David di Donatello, nuovo cinema italiano

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David di Donatello

La cerimonia dei David di Donatello, andata in onda ieri sera su Sky Cinema in prima serata, ha confermato che quest’ultimo anno il cinema italiano ha prodotto film di altissima qualità e di diversa natura.

Nonostante le statuette vinte siano le stesse de Il racconto dei racconti di Matteo Garrone il grande vincitore della serata è senza dubbio Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Entrambe le pellicole portano a casa ben sette premi. Il film di Garrone, oltre alla regia, vince i premi tecnici più importanti (fotografia, scenografia, costumi). L’esordiente Mainetti invece si porta a casa miglior produzione e soprattutto i quattro premi attoriali (protagonisti e non). Due film, a modo loro, audaci e inusuali che hanno aperto nel panorama del cinema italiano due strade che, nonostante le difficoltà produttive, dovrebbero essere seguite maggiormente dalle nuove leve.David di Donatello

Miglior film invece va a Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese. Il regista romano, sorpreso dal premio e imbarazzato al momento dell’annuncio (<<Di solito faccio commedia, non sono abituato ai premi.>>) porta a casa anche la statuetta per la migliore sceneggiatura.  I grandi esclusi restano quindi Gianfranco Rosi con il suo Fuocoammare e soprattutto Paolo Sorrentino con YouthLa giovinezza, vincitore solo delle musiche e della canzone originale.

Il grande pregio della selezione di quest’anno è che ogni film sia diverso dagli altri; non solo dal punto di vista del genere ma anche da quello produttivo/distributivo. Vedere nella stessa categoria film completamente diversi tra loro (fantasy, commedie, supereroi etc) dimostra come il cinema italiano (forse) si stia evolvendo. Gabriele Mainetti ha avuto più volte modo di ripetere, durante la serata, che i film si fanno per il pubblico, non per se stessi. Questo è indubbiamente vero, ma se tutti i registi facessero un ragionamento del genere si farebbero sempre gli stessi film. Grazie proprio all’intraprendenza di pochi (Mainetti, Garrone, Rosi e il compianto Caligari) quest’anno ai David di Donatello si sono alternati film che fino a qualche anno fa era impensabile ritrovare nel nostro cinema. Fare i film per il pubblico, dunque, vuol dire anche dare ad esso un nuovo cinema sul quale confrontarsi. E se questo nuovo cinema è targato Italia, il futuro si prospetta più radioso che mai.

Andrea Piretti