Dislessia e TAR, connubio (ad oggi) vincente

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“Lo studente ha una diagnosi di dislessia e il tribunale ha considerato insufficienti i percorsi didattici attivati dall’Istituto per la sua carriera scolastica”. In sostanza è questa la motivazione che il TAR di Bologna ha individuato per annullare la bocciatura di uno studente che invece l’istituzione scolastica definiva semplicemente “svogliato”.

Sembra una storia scontata ma in realtà è la materializzazione di un uso comune in voga da sempre. Quello di semplificare i cosiddetti DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) e di riunirli sotto definizioni come “svogliatezza” o “poco impegno”. Perdendo di vista la vera natura del problema, ovvero la diversificazione e la specificità dei percorsi di studio, in maniera tale da permettere a tutti gli studenti, anche a quelli che soffrono di dislessia ad esempio, di vivere appieno l’attività didattica.

Ma conosciamo veramente le DSA, dislessia in particolare? A quanto pare poco, perlomeno in Italia, nonostante nel report annuale sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità il Miur abbia contato 186.803 ragazzi affetti da Dsa, ovvero il 2,1% del totale.

Il campo delle DSA è molto ampio e riguarda le difficoltà nel leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente. Si parla quindi, oltre che di dislessia, anche di disgrafia, discalculia, disortografia.

I ragazzi affetti da DSA, dislessia in primis, non hanno difficoltà cognitive o quozienti intellettivi limitati, soffrono di una alterazione del funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei meccanismi di lettura, calcolo, scrittura, ecc. Faticano più degli altri e si stancano prima degli altri, in mancanza di percorsi formativi ad essi dedicati, il che è il vero nocciolo della questione.

dislessia (2)

Ma non sono affatto stupidi, come invece la società continua purtroppo a dipingere chi soffre di questa ed altre problematiche. Marginalizzandoli ed isolandoli, oppure relegandoli all’assistenza fine a se stessa, quella che poi sostanzialmente non guarda avanti nell’ottica di permettere a quel soggetto di vivere la propria vita nonostante le diversità, ma che rimane in una sorta di limbo statico dal quale non si esce mai. Che sia dislessia o qualsiasi altra cosa.

Dalla dislessia ad oggi non si guarisce, sempre che questo sia il termine adatto, ma precocità nella diagnosi, riabilitazione logopedica, individuazione di casi di DSA in famiglia e tecniche sperimentali innovative oggi permettono enormi passi avanti.

Ma il punto fondamentale è che la scuola diventi un luogo all’avanguardia non solo nell’individuazione delle diversità stesse, ma anche e soprattutto nel costruire percorsi adatti a tutti i tipi di studenti, compresi quelli che soffrono di dislessia. Che sia un luogo che non lascia indietro nessuno. Che sia anche a stretto contatto, in un connubio, con la medicina e la ricerca. Che vadano quasi di pari passo.

In tutta onestà il fatto che sia una sentenza del TAR a “riabilitare” un ragazzo dislessico evitandone l’ingiusta bocciatura fa un po’ tristezza. Dimostra che qui siamo ancora indietro, che dobbiamo uscire da luoghi comuni, semplificazioni e pregiudizi. Deve farlo la scuola in primis, vero, ma spetta anche a tutti noi considerare le diversità per quelle che sono.

Diversità appunto, in fondo in fondo, la nostra più grande ricchezza.

http://espresso.repubblica.it/visioni/2016/04/12/news/quel-genio-del-dislessico-1.258678

http://www.aiditalia.org/it/la-dislessia

Mauro Presciutti

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Sono laureato in Radiologia e Radioterapia ed in Biologia, mi occupo di agricoltura sostenibile e sono un attivista politico impegnato sui temi sociali, dei diritti, del lavoro e dell'ambiente. Credo che il futuro di questo paese passi dalla ricerca e dall'innovazione, credo anche che siamo ancora molto lontani da quel futuro.

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