Vietnam: blogger condannato, libertà di parola uccisa

Il Vietnam ha condannato a 5 anni di reclusione un blogger che sul web criticava aspramente il regime di Hanoi.

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Il blogger vietnamita Nguyen Huu Vinh, 60 anni, ex poliziotto, anche noto con lo pseudonimo di Anh Ba Sam, è stato condannato a scontare cinque anni di carcere, per aver aspramente criticato, dal suo blog, il regime comunista di Hanoi. Oltre all’uomo è stata condannata a  tre anni di reclusione anche la sua assistente, Nguyen Thi Minh Thuy, rea, secondo l’accusa, di aver «abusato delle libertà democratiche per ledere gli interessi dello stato». Nel corso del processo entrambi gli imputati si sono dichiarati innocenti, respingendo con fermezza tutte le accuse mosse a loro carico.

Il blogger era recluso dal 2014, ma il giudizio è arrivato nel corso di un processo lampo, durato appena un giorno. I blogs di Huu Vinh erano incriminati di aver attirato l’attenzione di diversi milioni di persone.

Prima del processo, la polizia era dovuta intervenire all’esterno del tribunale per sedare le proteste dei dimostranti, che chiedevano il rilascio del noto blogger. Il governo vietnamita, a partito unico,  viene spesso criticato da gruppi per i diritti umani a causa della sua marcata intolleranza al dissenso, che sistematicamente viene punito con pene molto severe. Negli ultimi anni, internet è diventato lo spazio principale da cui sono emerse aspre critiche all’autoritario regime di Hanoi.

C’è da specificare che la vicenda di Nguyen Huu Vinh è completamente avulsa da tutte le precedenti vicissitudini vissute da altri bloggers dissidenti imprigionati; difatti la famiglia di Vinh è sempre stata vicina al regime comunista vietnamita ed il padre dell’imputato ha ricoperto alte cariche governative, quali quelle di ministro e di ambasciatore in Unione Sovietica.

Il blog incriminato è nato nel 2007 ed era uno spazio in cui una schiera di illustri autori si prodigava nella scrittura di commenti e notizie.

Al termine del processo il blogger ha continuato a dichiararsi innocente, la sua assistente ha, invece, affermato di non essere a conoscenza dell’identità degli autori degli articoli incriminati. L’accusa ha invece sostenuto che i due, con la loro opera avrebbero diminuito sensibilmente la fiducia della gente nel partito al potere. Molto dure sono state le parole del Presidente della Corte, Nguyen Van Pho, il quale ha sottolineato che gli articoli «distorcono le linee politiche del partito e le leggi dello stato e sono atti a diffamare gli individui».

Galileo Frustaci

 

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