Castel dell’ Ovo e le sue leggende

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Castel dell' Ovo

Castrum Ovi è l’ originaria denominazione con la quale, all’interno di testimonianze che risalgono ad epoche remote, si identificava quella che può essere considerata la più antica fortezza sorta nella città partenopea. Castel dell’ Ovo rappresenta da sempre una delle forme che risaltano maggiormente all’interno del celebre profilo costituito dal panorama del Golfo, alla maniera di uno dei suoi insostituibili lineamenti distintivi ed identificativi. La celebre struttura è ubicata da tempo immemore  in uno dei centri pulsanti della città, lì dove si verificò l’origine del tutto e cominciò ad essere scritta la lunga storia della città di Napoli, tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a Via Partenope.

Alla maniera di un volto sul quale sono stati impresse numerose espressioni, conservate fra le innumerevoli rughe lasciate dalla storia sulla fisionomia del monumento, è possibile riconoscere nella conformazione dell’antico castello, numerose impronte lasciate dal sovrapporsi dei secoli e delle diverse dominazioni che ne hanno sensibilmente influenzato l’aspetto. Castel dell’ Ovo, in questo modo, figura alla stregua di uno dei libri che maggiormente raccontano le peculiarità storiche e culturali che hanno contraddistinto la città di Napoli, come una testimonianza indelebile.

Il Castello si adagia in uno dei punti focali del napoletano, sull’isolotto di tufo di Megaris, lembo naturale del monte Echia, unito alla terraferma da un sottile istmo di roccia: un grande arco naturale che porta alla mente una gigantesca stretta di mani, congiunte quasi a sorreggere la nascita di Napoli. É quello, di fatti, il luogo nel quale la storia racconta che venne fondata Parthenope nell’VIII secolo a.C originario nucleo della città.

Castel dell’ Ovo troneggia, osservando dall’alto il Borgo Marinaro ed il suo porticciolo, che nei secoli hanno visto sovrapporsi le casupole degli antichi pescatori, sostituite, quasi del tutto, in epoca odierna da numerosissimi ristorantini ed fabbricati adiacenti al porto.

Il suggestivo arco del Golfo, fino alla fine dell’Ottocento, era caratterizzato da un lungo banco di tufo emergente dal mare, denominato Chiatamone, espressione con la quale tutt’oggi  si identifica l’omonima via.

Le Origini

La storia di Castel dell’ Ovo comincia in epoca antica, perdendosi, come di consueto accade nel mondo napoletano, nell’intreccio fra folklore e realtà.

Antiche attestazioni risalgono al I secolo a.C., quando, durante la dominazione romana, sull’isolotto, fu edificato il cosiddetto Castrum Lucullanum, celebre Villa appartenuta al patrizio Lucio Licinio Lucullo, estendendosi, probabilmente, da Pizzofalcone fino alla zona del puteolano. Oggetti d’arte d’inestimabile valore, una sontuosa biblioteca, leggendari allevamenti di murene, costituiscono solo una parte dell’immensa proprietà, nota, nella derivazione linguistica, anche per gli immensi banchetti allestiti.

Verso la metà del V secolo, l’originaria struttura della venne fortificata da Valentiniano III, ma dovette subire le conseguenze delle invasioni dei Vandali e degli Ostrogoti, finché il celebre Odoacre vi imprigionò l’ ultimo rappresentante del Sacro Romano Impero d’Occidente, Romolo Augustolo, deposto nel 476.

In epoca successiva, la struttura accolse dei monaci eremiti che vi installarono un refettorio, nucleo originario di numerosi conventi edificati in seguito.

Tra le varie attestazioni leggendarie, si narra che sull’isolotto fosse sbarcata una nipote dell’imperatore d’Oriente, Patrizia, fuggita dalla sua terra perché insidiata dallo stesso zio. Sarebbe lei la fondatrice del Romitorio per donne che dal suo nome si chiamò Santa Patrizia.

Castel dell’ Ovo e la figura di Virgilio

Al Castel dell’ Ovo è profondamente legata la figura di Virgilio, amato e venerato in epoca medievale non solo come poeta eccelso, bensì in qualità di taumaturgo e mago. La figura ha rappresentato una sorta di nume tutelare, tanto da essere considerato il patrono della città prima ancora di San Gennaro.

La tradizione gli ha attribuito, nei secoli, numerosi interventi di carattere prodigioso, come la miracolosa apertura creata nella Crypta Neapolitana, il prosciugamento di paludi insalubri che portavano la peste, la creazione di oggetti prodigiosi in grado di allontanare da Napoli l’infestazione di insetti e malattie. Si verificò una vera e propria mitizzazione della figura di Virgilio, sino a considerare le sue opere alla maniera di testi cristiani, sotto quello che è stato interpretato come l’annuncio profetico nella quarta egloga delle Bucolicae, che annunciava nascita di un divino puer . Una testimonianza delle opere miracolose virgiliane è riscontrata all’interno Cronica di Partenope, testo anonimo del XIV secolo. É a questo punto che si identifica l’episodio chiave che determina una connessione fra la figura del celebre scrittore e il Castel dell’ Ovo. La leggenda narra che Virgilio avesse collocato nei sotterranei di quello che allora era conosciuto col nome di Castello di Mare di un uovo magico, contenente l’anima della città. L’uovo era custodito in una caraffa di vetro, a sua volta racchiusa in una gabbia metallica, posta a difesa della sua integrità, dalla quale sarebbe dipeso il destino di Napoli.

Tale leggenda ha assunto grande diffusione nel folklore napoletano, al punto da lasciare tracce evidenti all’interno della toponomastica riferita a Castel dell’Ovo. In ogni caso la tomba del grande Poeta, insediata lungo la via puteolana, continuò ad essere oggetto di culto popolare, passando da una veste pagana ad una di carattere pseudo-cristiano, con un connessione testimoniata dalla celeberrima festa allestita a Piedigrotta, originariamente in suo onore.

Giovanna De Vita