Monti alla Federico II: internazionalizzazione via d’uscita dalla crisi

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Ieri si è tenuto un seminario presso la sede di Monte Sant’Angelo della Federico II in presenza del Presidente dell’agenzia pubblica Ice (Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero), Riccardo Maria Monti (clicca qui), il quale ha trattato sì di imprese internazionali, ma anche delle prospettive future per i giovani studenti dell’Ateneo.

L’incontro si è aperto, difatti, con una descrizione del suo background e della chiamata dell’ex Presidente del Consiglio, Mario Monti non sussiste parentela fra i due, ndr , il quale gli chiese se fosse interessato nonostante il compenso non fosse eccelso ed il nostro ospite accettò volentieri l’incarico.
Da allora, il mandato del presidente Ice è quasi volto al termine, mancando un mese alla scadenza, ma ha tenuto a chiarire i risultati raggiunti e l’appeal di cui gode tuttora il “made in Italy” all’estero.

Monti ha precisato «La nostra funzione è soprattutto di network perché l’internazionalizzazione è l’unica via d’uscita dalla crisi. In questi anni, vista la debolezza del mercato interno, ha subito l’andamento economico negativo soprattutto chi era concentrato sui mercati locali».

I prodotti del Belpaese sono stati definiti, infatti, come dotati di un valore aggiunto intrinseco, vista la voglia degli Stati Uniti e di molti paesi nel mondo di “sentirsi italiani”. Volontà dimostrata dal fatto che gli aggettivi che gli statunitensi associano ai prodotti nostrani sono: durevoli, “cool” e qualitativamente superiori; desiderio di “italianità” che appare lampante se si considera che il primo prodotto più desiderato all’estero era un sugo pronto italiano.

Un esempio che ha destato l’interesse della platea è stato sicuramente quello sulla discussione avuta con l’allora segretario di stato, Hillary Clinton. Mentre il presidente Monti parlava dei prodotti italiani e dell’anno della cultura, il candidato democratico alle primarie disse «Per noi, è sempre l’anno della cultura italiana. Amiamo il vostro paese e la vostra cultura», come a dire “È inutile elogiare le qualità dei vostri prodotti perché già le apprezziamo di nostro.

Il discorso è proseguito concentrandosi sull’appeal che, invece, ha l’Italia sugli investimenti esteri di cui Monti ha detto «I cinesi sono in surplus di capacità produttiva ed hanno riserve di valuta che potrebbero far collassare il loro sistema, quindi investono all’estero ed amano il nostro paese.  Vedrete che i loro investimenti qui si moltiplicheranno». Poi ha aggiunto «Lo stesso vale anche per chi vuole diversificare. Ho lavorato in Turchia e, dopo aver investito in Azerbaijan, Singapore ed altri paesi in via di sviluppo, la destinazione degli investimenti è spesso l’Italia». Il dottore, laureato presso l’Ateneo federiciano, ha chiosato «Pensate che io avrò incontrato 50 dei primi centro uomini più ricchi al mondo e moltissimi capi di Stato, fra cui Putin ed Obama, e tutti hanno espresso il loro gradimento ad impiegare capitali in Italia e sui prodotti italiani».

Infine si è discusso del mercato del lavoro e Monti ha chiarito «Ragazzi, voi dovete essere orgogliosi di essere italiani. Noi abbiamo assunto studenti della Federico II e soprattutto noi meridionali abbiamo una marcia in più perché viviamo con l’arte di arrangiarci», chiosando «Abbiamo quella cattiveria in più, quella voglia, quella caparbietà, in poche parole quella cazzimma che altri non posseggono».

Proprio riguardo all’internazionallizzazione, il dottore ha tenuto a precisare che il TTIP potrebbe rivelarsi una vera e propria manna dal cielo «perché non bisogna considerare che l’impresa italiana dovrà competere con il colosso americano, ma che il piccolo produttore di salami, cilentano magari, avrà l’opportunità di aprirsi al mercato estero». Per dare forza al suo discorso ha chiosato «Sapete quante ricerche sono state fatte sull’utilità del TTIP? Ve lo dico io: dieci. E sapete secondo quante di queste dieci l’Italia ne trarrebbe un vantaggio? Dieci. E, con noi, ne beneficerebbe l’Ue intera».

La fine dell’intervento è stata aperta alle domande. Le più interessanti sono state due:

1. Ci sono leggi all’estero per la tutela dei nostri marchi?
2. Com’è visto all’estero il mondo delle cooperative italiano?

Alla prima domanda, Monti ha risposto «Sì. Fino a qualche anno fa molti canadesi compravano il prosciutto crudo di Parma fatto da un’impresa americana, ma da oggi si è stabilito che i due marchi convivranno sui mercati in cui già operano entrambi e che non si potrà creare il marchio “Robiola”, ad esempio, perché già esiste in Europa».

Sulle cooperative, invece, ha precisato «Il mondo delle cooperative all’estero è visto come un modello e, proprio in questi giorni, stiamo vendendo il modello di organizzazione delle nostre cooperative all’estero perché è molto apprezzato».

Ferdinando Paciolla

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