Tra Arte e Scienza: MetroArt Focus Tour 7 nella stazione di Toledo

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Nel 2012, la stazione Toledo fu eletta dal quotidiano The Daily Telegraph come “Stazione metro più bella d’Europa”. Appare dunque oneroso aver fatto iniziare questo nuovo Tour proprio da questa stazione.

Alle ore 16:00 si parte e la guida spiega in che modo l’architetto Óscar Tusquets Blanca, catalano di origini, abbia scelto di interpretare il tema della discesa nel sottosuolo:

“Toledo è la più profonda della Linea 1 e nel punto di maggiore dislivello arriva a oltre cinquanta metri di profondità. Qui al primo livello vedete predomina il nero come riferimento concettuale alla città contemporanea, al suo asfalto, ma appena cominciamo un po’ a scendere questa prima rampa di scale fisse il nero lascia il posto a mattonelle di ceramica di colore ocra del tufo partenopeo con il quale è costruita gran parte della città storica. Molte preesistenze architettoniche sono state integrate all’ interno delle nuove architetture, e rese fruibili, ad esempio le Mura di questo primo livello”.

È possibile notare una “bombardiera”, un’apertura che serviva per integrare le “bombarde” antenati del cannone.
È possibile notare una “bombardiera”, un’apertura che serviva per integrare le “bombarde” antenati del cannone.

Si prosegue con l’opera di William Kentridge, uno dei protagonisti della scena dell’arte contemporanea. Egli ha realizzato questa “Processione Napoletana” ed è un’opera “Specific-Space” ovvero nata dalla stretta collaborazione tra artista ed architetto.

-La processione è guidata da San Gennaro, rappresentato senza testa, ma al posto della testa si riconoscono degli spartiti musicali. Da questi spartiti si dipana un filo rosso che è come se, apparendo e scomparendo, tenesse insieme tutti i partecipanti di questa processione. Il filo rosso rappresenta il Sangue, ed è anche simbolo del potere unificante della musica nella cultura popolare.
– La processione è guidata da San Gennaro, rappresentato senza testa, ma al posto della testa si riconoscono degli spartiti musicali. Da questi spartiti si dipana un filo rosso che è come se, apparendo e scomparendo, tenesse insieme tutti i partecipanti di questa processione. Il filo rosso rappresenta il Sangue, ed è anche simbolo del potere unificante della musica nella cultura popolare.

Dalla città contemporanea, ed il suo compromesso con la città storica, si passa ai colori della terra ed infine ai colori del mare, e ci viene detto che l’ispirazione sia nata probabilmente dal fatto che questa stazione sia realizzata con la tecnica del “congelamento” dato che si va al di sotto della quota zero del livello del mare.

distacco
Nella seconda discenderia mobile si nota lo stacco tra i colori della terra e le sue mattonelle ocra e il mosaico invece blu che rappresenta il mare. Il punto di stacco è proprio il livello zero.

Crater de luz: Il cratere della luce è un grande occhio che attraversa tutti i livelli della stazione. All’ interno è visibile nel secondo livello della stazione, proprio nel mezzo della scala mobile. Esso porta la luce anche nella grande hall “sommersa”, sotto quindi il livello zero. Al suo interno c’è l’istallazione di un altro artista statunitense, Robert Wilson, che ha appunto realizzato questo sistema luminoso che si chiama “relative light” e sono oltre cento led programmati come se fossero delle armonie luminose con toni marini.

I mosaici presenti nel livello “Blu” della stazione sono stati realizzati materialmente da artigiani italiani, in particolare Costantino Aureliano Buccolieri che è un importante esponente della scuola romano-bizantino (stile ravennate) del mosaico.

Mosaico

Dopo aver sceso la scala mobile si passa all’intervento dell’ospite: Gianfranca De Rosa, ricercatrice dell’Università Federico II e dell’ INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Dopo essersi presentata ci viene distribuito un opuscoletto informativo a colori, ed la ricercatrice è pronta a spiegarci tutto ciò che riguarda il “misterioso oggetto” presente nella stazione.

