Golden State vince in casa di San Antonio per la prima volta dal ’97 e pareggia il record di 72 vittorie in una stagione dei Bulls ’95-’96 di Michael Jordan

San Antonio per battere il record di vittorie interne dei Celtics ’85-’86 di Bird (41-1) o Golden State per battere il record all time dei Bulls ’95-’96 di Jordan (72-10)? Solo una delle due poteva uscire dall’AT&T Center con ancora la possibilità di infrangere un primato storico. Ci riescono gli Warriors, grazie ad un meraviglioso secondo tempo da 26 punti di Curry. E adesso basta una sola vittoria contro Memphis per scrivere ancor di più la storia.

IMPRESA – Una vittoria storica per certi versi, perché la squadra della Baia non vinceva in casa degli Spurs dal 14 febbraio 1997. All’epoca, Tim Duncan giocava ancora alla Wake Forest University, Popovich era appena divenuto l’allenatore degli Spurs e Steve Kerr era proiettato al quinto titolo con MJ, Pippen e Jackson. A rendere il tutto ancora più epico, la straordinaria striscia di 49 vittorie consecutive di San Antonio tra le mura amiche, la seconda più lunga della storia NBA alle spalle proprio di quella di Golden State [54 vittorie].  Una squadra che in casa è sempre stata dura a morire; l’ultima volta ci vollero due overtime, 57 punti di Irving e 31 di James per permettere a Cleveland di uscire indenne dal ranch texano. Era il 12 marzo 2015.

LA GARA – Come tutte le imprese, gli Warriors hanno dovuto lottare alla stregua su ogni singolo possesso, perché la partita è stata più serrata che mai. Nel match di pochi giorni fa, Popovich aveva tenuto a riposo 4/5 del quintetto titolare, tranne Duncan che, al contrario, è stato tenuto fuori stanotte: dentro David West al suo posto. San Antonio sa che se vuole giocarsela ad armi pari deve tenere basso il ritmo della partita e dominare il pitturato. Il primo tempo è tutto delle difese. Gli attacchi sembrano quasi sterili con il 29% per i padroni di casa e il 35% per gli ospiti. Gli Warriors riescono gestire bene i possessi di San Antonio. Il problema è il numero dei possessi, perché con ben 13 rimbalzi offensivi gli Spurs hanno così tante possibilità con i secondi tiri che in pratica dominano sotto canestro. La gara che volevano, insomma. All’intervallo siamo 35-35, il più basso punteggio della stagione. Il secondo tempo sembra aprirsi con gli Spurs sempre in controllo, aprendo un parziale di 10-2 nei primi minuti. Steph, che al momento ha 4 palle perse e sta tirando col 45%, decide di allacciarsi le scarpe e giocare da Mvp: 15 punti nel terzo quarto. A questo punto, la partita assume dei connotati molto più familiari agli Warriors, che alzano il ritmo e iniziano ad andare in contropiede. San Antonio perde di mano la partita e non riuscirà più ad agguantarla nell’ultimo periodo. Finisce 92-86 per i campioni in carica. Curry termina con 37 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, una prestazione pazzesca per una partita a punteggio basso.

Mercoledì alla Oracle Arena appuntamento con la storia per Steve Kerr [padrone di entrambi i migliori record, ndr] e i suoi ragazzi. Per gli Spurs nessun dramma, anche perché Pop si era già espresso alla sua maniera a riguardo: «Does it win you anything? That’s why it’s meaningless». Insomma, San Antonio è già proiettata verso i playoff, perché è solo lì che il campo deciderà chi è la squadra migliore.

Michele Di Mauro

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