Siria, tra macerie e vittime di indifferenza

I numeri della morte in Siria sono terrificanti. Oggi ricominciano i negoziati di pace, sperando si possa trovare un accorto tra le parti e mettere fine alla guerra

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attentato siria

La situazione in Siria continua ad essere caratterizzata da tristi risvolti che condizionano la vita di questo popolo martoriato dalla guerra.

L’ultima preoccupante notizia riguarda il rapimento di 300 lavoratori, dipendenti della fabbrica Al Badia, vicino Damasco, nei pressi di Dumair. L’atto è stato rivendicato dall’ISIS.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha documentato la morte di 2658 persone nel solo mese di marzo 2016. Tra le vittime ci sono 588 civili (125 minorenni e 89 donne). La maggior parte di essi è deceduta a causa dei bombardamenti o per mano dei cecchini, ma per alcuni l’epilogo è stato ancora più tragico. Infatti, in 28 sono stati torturati fino alla morte. Inoltre si stima che il computo delle vittime, dal 30 settembre 2015 fino al 30 di marzo 2016, corrisponda allo spaventoso numero di 5081 persone. Il dato ancora più triste è che il 40% delle vittime erano civili che con la guerra non c’entravano proprio niente. Anzi, l’hanno solo subita.

Attraverso questa nota si capisce perché l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo abbia deciso di rendere pubblici tali numeri agghiaccianti: «Noi, l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo, attraverso la pubblicazione delle statistiche documentanti le perdite umane, nelle quali  si evince che i siriani civili sono le loro principali vittime delle operazioni militari in Siria, oltre a documentare i crimini di guerra e crimini contro l’umanità che vengono continuamente commessi in Siria, stiamo anche cercando di inviare un messaggio alla comunità internazionale, realizzato attraverso le grida e il dolore del popolo siriano. Forse queste statistiche scioccanti, le grida e il dolore possono muovere la coscienza della collettività».

Parte delle vittime siriane sono cadute per mano di attacchi russi, ma nonostante ciò il Presidente russo Vladimir Puntin ha recentemente dichiarato: «Non importa quanto si cerchi di sminuire il ruolo, l’importanza delle nostre azioni per la lotta al terrorismo, per mettere a tacere questi eventi, non è semplicemente possibile». Lo stesso Putin ha poi aggiunto: «È ancora troppo presto, al momento, dire che un cambiamento fondamentale è avvenuto, ma abbiamo assolto il nostro compito che era prima di tutto rafforzare la Siria e le istituzioni statali legittime».

Nella Palmira liberata l’intervento russo è davvero fondamentale. Infatti il governo di Damasco ha chiesto aiuto a Mosca per bonificare la città, nella quale l’ISIS ha piazzato le cosiddette bombe trappola che sono nascoste sotto l’asfalto e per questo sono difficili da individuare. Gli artificieri russi stanno lavorando per mettere in sicurezza la città, ma nel frattempo gli abitanti dovranno aspettare qualche giorno prima di poter rientrare nelle proprie abitazioni.

Intanto i giochi di potere per il predominio territoriale continuano. Le forze governative siriane hanno intrapreso una manovra per riappropriarsi di un villaggio nei pressi di Aleppo, finito sotto il controllo jihadista. Alla fine le truppe hanno riconquistato il villaggio, ma lo scontro è stato il più duro dalla tregua parziale stabilita 5 settimane fa.

L’inviato speciale dell’ONU, Staffan de Mistura, ha annunciato che i negoziati di pace in Siria riprenderanno oggi. De Mistura ha detto: «Ho bisogno di verificare la posizione dei soggetti interessati, sia a livello internazionale che regionale, per arrivare a risultati concreti nel prossimo round».

Le parti in causa sono in disaccordo in modo particolare sul futuro di Assad: i rappresentanti del regime vorrebbero che egli continuasse ad essere il leader siriano, mentre gli oppositori vorrebbero che fosse destituito e che si aprisse la strada per un governo provvisorio.

Tuttavia una parte degli alawiti, vecchi sostenitori di Assad, vuole un nuovo corso che permetta la realizzazione di quelle riforme che con l’attuale presidente non sarebbero possibili. Essi, attraverso un documento diviso in 35 punti, chiedono un cambiamento nel vertice che porti alla pacificazione attraverso la costituzione di uno stato laico.

È sempre difficile trovare le giuste parole (ammesso che ce ne siano) per commentare la situazione siriana, è addirittura un’impresa non cadere nella retorica. Queste enormi difficoltà nascono dal fatto che quando si scrive, si discute o semplicemente si pensa a questa complessa vicenda, la riflessione e i commenti non riguardano solo i rapporti di forza, i giochi di potere o la situazione economica.

L’argomento principale che si sta trattando è il diritto alla serenità, alla felicità e alla vita di ogni singolo cittadino siriano. Così, invece di banalizzare o guardare con distacco questi crudeli avvenimenti, si dovrebbe cercare di solidarizzare in modo tale da provare empatia verso quelle persone. Infatti, provare disinteresse per la sofferenza altrui, solo perché avvertita come lontana, o come qualcosa che sembra non interferire con la vita dell’Occidente, non rende soltanto cinici, ma soprattutto complici.

Alessandro Fragola

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