Referendum, uno sguardo su Napoli

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Referendum 17 aprile, il quorum non c’è. La Campania al penultimo posto tra le regioni. Napoli tra le città che hanno votato di meno.

Che con questo referendum il quorum non sia stato raggiunto è ormai noto a tutti ma, forse, non tutti sanno che la Campania è risultata una delle regioni con il più basso tasso di affluenza alle urne, solo il 26,2% degli aventi diritto è andato a votare. Siamo nettamente sotto la media nazionale che supera di poco il 30%, fatta eccezione per la Basilicata (50,3%) e la Puglia (41,6%). Solo il Trentino Alto Adige ha fatto peggio, con il 25,1% di votanti.

Qui, invece, all’indomani del referendum si scopre che Napoli ha raggiunto appena il 25,2% di votanti ed è uno dei risultati peggiori tra quelli registrati in tutte le province campane. Maglia nera a Caserta con il 24,5%. Bene Avellino con il 29,8%.

Abbiamo cercato di capire il perché di questo risultato così sconfortante e, oltre a pensare che i cittadini si siano semplicemente astenuti preferendo fare altro in una bella domenica di sole, abbiamo anche scoperto che l’Arcigay di Napoli ha denunciato alcuni spiacevoli casi, riguardanti le persone transessuali che hanno avuto problemi nel momento della registrazione ai seggi. A tal proposito abbiamo intervistato il Presidente dell’Arcigay Campania nonché Delegato alla Cultura dell’Arcigay di Napoli, Claudio Finelli.

Quali sono le reali difficoltà riscontrate dalle persone transessuali che nella giornata di domenica hanno cercato di esercitare il proprio diritto al voto? “Le difficoltà sono relative al fatto che chi è in fase di transizione e chiaramente non ha ancora ottenuto la rettifica del sesso sui documenti di riconoscimento, si è trovato esposto alle mortificazioni e ai fraintendimenti umilianti di presidenti e scrutatori che hanno manifestato difficoltà nell’atto del riconoscimento. Molte persone trans non vanno proprio a votare per evitare di essere oggetto di comportamenti offensivi ed equivoci e modi insopportabili ed ingiuriosi.”

Cosa chiede l’Arcigay di Napoli per tutelare queste persone e far sì che non incappino più in inconvenienti del genere che vanno a ledere ingiustamente i loro diritti? “L’Arcigay di Napoli chiede un sistema di informazione rivolto ai presidenti e agli scrutatori, casomai unito alla distribuzione di materiale informativo predisposto ad hoc, affinché nessuno possa trovarsi impreparato e affinché le persone trans possano votare senza subire inutili disagi. Urge ricordare che la comunità transessuale di Napoli è numerosissima, la più grande del mondo dopo quella di Rio de Janeiro, quindi il disagio colpisce tantissime concittadine e concittadini trans. E, comunque, anche se fosse un problema di pochi, andrebbe ugualmente risolto. E’ un fatto di civiltà.”

Insomma, il messaggio è chiaro, tutti abbiamo diritto al voto e lo Stato deve assicurarci una facilità nella votazione, soprattutto nel caso di una comunità così vasta che, certamente, alle urne può fare la differenza.

Continuando a ragionare sul perché della bassa percentuale di votanti registrata a Napoli, anche in seguito alle tante iniziative di mobilitazione non solo al SI, ma al referendum in generale, siamo tornati a parlare con Vincenzo Forino, Coordinatore del Comitato No Triv di Napoli.

Solo il 25% dei napoletani è andato al voto, cosa pensa il comitato NoTriv in merito? Vi aspettavate una risposta diversa dopo le tante iniziative promosse per il Sì? “Per quanto riguarda il dato napoletano, onestamente un po’ di delusione c’è. Personalmente mi aspettavo un’affluenza almeno pari alla media nazionale, anche in considerazione del fatto che alle varie iniziative promosse durante questa campagna referendaria, c’è sempre stata un’ottima risposta popolare. Evidentemente avremmo dovuto lavorare di più e meglio. Ci servirà di lezione. Abbiamo già da subito modo di rimetterci in gioco, poiché è cominciata la raccolta firme per i referendum sociali e qualche giorno fa è nato il comitato napoletano contro il TTIP (trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico), al quale abbiamo aderito. La lotta al biocidio sta riacquisendo nuova linfa e noi non abbiamo alcuna intenzione di fermarci. Abbiamo appena cominciato.”

C’è delusione per il quorum mancato? “Quando abbiamo fondato il comitato napoletano, non soltanto non si conoscevano le ragioni del Si, ma non si conosceva neppure l’esistenza stessa del referendum. I media hanno cominciato ad occuparsi della faccenda tardissimo e male. I governi regionali e nazionale hanno letteralmente boicottato il referendum. Domenica abbiamo assistito allo spettacolo patetico del Presidente del Consiglio che indiceva una conferenza stampa per gongolare del mancato raggiungimento del quorum. Un Presidente del Consiglio che si permette di trattare con sufficienza 14 milioni di elettori quando lui non è stato votato da nessuno, è semplicemente pessimo. (Perché è bene ricordarlo: anche se il nostro sistema elettorale non prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, alle scorse elezioni ha vinto una coalizione il cui capo era, ed è, un suo rivale. E se fosse stato lui il capo della suddetta coalizione, adesso avremmo una composizione del parlamento decisamente diversa). Un Presidente del Consiglio che afferma, senza vergognarsi, che i 300 milioni spesi per il referendum, per esercitare la volontà popolare, sono soldi sprecati, salvo poi dimenticarsi che è stato lui ad evitare l’accorpamento con le elezioni amministrative (per timore che il quorum, con un mese di tempo in più, lo avremmo raggiunto per davvero) è semplicemente un buffone. Un Presidente del Consiglio che dice di brindare con i lavoratori che non hanno votato, poiché avrebbero potuto perdere il posto di lavoro, (parliamo di 70 lavoratori confronto alle migliaia che lo hanno perso per davvero per via dei repentini disinvestimenti nelle rinnovabili) è semplicemente ridicolo. No, non c’è delusione. Considerate le condizioni materiali iniziali, il tempo che avevamo ed il fatto che avessimo tutti i poteri forti contro, è stato un ottimo risultato.”

In conclusione ciò che più dispiace, a prescindere dalla personale propensione nei confronti del SI o del NO, a prescindere anche dal quesito di questo referendum e di altri che ci saranno è vedere quanto assenteismo c’è stato a Napoli, così come nel resto d’Italia. Talvolta dimentichiamo che il voto è uno dei pochi diritti che ci resta e grazie al quale possiamo ancora esercitare la democrazia.

Flora Visone

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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