A caccia di talenti: Keita Baldé Diao

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Keita Baldé

Allenarsi alla Masia è probabilmente la miglior cosa che possa capitare ad un giovane calciatore e la lista di talenti che il Barcellona ha sfornato, e continua a sfornare ogni anno, è la dimostrazione. Capita però che, anche nel miglior settore giovanile d’Europa, si commettano errori di valutazione, come nel caso di Mauro Icardi o del protagonista della nostra storia: Keita Baldé Diao.

Chiarimento: Keita non è mai stato scartato dalle giovanili blaugrana, perché la concorrenza era tecnicamente superiore a lui. Nel 2010, durante un torneo giovanile in Qatar, il 15enne Keita fece uno scherzo ad un compagno di squadra, infilando del ghiaccio nel suo letto. La dirigenza però ritenne il fatto talmente grave che decise di spedire per un anno il ragazzo in prestito ad una squadra affiliata: l’UE Cornellà. Dopo 6 anni passati con la maglia dei catalani, il nativo di Arbucies lasciò quindi la Masia per via di uno scherzo.

Keita Balde
Keita Baldé, negli anni al Barcellona

Nel settore allievi del Cornellà, il classe ’95 mise in luce tutte le sue qualità, segnando la bellezza di 47 reti, nella stagione 2010-2011. Ovviamente, in quel di Barcellona, erano tutti pronti a perdonare e riaccogliere uno dei migliori talenti della Juvenil (a detta di chi lo ha visto nel periodo blaugrana, convinceva molto più di ragazzi come Sandro Ramirez, che oggi giocano tra i grandi). I prestiti dei primavera in Spagna però non funzionano come qui: si concede un’opzione di rifirma, nel caso in cui si volesse tornare alla base, e Keita decide di non firmare, deluso dal comportamento della squadra nei suoi confronti.

Il suo agente, Nunzio Marchione, decide di proporre il ragazzo a Igli Tare, DS della Lazio, che inizia quindi a trattare l’affare con la sua famiglia. Lo stesso Tare, interrogato da un tifoso sul ragazzo, rispose semplicemente con due parole: “Tanta roba“. L’affare si chiude in tempi brevi, con i biancocelesti che versano 300mila euro al Barcellona, ma la burocrazia spagnola è lenta nel concedere il passaporto comunitario al giocatore (Keita è nato in Spagna, ma da genitori senegalesi). La Lazio però non ha più intenzione di aspettare e decide quindi di occupare la casella di extracomunitario per lui, inizialmente destinata al difensore brasiliano Breno (che mai vedrà l’Olimpico, per via della condanna per incendio doloso).

Keita inizia dapprima a mettersi in luce nella Wojtyla Cup, dove guida la Lazio alla vittoria con 6 reti in 4 presenze, poi nella stagione 2012-2013 con la Primavera biancoceleste. Il giovane senegalese mostra tutte le sue qualità sia nel Torneo di Viareggio, con due doppiette a Stella Rossa e Juve Stabia, sia nel campionato primavera, con 7 gol e soprattutto la vittoria della finale scudetto, contro l’Atalanta. Le sue prestazioni non sfuggono nemmeno agli occhi di Vladimir Petkovic, allenatore della prima squadra, che decide di convocarlo in occasione della trasferta contro il Torino.

L’allenatore svizzero inizia a credere sempre di più nelle qualità di Keita e decide di inserirlo definitivamente in prima squadra, facendolo esordire, all’età di 18 anni, prima in campionato contro il Chievo, poi da titolare in Europa League, nella sfida casalinga contro il Legia Varsavia, in cui risulterà decisivo con un assist per il gol vittoria di Hernanes. Il primo gol in Serie A arriverà nel pareggio in trasferta contro il Parma, ne seguiranno altri contro Napoli, Chievo, Cagliari e Verona, ai quali si aggiunge quello in Europa contro il Ludogorets, che però non salvò la Lazio dall’eliminazione. Keita chiude il campionato con 35 presenze, 6 gol e 9 assist, risultando decisivo sia da titolare che da subentrante.

La stagione successiva, con Pioli allenatore, il giovane senegalese perde progressivamente minuti, anche a causa dell’esplosione di Felipe Anderson. La Lazio si qualificherà per i preliminari di Champions League, ma Keita troverà il gol in campionato solo nel 4-0 al Parma, alla 33esima giornata e saranno solamente 6 le presenze da titolare in Serie A, 10 in totale, contando anche la Coppa Italia.

Il 2015/2016 racconta ancora di un Keita spesso in panchina, ma maggiormente coinvolto, nella negativa stagione biancoceleste. Dopo il gol decisivo nel preliminare d’andata contro il Leverkusen e la titolarità nelle prime 4 di campionato (in cui sforna due assist), il minutaggio del numero 14 inizia ad essere altalenante ma il suo rendimento continua ad essere ad altissimo livello: Un gol al Frosinone e 4 assist nelle prime 8 giornate. Alcuni problemi al ginocchio lo limitano fino a dicembre. Torna al gol nella vittoriosa trasferta con la Fiorentina, segnerà ancora a Chievo ed Hellas. In generale dà per lunghi tratti la sensazione di essere l’unica nota positiva della stagione. Arriverà anche la chiamata dalla Nazionale Senegalese, con la quale esordisce contro il Niger, ma solo da subentrante.

Trequartista, ala destra e sinistra, prima e seconda punta: qualunque sia la posizione, Keita riesce sempre ad essere un fattore importante quando gioca, grazie alla sua abilità nel dribbling e alla sua velocità. Il suo agente lo ha definito “Il talento più puro che ci sia in Europa“. Destro naturale, anche se non è raro vederlo usare l’altro piede, veste spesso i panni dell’uomo-assist (12 in nemmeno 3 stagioni di Serie A), anche se vede bene la porta (sono 31 i gol in tutte le competizioni, da quando è in Italia). Negli anni ha dimostrato di poter cambiare il risultato, entrando a partita in corso, anche se questo tipo di utilizzo gli fa mancare un po’ di continuità.

Nonostante i complimenti, ha sempre tenuto la testa sulle spalle, dimostrando grande maturità e spirito di sacrificio, elogiando spesso e volentieri il “rivale” Anderson e difendendo dai cori razzisti il napoletano Koulibaly dai suoi stessi tifosi. Un giorno sogna di tornare al Barcellona, ma per ora la Lazio ed i laziali coccolano questo patrimonio, scappato dalla Masia per diventare grande con le aquile biancocelesti.

Andrea Esposito

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