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“La mia specializzazione è lo studio delle particelle cosmiche, le particelle che arrivano dall’ universo con tutte le informazioni che ci portano. Qualche anno fa con alcuni colleghi abbiamo avuto un’idea un po’ fantasiosa che è stata quella di realizzare un oggetto che noi utilizziamo quotidianamente nelle nostre attività di ricerca da esporre al pubblico e da esporre in questa stazione. Perché in questa stazione? Questa stazione attraversa la terra e il livello del mare, ed ha un occhio al cielo. Noi abbiamo pensato quindi ad uno sguardo all’ universo. Guardiamo l’universo per cercare di capire, attraverso i “messaggeri” che vengono dall’ universo, tutto quello che non conosciamo dell’universo come della nostra stessa terra. Noi siamo attraversati quotidianamente da una pioggia di particelle che vengono dal cosmo, queste particelle vengono generate fondamentalmente nelle interazioni che si hanno nelle stelle. Quando arrivano sulla terra, immaginate queste particelle come delle palline grandi, impattano sulla nostra atmosfera, e come una pallina di vetro quando cade sul pavimento si frantuma in mille pezzi così succede anche ai nuclei che vengono dai raggi cosmici. Quindi queste palline si frammentano creando frammenti più piccoli che arrivano fino a noi. Quello che arriva fino a noi sono composizioni di nuove particelle che sono chiamate “Muoni”.

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Quello che noi vediamo per lo più con questo oggetto sono appunto questi Muoni ed hanno delle caratteristiche interessanti: sono particelle “cugine” dell’elettrone, molto simili ad esso ma con una massa più grande. Ed hanno una traiettoria molto precisa. Quello che noi facciamo come ricerca è studiare le particelle che arrivano dal cosmo in vari modi. Le studiamo utilizzando dei rivelatori che cercano di ricostruire proprio tutta la pioggia che viene creata dalle particelle. Questo ci permette di studiare particelle con energia elevatissima. Per fare questo noi dobbiamo essere schermati da queste particelle che arrivano invece normalmente sulla terra. Ad esempio è in corso di istallazione un apparato sperimentale nel Mar Mediterraneo a tremilacinquecento metri di profondità, perché ha l’obiettivo di studiare delle particelle particolari che si chiamano Neutrini, che anche vengono dal cosmo, e questo rivelatore osserverebbe queste particelle che vengono dal lato opposto della terra; quindi utilizzare tutta la massa della terra per ridurre quelli che sono i raggi cosmici primari.

Opuscolo
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Noi non consociamo quasi nulla del nostro universo, esso ha un sacco di lati oscuri, noi consociamo solo il 27% di quello che compone il nostro universo. Questa parte che non conosciamo viene chiamata “Materia Oscura” ed “Energia Oscura”. Abbiamo dei modelli teorici, ma i nostri studi servono a capire se sono realistici. Lo studio dei Neurtini, che provengono dalle stelle, ad esempio può portarci informazioni su come sia stata genere rata l’asimmetria “Materia/Antimateria”. Se il nostro modello di origine dell’Universo è corretto, il cosiddetto Big Bang, la materia e l’antimateria dovrebbero essere nella stessa quantità. Il Neutrino è molto sfuggente e difficile da rilevare, e potrebbe aiutarci a capire se quello che crediamo sia successo sia davvero accaduto.

Questo rilevatore è molto simile a quello che usiamo nei nostri laboratori. La luce viene raccolta con dei rivelatori “fotosensori” basati sulla tecnologia del silicio, e riusciamo a ricevere l’informazione della particella che l’ha attraversato”.

Oggi 30 marzo, è prevista la seconda lezione con Marco Izzolino, storico dell’arte e curatore. Guiderà i partecipanti in un focus sull’ Arte Povera nelle stazioni Vanvitelli e Dante.

Roberta Bonetti

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