Scudetto: perché il Napoli sta fallendo?

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Domenica, probabilmente, abbiamo assistito alla prestazione più incolore del Napoli da quando lotta per lo scudetto. Sì, erano arrivate sconfitte e pareggi, ma sempre con prestazioni esaltanti che avevano l’unico neo nella finalizzazione eccezion fatta per il citato match di domenica e il primo tempo a Firenze.
Oggi appare troppo facile contestare, però se è vero che dire alcune cose mentre si è nel vivo della lotta (-3 punti dalla capolista) può destabilizzare l’ambiente, lo è forse anche il fatto che dirlo a “meno sei punti” potrebbe motivare la squadra. Insomma, prima o poi la carta stampata e quella digitale dovranno pur parlare delle pecche di questo Napoli perché non si può che crescere tramite una critica costruttiva.

Ma veniamo ai punti che hanno complicato, fino a renderla quasi impossibile a sette giornate dalla fine, la corsa scudetto:

1. Allenatore. Come ovvio, la figura più discussa dai media locali partenopei. Criticatissimo all’inizio, osannato nel mezzo e caduto in disgrazia nelle ultime ore, ha plasmato il Napoli con il miglior calcio italiano, ma le sue pecche rappresentano “un meno sei” in una corsa all’ultimo respiro con una Juventus così stratosferica. Gran parte della stampa nazionale ha bollato il mister toscano come una persona “chiusa nel suo credo tattico”, ma è difficile crederlo dopo la rinuncia al suo collaudatissimo “4-3-1-2” in nome di un più adatto “4-3-3”, rilanciando il nostro capitano a livelli di prestazioni sconosciuti nelle due stagioni precedenti. Di questo gli va dato atto perché Benitez non avrebbe mai apportato una modifica simile tanto quanto non capiamo perché l’allenatore abbia insistito sempre sugli stessi calciatori, anche quando visibilmente stanchi. Sicuramente, dopo l’uscita dall’Europa League e con una corsa scudetto così serrata, era inevitabile far giocare sempre i migliori, ma vedere Insigne, Jorginho, Koulibaly e Ghoulam così stanchi e non sostituiti ha fatto davvero male. Se Valdifiori e Strinic non sono all’altezza dei titolari, Chiriches e Mertens difficilmente hanno steccato le loro prestazioni, per non parlare di El Kaddouri che pure non ha mai giocato nel ruolo prediletto di centrocampista a dispetto del deficit partenopeo in mediana (David Lopez e Valdifiori sono gli unici sostituti). Ricordando che è difficile non far giocare Higuain quando è così in forma, è complicato giustificare il poco spazio concesso a Gabbiadini; un calciatore che aveva tanto mercato ad agosto e che oggi gode di una valutazione inferiore perché utilizzato poco ed in un ruolo non suo (Callejon ed Insigne sono stati sempre sostituiti da Mertens o El Kaddouri). Se queste scelte fino a ieri erano l’arma del mister toscano, oggi potrebbero essere un vero e proprio boomerang;

2. Calciomercato. Proprio stando all’ultimo aspetto, è ovvio che in sede di calciomercato si doveva operare selezionando i giocatori adatti al tecnico toscano, mentre il Napoli ha deciso di non rinforzarsi a gennaio in piena corsa scudetto. Molti, infatti, non conoscono i volti di Regini o Grassi perché non hanno mai giocato con la casacca azzurra nemmeno per un minuto, eppure a gennaio già eravamo in lizza per il primo posto ma, come ogni anno, il nostro presidente ha voluto affidarsi al caso o fare affari che si sarebbero rivelati plusvalenze (vedi Ruiz), giocatori affidabili (vedi Dossena) o pacchi (vedi Vargas) durante il campionato successivo. Se il valore aggiunto di questa squadra, con tutti i suoi umani errori, è stato l’allenatore, il valore “sottratto” è stato sicuramente la mancata capacità di rinforzarsi per essere competitivi fino all’ultimo (soprattutto a centrocampo dove mancavano riserve all’altezza).

3. Alibi/arbitri. L’assonanza fra queste due parole è significativa perché l’arbitraggio è sempre l’alibi di chi perde (basti ricordare le osannate parole di Guardiola) e la cantilena “La Juventus vince perché compra gli arbitri”, dopo un po’, annoia. Tutti i media, ad esempio, hanno tenuto a sottolineare che Bonucci non è stato espulso per le proteste con Rizzoli mentre Higuain sì. Un errore non ne giustifica un altro ed il centravanti azzurro andava espulso proprio come Koulibaly, autore di una prestazione deludente, che è stato graziato, dall’assistente più che dall’arbitro, per il fallo su Duvan Zapata che gli sarebbe costato il secondo giallo e l’espulsione. Gli unici dubbi restano sul secondo rigore concesso all’Udinese ma, come la discussione sull’orario delle gare di bianconeri e partenopei, potrebbe risultare più una giustificazione alla deludente prestazione che un modo per motivare la squadra. (Suggeriamo di leggere anche questo blog dell’ex arbitro, con 15 presenze in A, Luca Marelli in merito).

4. Comunicazione. Tornando al discorso iniziale sui giornalisti, probabilmente la SSC Napoli ha avuto rapporti abbastanza improduttivi con stampa e organizzazioni calcistiche. Ricordiamo tutti, infatti, il “Platini, se non ci vuoi in Europa, diccelo! del presidente De Laurentiis fino ad arrivare alla scelta, a dispetto delle clausole contrattuali, di non rilasciare più interviste a Mediaset Premium. Scelte discutibili perché, se in Europa ci fosse la cupola prospettata dal presidente azzurro (difatti Platini è indagato per motivi totalmente diversi rispetto a quelli presunti dal patron del Napoli), probabilmente ci avrebbe penalizzato un’uscita del genere. Il “caso Higuain”, invece, è stato gestito male perché, prima è stato creato in casa azzurra (tutti ricordano il tweet “Higuain è un po’ appesantito” del presidente) e, dulcis in fundo, mentre si lotta per lo scudetto, si consente al calciatore simbolo della squadra, di poter essere messo in dubbio non concedendogli l’immediato rinnovo. Come se non bastasse questo errore macroscopico, assieme all’insicurezza su Sarri per l’anno venturo, la società ha dato visibilità mediatica a Bargiggia che azzecca una notizia di mercato spesso per congiunzione astrale, facendo montare un caso piuttosto che emettere un comunicato stampa di secca smentita sull’accaduto o, ancor meglio, ignorando del tutto la notizia per farla passare in secondo piano. Tutte ipotesi che professionisti esperti come Baldari e i responsabili della comunicazione del Napoli conoscono molto meglio di chiunque altri, eppure l’errore è stato commesso.

Comunque vada e chiunque vinca il campionato, è abbastanza pacifico sottolineare che il Napoli gode del migliore calcio di Serie A, che il suo valore aggiunto è stato rappresentato da un mister probabilmente inesperto (vedansi caso Mancini e discussione su orari partite), ma degno di una grande squadra e che vincerà probabilmente il club più forte sulla carta, a cui vanno fatti i complimenti dacché non se ne può più di sentir dire “Tutti i non juventini sono rosiconi perché non vincono nulla da cinque anni”.

Ferdinando Paciolla

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