Veneto, passa la legge “anti-moschee”

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A seguito della polemica milanese tra il segretario leghista Salvini e il candidato del centrodestra Parisi sulla costruzione di una moschea in città, il Carroccio ha fatto capire forte e chiaro il proprio punto di vista approvando nel Consiglio Regionale del Veneto una legge che quantomeno ostacolerà la nascita di nuovi luoghi culto per persone di fede islamica.

Con trenta voti favorevoli, otto contrari e un astenuto sono infatti state approvate le modifiche alla legge regionale numero 11 del 2004 facente parte delle «Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio». La nuova legge prevede che i nuovi edifici destinati a luogo di culto o di preghiera potranno essere costruite solo nelle cosiddette “aree F” (infrastrutture e impianti di interesse pubblico, nella maggior parte dei Comuni previste solo in periferia), solo nel caso in cui dispongano di strade, parcheggi e opere di urbanizzazione adeguate. Tuttavia, serve una convenzione con il Comune interessato, comprensiva di “impegno fidejussorio”.

Oltre ai limiti urbanistici, la lingua italiana è adesso quella “consigliata”, da usare durante tutte le attività «non strettamente connesse alle pratiche rituali del culto».

C’è poi nella legge una clausola che salva le chiese cattoliche, non prevedendo l’applicazione della legge agli edifici esistenti, anche in caso di ampliamento fino al 30%, purché si tratti di immobili destinati al culto (compreso il sagrato delle chiese), abitazioni dei ministri del culto o del personale di servizio, strutture adibite ad attività educative, culturali, sociali e ricreative. In altre parole, le scuole paritarie e gli oratori.

Il relatore della legge, il consigliere leghista Alessandro Montagnoli, durante la discussione ha preferito mantenere toni pacati, non nominando l’Islam, assicurando la libertà di culto e sottolineando di aver tenuto in considerazione la parziale bocciatura della Corte Costituzionale di una legge proveniente dalla regione Lombardia che trattava lo stesso argomento.

Molto più esplicita è stata invece l’assessore alla cultura forzista della Giunta Maroni, Elena Donazzan, che ha parlato della necessità di governare i tempi che stiamo vivendo, e che implicherebbero delle emergenze legate alla religione islamica, aggiungendo «Parigi e Bruxelles ci dimostrano cosa accade quando non si regolamentano i momenti di preghiera che sono, per i musulmani, anche momenti di aggregazione. Vogliamo aspettare che accada ciò che è accaduto in quelle città? Lo sapete che proprio da un centro di preghiera del piccolo Comune di Ponte nella Alpi, nel Bellunese, sono stati reclutati dei combattenti partiti per il jihad?»

Gli interventi delle opposizioni formati da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sono andati in senso contrario, facendo riferimento al patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che aveva chiesto tre giorni prima un rinvio della discussione della legge e aveva accusato i leghisti di farsi fotografare sotto il Crocifisso, ma di non ascoltare le richieste della Chiesa.

Federico Rossi

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