L’azienda “Lubrano” ha sempre gestito, per decenni, la manutenzione dell’oleodotto Kuwait di Napoli. Da circa sei anni però l’azienda è stata di fatto estromessa dalla gestione dell’oleodotto, sito nella periferia Est di Napoli. Come nella più classica delle tragicommedie però, oltre il danno c’è anche la beffa: i vertici societari hanno anche denunciato la richiesta di tangenti, in cambio del “permesso” (paradossalmente) di continuare ad esercitare il proprio lavoro nell’oleodotto. Inquietante poi il fatto che, sempre i vertici societari, abbiano denunciato l’attività di interramento di rifiuti tossici all’interno dell’oleodotto stesso, durante la dismissione delle raffinerie.

Venivano lì e scavavano indisturbati” – afferma Gian Luca Lubrano, direttore di cantiere della Lubrano & Company – “Hanno sotterrato attrezzi da lavoro e parti di cantiere, sotto le raffinerie. Credo che in teoria dovesse essere una cosa solo provvisoria, ma poi ci hanno fatto l’asfalto sopra questi terreni, è diventata una tomba di cemento. Se andassimo a controllare troveremo ancora i rifiuti lì“.

Nel 2006 Kuwait Petroleum impone a tutte le aziende in appalto di unirsi al consorzio “S.M.S”. “Fu allora” – continua Lubrano – “Che le aziende cominciarono ad utilizzare il denaro come una chiave di volta, facendo regali in giro. Noi ci rendemmo immediatamente meno disponibili a perseguire certe vie”.

Lubrano & Co. denunciò immediatamente la nascita di un giro di tangenti e regali atti, secondo l’azienda, all’assegnazione degli appalti per l’edilizia e per la manutenzione all’interno degli impianti stessi. “Anni fa il consorzio ha avuto in gestione una sala riunioni gratuita, che è stata ristrutturata dalla società edile. I costi del lavoro sarebbero dovuti essere di 20.000 euro, ma furono portati ad 80.000 perché l’imprenditore edile aveva ristrutturato anche la casa di un dipendente dell’ufficio acquisti. Per poter lavorare questi erano i costi da pagare.

Lubrano inizialmente paga la propria quota di tangenti, poi però decide di non versare più danaro. E proprio allora viene estromessa dagli appalti, sporgendo poi regolare denuncia. il consorzio dal 2010 appalta direttamente a società esterne (di cui alcune legate a personalità segnalate nei registri dell’Antimafia) la gestione della manutenzione, mettendo Lubrano con le spalle al muro. Alcuni degli imprenditori scelti per la gestione della manutenzione risultano poi indagati per la costruzione abusiva di un centro commerciale Auchan. Vengono assolti, ma affiorano inquietanti tracce di malaffare per quanto riguarda l’interesse della camorra sulla gestione degli appalti sulle bonifiche.

Seguono poi la confisca dell’area nel 2013 e il sequestro, da parte della procura di Napoli, di ben 240 milioni di euro alla Kuwait Petroleum. L’ipotesi di reato è quella di traffico illecito di rifiuti. Emerge dalle indagine che le acque reflue sono smaltite illecitamente dal 2010. E’ di questo periodo l’estromissione di Lubrano dalla gestione della manutenzione.

I supporti e le tubature dell’impianto sono vecchissime” – conclude l’imprenditore – “Considerando che le abitazioni distano solo una decina di metri dall’impianto, se un solo supporto dovesse cedere..beh, altro che Vesuvio“.

Domenico Vitale

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