Salvador Dalì, l’arte dell’esuberanza

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Salvador Dalì
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Esiste il tempo? E se esiste, come lo si concepisce e che valore assume?
Il tempo è ciò che scorre meccanicamente, assoggettato dall’ordine monocorde del trascorrere di un’ora, di un minuto o è un’onnipotente e sconfinata dimensione lirica, scevra di equilibrio atarassico, di armonia asettica e grigia? Uno spazio in cui il carattere logico e razionale della realtà si dissolve del tutto, e tutto diviene preda del sogno, del pensiero relativo, delle iperboliche e istrioniche sfaccettature dell’anima o semplicemente il consueto susseguirsi di 60 secondi che compongono un minuto, di 60 minuti che, insieme, convenzionalmente chiamiamo ora? “La persistenza della memoria” di Salvador Dalì assolve al compito di scardinare il tempo dalla struttura sterile e infeconda assegnatagli dal silenzioso ticchettio di una lancetta d’orologio. Trionfa impunemente la megalomania della fantasia e soprattutto della memoria. Il tempo non sottosta alle ferree e rigidissime regole meccaniche imposte dagli uomini con il vano tentativo di assestare la propria vita, al contrario si ribella, si liquefa e si scioglie nella culla della relatività, tra le briglie di una profondissima irrazionalità, tratto caratterizzante dell’arte surrealista del pittore spagnolo.

Salvador Dalì
“La persistenza della memoria”, Salvador Dalì

“L’unica cosa di cui il mondo non avrà mai abbastanza è l’esagerazione.”

Ed è proprio l’esagerazione, il culto dell’eccesso, il trasfondere qualsiasi esperienza nella prospettiva dell’inconscio, dell’insensatezza scomposta e sublime, dell’assurdità astrusa che hanno reso Salvador Dalì il maggior esponente del movimento surrealista, al punto tale che l’artista fu costretto ad abbandonare la compagnia di pittori, a cui faceva capo André Breton.
Virtuosismi stilistici e forme dalla tecnica eccessiva, quasi aberrante erano i pilastri attorno a quali si intesseva la trama fitta e frastornata dell’arte del subconscio, del suo
«Metodo paranoico-critico. Da più di trent’anni l’ho inventato e lo applico con successo, benché non sappia ancora in cosa consista. Grosso modo, si tratterebbe della sistemazione più rigorosa dei fenomeni e dei materiali più deliranti, con l’intenzione di rendere tangibilmente creative le mie idee più ossessivamente pericolose. Questo metodo funziona soltanto alla condizione di possedere un dolce motore d’origine divina, un nucleo vivo, una Gala. E ce n’è soltanto una.»
C’era soltanto una Gala, Gala Deluvina Diakonoff, amante e musa ispiratrice dell’artista spagnolo, perno attorno al quale ruotava uno degli elementi più significativi delle opere di Salvador Dalì: la libido dai toni conturbanti e smodatamente sensuali, come si può denotare anche dal quadro “Il grande masturbatore”, in cui molteplici sono i simboli di natura sessuale, e dipinto proprio nel periodo in cui egli conobbe la donna della sua vita.
Salvador Dalì
“Il grande masturbatore”, Salvador Dalì
E proprio Gala, figura imperante nell’immaginario di Salvador Dalì, è protagonista anche dell’opera “Sogno causato dal volo di un’Ape attorno ad una melagrana, un attimo prima del risveglio”, in cui è raffigurata una donna nuda nell’atto di esser punta da una baionetta sostenuta da una delle due tigri che fuoriescono dal pesce che, a sua volta, è generato da una melagrana. Il dipinto, effigiato nel periodo della seconda guerra mondiale, è il ritratto della violenza traboccante di quegli anni e l’elefante che appare dietro, probabilmente ispirato all’obelisco della Minerva del Bernini, simboleggia l’enfatica leggerezza della speranza.
Salvador Dalì
“Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio”, Salvador Dalì
Questa l’arte parossistica, esasperata, sproporzionata, smodata e penetrante del pittore spagnolo. Del resto:
“Ogni mattina mi sveglio e, guardandomi allo specchio, provo sempre lo stesso ed immenso piacere: quello di essere Salvador Dalì.”
Clara Letizia Riccio

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