Negli USA non è mai stato semplice essere di sinistra

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Bernie Sanders, USA

Uno spettro si aggira per gli Stati Uniti, lo spettro del Socialismo. Chi lo avrebbe mai detto? Il paese più capitalista e meno a sinistra del mondo sta scoprendo l’ideologia del socialismo e soprattutto della vera sinistra. Perché, diciamolo, la vera sinistra negli Stati Uniti non è quella del Partito Democratico statunitense, che insieme al Partito Repubblicano è di natura capitalista e liberista. Stiamo assistendo alla campagna elettorale per le primarie del Partito Democratico statunitense e il senatore socialista del Vermont, Bernie Sanders, sta riscuotendo molto successo, specie tra i giovani grazie alle sue politiche basate sui diritti sociali, come la sanità e l’istruzione pubblica, un mistero per molte famiglie statunitensi.

Eppure si sa, essere di sinistra negli Stati Uniti non è mai stato facile. Durante il primo dopoguerra, a causa del periodo della Paura Rossa, il CPUSA (Partito Comunista degli Stati Uniti d’America) ha agito in piena clandestinità a causa degli attacchi da parte dei governi federali e dell’FBI. In questo clima di paura e tensione, il CPUSA è comunque riuscito ad agire in clandestinità e a mantenere i contatti con il PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica). Emergendo dall’illegalità, il partito decise di cambiare il nome temporaneamente in Partito dei lavoratori d’America, mantenendo, tuttavia, una schiera di militanti che agivano in segreto, il cosiddetto apparato comunista segreto.

Nel 1947, il partito assistette a una nuova persecuzione. Truman, introducendo l’atto di fedeltà, costrinse i lavoratori federali a dichiarare di non essere comunisti, rafforzando l’idea nell’opinione pubblica che i comunisti non dovessero avere lavoro né nel pubblico, né nel settore privato. Alcuni militanti del partito furono costretti, sotto minaccia, a elencare i nomi dei compagni e anche nel mondo dello spettacolo furono allontanati alcuni personaggi con questa accusa. Insomma, preferire un sistema socialista a un sistema capitalista, negli USA, era un reato.

Il culmine dell’odio anti-comunista si è avuto in pieno Maccartismo, quando la coppia dei Rosenberg fu condannata alla sedia elettrica con l’accusa di spionaggio a favore dell’Unione Sovietica. Nixon e McCarthy denunciarono la presenza di presunti comunisti nella pubblica amministrazione, nell’esercito e addirittura nel gabinetto di Truman. Diverse associazioni dovettero dichiarare pubblicamente di essere anti-comuniste e nel 1954, con l’emanazione del Communist Control Act, il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America fu sciolto.

Ora il CPUSA esiste ancora, ma sostiene i Dem in quanto “male minore” nonostante consideri il Partito della stessa matrice capitalista di quello Repubblicano. Il partito ha visto militare tra le sue file l’attivista per i diritti delle donne e degli afroamericani Angela Davis.

Il clima di tensione del maccartismo è molto meno forte rispetto al passato, ma la paura dei comunisti esiste ancora e durante le presidenziali del 2008 ne abbiamo avuto la prova: durante la campagna elettorale all’ultimo colpo tra Obama e McCain, quest’ultimo ha dato ad Obama del socialista a causa del programma un po’ troppo progressista di Barack. Questo dovrebbe dirla tutta, perché di socialista Obama ha poco e niente. Tuttavia, dopo questa “accusa”, Obama ha avuto un apprezzamento maggiore nei sondaggi rispetto al candidato repubblicano, specie tra la fascia dei più giovani. Infatti, spinti dalla curiosità, c’è chi ha iniziato davvero a informarsi sul socialismo e non avendo vissuto gli anni della Guerra Fredda con annessa propaganda, non è stato condizionato dal vero e proprio lavaggio del cervello a cui sono state sottoposte le generazioni precedenti e ha trovato in questa ideologia una vera e propria alternativa al capitalismo.

Ora il socialismo non è più un tabù (o almeno non lo è come un tempo) negli USA e lo dimostra un sondaggio del 2011 dove il 50% degli americani vedeva lati positivi in esso.

Era il 2013 quando nel consiglio comunale di Seattle veniva eletta Kshama Sawant, una indiana cresciuta negli USA rappresentante del partito “Alternativa socialista” che urlava in piazza a sostegno degli scioperi, della statalizzazione delle aziende dirette da tutti i dipendenti in maniera democratica, a favore di un reddito minimo, della sanità pubblica e rimproverando i due partiti maggiori come “zerbini delle corporations”.

Insomma, dopo anni di propaganda e capitalismo, gli statunitensi stanno scoprendo la vera sinistra in un mondo dove l’1% degli abitanti detiene più della metà delle ricchezze rispetto al restante 99%, ed è in Bernie Sanders che hanno rivisto questa alternativa. La battaglia contro la Clinton non è ancora finita e la speranza non è mai l’ultima a morire. Perché anche questo, sperare fino all’ultimo, alla fine, è comunque un qualcosa di sinistra.

Jacopo Sabato

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