi programmiamo un passaggio alle rinnovabili” quando il procedimento dovrebbe essere inverso. Ecco perché è necessario esaminare la reazione dell’ambientalista se vincesse il “no”.

L’Italia, in caso di addio a parte delle trivelle, vi rinuncerebbe senza un piano di bonifica delle stesse, uno di riqualificazione dei lavoratori e lasciando quei giacimenti senza la possibilità di sfruttamento futuro dacché sarebbero inutilizzabili, e mandando quegli investimenti, “Però dobbiamo attirare più investimenti esteri. Questo Stato è incapace”.

Nel frattempo l’ambientalista starà esultando, magari in un corteo al grido “Chi se ne frega di tutto, ha vinto il green power, viva l’ambiente. Porca miseria! Devo andare a fare il pieno di benzina, altrimenti domani non posso andare a lavoro”.

Questa caricatura vuole dire che i fautori del no alle trivelle dal giorno dopo la loro eventuale vittoria dal giorno successivo:

1. Non si lamenteranno per la perdita di 4.000-7.000 (le cifre non sono certe) posti di lavoro nella sola Emilia fra indotto e lavoratori diretti;
2. Gireranno solo in bici o con trasporti pubblici ad aria compressa. Eh sì, perché il metano lo prendiamo dai pozzi di petrolio;
3. Non protesteranno se ci sarà una moltiplicazione di navi cisterna alimentate e cariche di petrolio che creerebbero un danno ambientale enorme in caso di incidenti, senza dimenticare l’aumento esponenziale di oleodotti o il maggior sfruttamento di quelli già esistenti. L’ultimo punto è il più preoccupante perché potrebbe creare non pochi grattacapi.
4. In ultima analisi, non saranno contrari se li definiremo egocentrici e razzisti. Non è riportabile nelle sfere di razzismo ed egocentrismo non produrre più petrolio internamente, ma continuare a chiederlo all’estero e magari al paese africano di turno, dove le norme per l’ambiente non esistono e c’è sfruttamento di lavoro minorile? Cosa che accadrebbe anche se chiedessimo il petrolio agli Usa o ad un altro paese secondo l’illogica logica “Meglio che il rischio lo corra tu”. Avremo la coscienza a posto, ma il motore delle nostre auto sporco di petrolio, assieme alle nostre mani.

Ce lo vedete l’integralista ambientale a chiedere l’indipendenza energetica con le rinnovabili dopo che ha mandato una delle poche che avevamo “a quer paese”? Non è un’ipotesi irreale, considerando che l’Italia insegue questo traguardo dal primo shock petrolifero degli anni ’70 ed ha varato diversi piani energetici nazionali (PEN) dall’80 agli anni ’90 con obiettivi mai raggiunti anche a causa dei rifiuti a nucleare e ad ogni forma di energia alternativa.

La domanda del referendum è questa: volete che alcune delle trivelle siano dismesse, alcuni lavoratori smettano di avere occupazione, essendo coscienti che le vostre auto continueranno ad essere alimentate da benzina e diesel e che dovremo sempre importare?

Insomma: SPQR? Sono pragmatiche queste (t)rivelle?

Italiani! A voi la risposta.

Ferdinando Paciolla

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