Cos’è successo alla Fiorentina?

Un avvio di stagione fantastico reso vano da un girone di ritorno sottotono. Col sogno Champion’s sfumato, ora non resta che raggiungere l’Europa League senza passare dai preliminari.

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Fonte: violanews.com

Correva la settima giornata di questo campionato: la Fiorentina, con un sonoro 1-4, abbatteva l’Inter e si portava da sola in testa al campionato. Sorprese tutti quella squadra, per la grande organizzazione di gioco, per la fluidità di manovra, ma anche per le qualità dei singoli capaci di fondersi in un collettivo davvero scoppiettante. I tifosi viola già pregustavano un campionato di vertice, in virtù di un primato che mancava da diciassette anni. Purtroppo, tre giornate dopo, fu la Roma a scavalcare i gigliati, ma il passaggio di mano in testa alla classifica non preoccupò più di tanto la dirigenza e i tifosi, in quanto la Fiorentina macinava chilometri, belle prestazioni ed anche vittorie sia in Italia che in Europa. Alla fine del girone d’andata, la Viola si ritrovò a due punti dalla zona Champions League e a tre punti dallo scudetto. Un ruolino di marcia importante per una squadra che in estate aveva cambiato allenatore (a Vincenzo Montella si avvicendò l’ottimo Paulo Sousa) e molti dei suoi elementi della rosa (su tutti Kalinic che sostituì l’impalpabile e quasi mai pervenuto Mario Gomez).

Con l’avvento del girone di ritorno però, e la contestuale sciagurata eliminazione in Europa League per mano degli inglesi del Tottenham, la macchina da gol gigliata, capace di esprimere uno dei migliori sistemi di gioco in Italia, sembra essersi inceppata. Dati alla mano, la situazione si è nettamente capovolta: nelle prime giornate del torneo di serie A infatti la Fiorentina era stata capace di totalizzare uno score di 9 vittorie, 1 pareggio e 3 sconfitte raccogliendo 28 punti. Nel girone di ritorno invece, nello stesso arco temporale, solamente 4 vittorie, 3 sconfitte e 6 pareggi, racimolando quindi ben 10 punti in meno rispetto alla prima parte di stagione. Ma quali sono le cause di questa crisi, apertasi ufficialmente dopo la sconfitta di Empoli? Alcuni accusano la società di non aver creato una squadra con ricambi all’altezza per gestire le tre competizioni, e quindi, di esser costretti a puntare sempre sugli stessi 14/15 uomini in ogni gara. Altri invece trovano il principale capo di imputazione nel tecnico Paulo Sousa, incapace a detta di questi di trovare soluzioni tattiche diverse, capaci di far assumere connotati camaleontici alla sua creatura, talvolta essenziali per sbloccare le partite più difficili. Sembra essere però la stanchezza la causa principale del calo dei gigliati in questa stagione.

Con il sogno Champions League quasi sfumato, ma aritmeticamente ancora possibile, ora non resta che concentrarsi sulle restanti sei giornate che mancano alla fine del campionato (ed in tal senso è partito anche il diktat del patron Della Valle). Riuscire a racimolare quanti più punti possibili permetterebbe alla squadra di raggiungere il quarto posto e quindi di guadagnarsi l’accesso diretto in Europa League. Potrebbe bastare il quinto posto se il Milan non riuscisse a vincere la Coppa Italia.

Anche se la stagione è stata altalenante per la formazione toscana, resta comunque la consapevolezza che questa squadra, trattenendo i suoi campioni e con qualche ritocco nei reparti più deficitari, possa dire la sua negli anni avvenire. L’esperienza insegna, e la Fiorentina è chiamata a diventare finalmente grande.

Luca Orefice

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