Nuove speranze: la terapia genica per la malattia di Krabbe

0
264

Esiste, oggi, una speranza concreta per le malattie genetiche considerate incurabili fino a poco tempo fa: è la terapia genica, la tecnologia medica che usa il DNA come sostanza farmaceutica.
Lo scopo è quello di prevenire o curare una malattia la cui causa è da ricercarsi nell’assenza o nella mutazione di uno o più geni, e la procedura consiste nell’inserzione (trasfezione) di una sequenza nucleotidica “sana” in una cellula eucariotica malata.
Il materiale biologico esogeno viene trasferito nell’organismo tramite vettori (spesso di origine virale), e quindi inserito nel genoma  grazie ad enzimi di restrizione, forbici molecolari in grado di rompere i legami fosfodiesterici del DNA a doppio filamento.
Sebbene i test clinici siano in atto dal 1990, i risultati ottenuti finora sono ancora strettamente sperimentali.

La terapia genica per la malattia di Krabbe

Uno studio condotto recentemente da un gruppo di ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon di Milano, guidato da Angela Gritti, ha aperto le porte della terapia genica alla cura della malattia di Krabbe, una rara e letale patologia neurodegenerativa, conosciuta anche come  leucodistrofia a cellule globose o galattosilceramide lipidosi, che determina la perdita della guaina mielinica degli assoni del Sistema Nervoso Centrale per accumulo di sostanze tossiche.
La malattia è la conseguenza della mutazione di un gene detto GALC, essenziale nella formazione della mielina, e ne esistono due forme: quella più comune (90% dei casi)insorge entro i primi 3-6 mesi di vita e si manifesta con irritabilità, ipersensibilità ai suoni, febbri ricorrenti, vomito e perdita di peso, arresto dello sviluppo, sintomi che sfociano successivamente in rigidità e crisi convulsive fino a cecità e sordità, nelle fasi terminali, e morte entro i primi tre anni.
La forma meno comune è ad insorgenza tardiva e compare durante l’infanzia, l’adolescenza o l’età adulta.

I test

Il lavoro, pubblicato su EMBO Molecular Medicine, ha previsto l’iniezione, direttamente nel cervello, di un gene GALC funzionante  tramite una versione, opportunamente modificata, del virus Hiv, che funge da vettore lentivirale.
Il gene codifica per una proteina, l’enzima galattocerebrosidasi, responsabile dello smaltimento di sostanze tossiche nelle cellule in cui è stato iniettato e, trasportata nel tessuto nervoso, determina la guarigione delle altre cellule malate.
Il test, condotto su un primate non umano affetto da malattia di Krabbe, si è dimostrato efficace e sicuro e breve è la strada che conduce alla sperimentazione clinica.

Elisabetta Rosa

NESSUN COMMENTO