Virginia Woolf e l’amore per la penna

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virginia woolf

L’appuntamento con la nostra rubrica “Lettere in soffitta”, prevede oggi l’analisi e l’introspezione di una delle donne e delle scrittrici più affascinanti e avvincenti del secolo scorso: Virginia Woolf.

“Quando scrivo non sono che una sensibilità. A volte mi piace essere Virginia, ma solo quando sono sparsa, varia e gregaria.”

Diario di una scrittrice, 22 agosto 1922)

Nata a Londra nel 1882 dal critico letterario inglese sir. Leslie Stephen e dall’indiana modella Julia Prinsep Jackson, la Woolf insieme ai suoi fratelli, crebbe per volere del padre, in un ambiente culturale prevalentemente umanistico: infatti, la dimora era frequentata dai protagonisti più vistosi dell’epoca.

Come prescriveva la legge vittoriana, a Virginia Woolf non fu concesso di frequentare alcun istituto di istruzione, in quanto donna: riceveva dalla madre lezioni di francese e latino, e intanto divorava i libri della biblioteca paterna.

Ma nel 1895, appena tredicenne, la scrittrice viene colpita dal lutto della madre: questo episodio, seguito poi dalla morte della sorellastra e da quella del padre ne 1904, causò in lei i primi sintomi di disturbo psichico. Così decise con la sorella di trasferirsi a Bloomsbury, e diede vita al primo circolo letterario della città, il Bloomsbury Group: entrò in contatto con molti intellettuali e sposò Leonard Woolf, un teorico della politica del tempo. Il Bloomsbury Group ebbe un’intensa attività, che caratterizzò la scena letteraria inglese per oltre trent’anni: fu proprio in questo clima di fervore letterario che Virginia Woolf cominciò a dare ripetizioni serali alle operaie della periferia; si avvicinò ai movimenti delle suffragette e intrattenne delle relazioni amorose con alcune donne.

bloomsbury group
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Intanto, nel 1917, in seguito ad altre crisi nervose e ad un tentato suicidio, decise insieme al marito Leonard di fondare una casa editrice, la Hogarth Press, che pubblicò gli autori più in dell’epoca tra cui Freud, Svevo, Joyce e la stessa Woolf: fu, appunto, in questi anni che la scrittrice inglese si dedicò alla stesura dei suoi capolavori,tra cui “Gita al faro”, “Mrs Dalloway”, “Una stanza tutta per sé”. 

Ma le sue crisi diventavano oramai sempre più violente ed erano all’ordine del giorno: così il 28 marzo 1941, si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ouse, che era nei pressi di casa sua. Lasciò al marito una lettera davvero toccante.

Nonostante le sue crisi di ansia e i suoi disturbi psichici, Virginia Woolf ha decisamente dato un valore esemplare alla scrittura: la sua propensione letteraria, la sua sensibilità e la sua notevole intelligenza hanno reso i suoi romanzi dei veri e propri capolavori. La scrittura per lei era allo stesso tempo vita e morte: la voglia di scrivere era sempre presente in lei, ma allo stesso tempo il giudizio prima di tutto del marito Leonard e poi degli altri, le causava paure ed ansie.

Una delle tecniche più usate dalla Woolf è il flusso di coscienza: the streem of consciousness è la libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, prima ancora di essere riorganizzati in frasi. La scrittrice inglese fa ampio uso del monologo interiore: in “Mrs Dalloway” vengono presentati sulla scena una serie di personaggi che nel corso di un’unica giornata vengono resi protagonisti della storia. Infatti, attraverso i moments of being, viene privilegiato il tempo interiore che è ben diverso da quello lineare e cronologico. Virginia Woolf è interessata a mostrare le impressioni dei personaggi nella loro piena soggettività: ella stessa si immedesima in ogni singolo personaggio, parla attraverso le loro menti e i loro pensieri, mostrando al lettore i loro sentimenti e le loro stesse sensazioni. mrs-dalloway

“Fu costretta a rompere con lui o si sarebbero distrutti a vicenda, sarebbe stata una catastrofe, ne era convinta, anche se poi per anni s’era portata dentro il dolore, l’angoscia, come una freccia conficcata nel cuore.”

VIRGINIA WOOLF – LA SIGNORA DALLOWAY

Ma questa scrittrice, a differenza di quanto si voglia credere, ha avuto una sua personalità ben definita: in primis ha combattuto e oltrepassato i limiti che la società dell’epoca imponeva alle donne. Nonostante non avesse frequentato l’università, respirò a pieni polmoni la vera cultura e si adoperò affinché tutte le donne potessero conoscere la bellezza della cultura e del confronto con l’altro sesso.

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. [..] Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto…”

Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

una stanza tutta per sè
una stanza tutta per sè

Arianna Spezzaferro

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