L’assemblea dei proprietari riunitasi oggi ha deliberato a favore dello sponsor sulle divise NBA. È una svolta epocale non solo per il basket americano ma per l’intero sistema sportivo a stelle e strisce, dal momento che si tratta di una prima volta assoluta negli sport major. Dal 2017-18, dunque, oltre al nuovo sponsor tecnico Nike comparirà un ulteriore novità sulle canotte dei giocatori; verrà posizionato in alto sulla sinistra e avrà una dimensione di 6.35 cm x 6.35.

BUSINESS – Le franchigie gestiranno singolarmente la vendita dello spazio pubblicitario sulla propria maglia, ma gli introiti entreranno a far parte del basketball related income e, quindi, verrà diviso anche con i giocatori. Ogni squadra conta di incassare tra i 4-6 milioni di dollari all’anno, per un totale di circa 120-180 milioni annuali totali.

SILVER – «Iniziamo col dire che questo accordo non andrà ad influenzare in nessun modo la competizione. Si tratta solamente di una patch sulla maglia. E una delle ragioni per cui facciamo questo è per creare un legame più profondo con quelle aziende che legano il loro nome alla NBA. Ed inoltre ci darà la possibilità di promuovere ulteriormente la Lega, che è probabilmente il motivo principale per cui lo facciamo».

PRO O CONTRO – Come al solito, quando ci sono delle rivoluzioni del genere nel campo dello sport, si inizia a discutere sul fatto che sia giusto o meno. La questione, però, non è tanto se sia giusto quanto se sia necessario. La NBA è una delle leghe migliori del mondo [quarta per fatturato annuo con 6 miliardi di dollari, ndr] e, da quanto questo argomento è stato introdotto nel 2009, sappiamo quanto abbiano voluto che questo momento arrivasse il più tardi possibile. La realtà è che creare un’azienda del genere ha dei costi notevoli, che crescono di anno in anno e, di conseguenza, sono necessari sempre nuovi introiti. Cambierà qualcosa a livello visivo? Certamente. È questo gran problema? Probabilmente no. Intanto, per quei tifosi nostalgici che vorranno le divise classiche, potranno scegliere di non aggiungere la patch al momento dell’acquisto.

Michele Di Mauro

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