Sassuolo, realtà del pallone nostrano

Gli emiliani esempio da seguire per tutti. Dalla C alla Serie A sognando l'Europa: la favola di questa società ha il sapore dell'impresa.

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Se c’è una squadra che sicuramente sta facendo parlare di sé, questa è il Sassuolo, che nel giro di pochi anni, da meteora sulla quale nessuno avrebbe scommesso un euro, è diventata una di quelle formazioni capaci di giocare bene contro chiunque e soprattutto di mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Programmazione, visione prospettica, e investimenti roboanti sui giovani sono solo alcuni dei segreti della società romagnola. Ma ripercorriamo la storia che dalla C2 ha portato i neroverdi fin qui.

Nella stagione 2004/2005 il patron Giorgio Squinzi decise di dar finalmente l’assalto alle categorie superiori, affidando la squadra ad uomini di esperienza per le stesse. Sfiorata solo quell’anno, la tanto agognata promozione in C1 arrivò nella stagione successiva (2005/2006), dove il Sassuolo batté in finale la Sansovino. Acquisita la promozione, le ambizioni aumentarono sempre più, e grazie ad interventi mirati sia sulla rosa che in società, il doppio salto di categoria in quattro stagioni fu completato. Infatti,  con Massimiliano Allegri  in panchina, gli emiliani riuscirono ad ottenere nella stagione 2007/2008 la certezza della Serie B, togliendosi anche lo sfizio di centrare la conquista della Supercoppa di Lega. I primi anni tra i cadetti furono di transizione fino alla stagione 2011/2012, dove i romagnoli raggiunsero il terzo posto in classifica a quota 80 punti, ma nei successivi playoff venero eliminati dalla Sampdoria. La svolta si ebbe nella stagione successiva: la squadra venne affidata a mister Eusebio Di Francesco, che con una grande cavalcata, riuscì finalmente a portare il Sassuolo alla tanto attesa e sognata promozione in Serie A. L’esordio nella massima serie non fu dei migliori (rappresentò davvero un brutto colpo la sconfitta in casa con l’Inter per 0-7), ma dopo lo scotto pagato, i romagnoli riuscirono a conquistare dapprima la salvezza nell’anno del debutto, poi un tranquillo dodicesimo posto in quello successivo.

Ma il punto più alto della sua storia, il Sassuolo lo ha raggiunto proprio nella stagione in corso: dopo una serie di prestazioni da incorniciare, e dopo essersi guadagnata l’appellativo di “ammazzagrandi” , la formazione di Di Francesco  ora è ad un punto dal Milan e da quel sogno chiamato Europa League. A sette giornate dal termine del campionato il sesto posto non è un’utopia, e i romagnoli proveranno a sottrarre l’accesso alla competizione internazionale ai rossoneri. La favola di questa piccola, grande squadra sta donando lustro al nostro calcio, non solo per le ottime prestazioni sciorinate, ma soprattutto perché  sta avendo il coraggio di credere nelle potenzialità dei giovani italiani (Sansone, Berardi, Politano, Falcinelli, Consigli, Acerbi) nei quali sempre più poche formazioni stanno investendo. Forse uno stadio in città, senza esser costretti ad emigrare in quel di Reggio Emilia, darebbe ancor più vigore alla crescita della società, ma questa è un’altra questione.

Indipendentemente dall’esito di questa stagione, resta comunque la conferma che i neroverdi sono tra le più belle realtà del calcio nostrano. Solo chi ha toccato i punti più bassi può ambire a raggiungere le mete più alte: ed il Sassuolo è la prova lampante di ciò.

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