Referendum: Ecco i dati delle 19, quorum lontano

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Ogni volta che c’è un referendum ed una bella giornata di sole tornano in mente le parole di Craxi: “Andate a mare”, ossia astenevi. Il suo invito non fu accolto: il quorum fu raggiunto. Era il 1991. Da allora il quorum è stato superato solo nel 2011, per la tornata elettorale “quattro sì per l’acqua pubblica”.

Il 2016 sarà l’anno della svolta, in cui gli italiani dimostreranno di avere a cuore uno dei pochi istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, oppure vedrà l’ennesima vittoria del disinteresse, dell’astensionismo? E’ ancora presto per saperlo, e bisognerà attendere le 23 per avere il dato finale sulla partecipazione. Sino ad allora il ministero degli interni fornirà i dati parziali alle 12 e alle 19.

I DATI DELLE 12: AFFLUENZA NAZIONALE

I primi dati sembrerebbero scoraggianti per i sostenitori del sì (quelli del no hanno puntato sull’astensione, ad esclusione di Bersani, Prodi e Cuperlo). Il dato nazionale è dell’8,35%. Nel 2011 alla stessa ora il dato era dell’11%: il quorum fu raggiunto, ma si votava anche di Lunedì. Stavolta no: solo di Domenica. Ma è anche vero che solitamente la maggior parte degli elettori si reca alle urne nel pomeriggio, per cui saranno i dati delle 19 a far comprendere se il risultato attuale sia dovuto a semplice svogliatezza mattutina o a reale disinteresse per la tematica.

I DATI DELLE 12: AFFLUENZA REGIONALE

Paradossalmente, sono le Regioni maggiormente interessate al risultato di questo referendum quelle in cui si registrano i dati peggiori. In Sicilia, terra degli associati a delinquere (secondo la Procura) Lo Bello e Gemelli, terra del disastro ambientale di “Campo Vega”, solo il 6,36% degli elettori si è recato al seggio. Peggio solo la Calabria, dove neanche si è raggiunto il 6% (ma sono Regioni in cui tipicamente domina l’astensionismo in queste occasioni). Affluenza molto più alta in Basilicata, territorio dello scandalo “Tempa Rossa”: l’11,44%. E sembra aver lavorato bene anche Michele Emiliano, governatore della Puglia schierato per il sì e alleato di Landini per ottenere questo risultato: quasi l’11% degli elettori. Il contrario di Rossi, anche lui schierato per il sì che punta ad ottenere un maggiore peso contrattuale dentro il PD per lanciare una sua candidatura alle prossime primarie contro Renzi: in Toscana l’affluenza è stata di poco superiore al 7%.

Basso risultato anche in Umbria (6,72%) mentre nel resto del Centro dell’Italia l’affluenza risulta omogenea: Lazio (8,13%); Abruzzo (8,28%); Marche (8,09%).

Nel Nord Italia i risultati sono più omogenei, escluso il Trentino-Alto Adige, unico territorio in cui la Lega Nord non ha ottenuto buoni risultati elettorali (Salvini ha puntato sul sì in chiave anti-Renzi, ed è chiaro che la sua presa di posizione potrebbe indurre molti elettori a recarsi al seggio): 6,72%. Nelle altre Regioni boom di affluenza in Veneto (10,28%), Friuli Venezia-Giulia (9,65%: la Serracchiani farebbe meglio ad occuparsi di più del suo territorio e di meno della vicesegreteria del PD) e Valle d’Aosta (9,86%). Nella media nazionale l’affluenza in Piemonte (8,78%).

I DATI DELLE 19: AFFLUENZA NAZIONALE

Dati nazionali molto deludenti per i sostenitori del sì: 23,49%. Il comitato “ottimisti e razionali” (attorno al quale si sono radunati gli imprenditori delle industrie energetiche schierati apertamente per il no) già festeggia e parla apertamente di un “fallimento di un’iniziativa rumorosa, inutile e sbagliata”. Diverse le posizioni di Michele Emiliano, che nonostante i dati dice che “il quorum è ancora raggiungibile”. Difficile credergli: lo spetto di Craxi aleggia per i seggi elettorali e, stavolta, sorride.

I DATI DELLE 19: AFFLUENZA REGIONALE

Nel Nord Italia i dati sull’affluenza sono migliori di quelli del resto d’Italia, forse perché le opposizioni sono più forti e governano quasi tutte le Regioni, e laddove non governano riescono comunque a farsi sentire. In Piemonte il dato è di poco superiore alle media (24,74%); in Valle d’Aosta il 26% (uno dei dati più alti in tutta la Nazione, nonostante la Regione non abbia sbocchi sul mare e dunque dovrebbe essere tra le meno interessate); in Lombardia il dato è quasi conforme a quello nazionale (23,97%), il Veneto è la Regione del Nord con il maggior numero di votanti (non a caso quella in cui è più forte la presenza della Lega Nord, che si è schierata per il sì con l’obiettivo esplicito di mandare a casa Renzi) e la seconda in tutto lo Stato (28,58%), mentre il territorio della vicepresidente e governatrice Serracchiani (Friuli-Venezia Giulia) vede un 25,21%, anch’esso superiore alla media nazionale; la Liguria il 25,32% Maglia nera per il Trentino-Alto Adige in cui solo il 19% degli elettori si è recato al seggio.

Nel Centro gongola Bonaccini: in Emilia-Romagna l’affluenza è del 25%, superiore alla media nazionale ma pur sempre molto distante dal quorum; piange invece Rossi: in in Toscana il 22,76% sembra essere la lapide sul suo tentativo di lanciarsi alle primarie nazionali ed una dimostrazione di una distanza ampia tra il Presidente della Regione e la sua popolazione. Affluenza bassa anche in Umbria: solo il 20,32%, zona retrocessione. Sotto la media nazionale anche il dato nella Regione Lazio, dove Zingaretti sembrava più interessato ai treni che al referendum (22,91%). Di poco superiore alla media nazionale l’affluenza nelle Marche (24,50%) e in Abruzzo (25,51%).

Il Meridione è certamente la zona d’Italia più interessata dal referendum, e paradossalmente qui l’astensione in alcune Regioni si proclama assoluta vincitrice (almeno fino ad ora). La Basilicata, dove “Tempa Rossa” sta cessando le sue operazioni per disposizioni del tribunale, il dato migliore: 33,26%. Dato positivo anche in Puglia, dove Michele Emiliano si è lanciato in una guerra contro Renzi e spaccato il partito: 28,28%. Per il resto sembra davvero che l’argomento non abbia suscitato molta attenzione: 23,18% in Molise; 17,56% in Campania (la campagna spettacolare degli ambientalisti davanti a note zone di turismo non ha sortito gli effetti sperati); in Calabria un misero 18,15%; in Sicilia neanche i recenti disastri ambientali e le inchieste che coinvolgono i vertici della confindustria locale smuovono gli elettori (19,50%). In Sardegna dato poco inferiore alle media nazionale (22,94%).

 

 

 

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