Ibrahimovic: maledizione Champions League

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Ibrahimovic, durante il quarto di finale, contro il Manchester City

È uscito ancora una volta a testa bassa, deluso forse più delle altre volte, dalla Champions League, consapevole che potrebbe essere stata una delle ultime partite europee della sua carriera. Chissà cosa si stesse chiedendo Zlatan Ibrahimovic, nella notte che ha regalato la prima semifinale europea al Manchester City, e consegnato lui all’ennesima eliminazione.

Sembrava potesse essere il suo anno, con una squadra ormai ben collaudata e con anni di esperienza europea, con la miglior spalla che uno come lui potesse mai desiderare, ovvero Angel Di Maria e lui, che è il miglior attaccante che l’epoca moderna ci abbia consegnato, secondo solo a Luis Nazario da Lima detto Ronaldo, altro giocatore a non aver mai alzato la coppa dalle grandi orecchie. Eppure il destino ha voluto che i Citizens, che hanno sempre sofferto in campo europeo, ritrovassero le geometrie di un tempo e mettessero sotto un PSG sicuramente privo di Verratti, Luiz e Matuidi (nella gara di ritorno), ma soprattutto privo d’anima e del suo leader maximo, perché Ibra è sparito di nuovo.

Il dominio nei gironi, piegato solo dal Real Madrid, unica squadra capace di penetrare la difesa parigina, il doppio 2-1 agli ottavi contro il Chelsea, che lo ha visto protagonista con due gol, la fortuna di aver chiuso la pratica Ligue 1 con larghissimo anticipo. Tutto svanito, forse proprio a causa di Ibrahimovic, reo di aver fallito un rigore nel quarto di andata, proprio nella sua Parigi e che poi è diventato un fantasma, scomparso nella gara dell’Etihad che ha mandato in delirio il City, dando nuovamente fiato a coloro che gli incolpavano di non essere decisivo quando serve.

La Champions League rimane una maledizione, di cui sembra essere vittima prediletta, dopo la beffa di essere arrivato nell’anno sbagliato al Barcellona ed aver lasciato l’Inter troppo presto. Ed ora, all’età di 35 anni, Ibrahimovic vuole lasciare Parigi, a meno che non costruiscano la famosa statua che desidera. Il futuro dello svedese è però un mistero, perché non ci sono tante squadre che giocano la Champions, in grado di garantirgli un posto da protagonista ed il pagamento del suo oneroso stipendio. L’opzione più plausibile sarebbe tentare un’ultima cavalcata con i transalpini, magari con un Pogba in più, oppure rinunciare al suo sogno per seguire il Dio Denaro, che porta in Cina o USA. L’unica cosa certa è che, per l’ennesima volta, Zlatan Ibrahimovic non sarà in campo a deliziarci, ma sarà sul divano di casa sua, a vedere la finale di Champions.

Andrea Esposito

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