Ucciso in strada, a Napoli si continua a sparare

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Daniele Stara ieri sera intorno alle 21.15 si trovava a Piscinola, periferia Nord di Napoli, aspettava la fidanzata in sella al suo Transalp quando i killer si sono avvicinati e l’hanno freddato con diversi colpi di pistola; quelli mortali sono stati due, uno alla testa ed uno al torace.

Una vera e propria esecuzione avvenuta in Via Vittorio Emanuele III. Il giovane di 30 anni, residente nel Rione Salicelle di Afragola, non si era reso conto che i sicari lo stavano seguendo ed una volta aperto il fuoco sono fuggiti senza lasciare alcuna traccia, se non i bossoli rimasti a terra dei diversi colpi inflittogli.

Nessun testimone e nessuna telecamera di sorveglianza nella zona, l’unico aiuto potrebbe arrivare dagli occhi elettronici degli esercizi commerciali che si spera abbiano ripreso, se non l’intera esecuzione, almeno la fuga dei killer.

Poco dopo sul posto sono intervenuti gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, coordinati dal Commissario Michele Spina. L’area è stata chiusa per i dovuti rilievi dagli uomini della Scientifica, guidati dal Vice Questore Fabiola Mancone e le indagini, affidate ai poliziotti della Squadra Mobile della Questura capitanati da Fausto Lamparelli, si concentrano sulla figura della vittima che, a quanto pare, aveva già dei precedenti per droga.

Non è escluso il regolamento di conti da parte di clan camorristici dal momento che l’agguato risulta essere simile a tanti altri che negli ultimi mesi hanno insanguinato le strade di Napoli. Come lo scorso 4 febbraio, quando il venticinquenne Giuseppe Calise è morto all’ospedale San Giovanni Bosco dopo essere rimasto ferito da un colpo di arma da fuoco sparatogli in pieno volto nel Rione Don Luigi Guanella. Calise aveva precedenti penali per droga ed anche per lui non si può non parlare di un’esecuzione da parte di clan rivali che uccidono per contendersi le piazze di spaccio.

E mentre c’è chi spara per uccidere, c’è anche chi spara per intimidire. La notte del 22 marzo, sempre al Rione Don Guanella, è andata in scena la ‘stesa’, proprio come in un vecchio film del 1976 intitolato ‘Napoli Violenta’. Per chi non ne fosse a conoscenza, la ‘stesa’ è una vecchia pratica camorristica tornata di moda negli ultimi anni grazie alle nuove leve dei clan, giovani aspiranti boss che vogliono far capire nel quartiere chi comanda. In sella ai motorini scendono in strada e iniziano a sparare all’impazzata contro portoni, saracinesche, lampioni, segnali stradali, finestre. Tutto è sotto tiro. E le persone che malauguratamente si ritrovano in mezzo sono costrette a stendersi per terra per non essere raggiunte da qualche colpo vagante. Ecco il perché di quel nome.

Come se non bastasse, questa notte la Caserma dei Carabinieri di Secondigliano è stata crivellata di colpi da parte di ignoti. Il Generale Antonio De Vita ha così commentato la vicenda: “Non ci facciamo intimidire. L’azione dimostra che la presenza dell’arma nel territorio è incisiva e che le continue, martellanti operazioni danno molto fastidio. Con molta probabilità a sparare sono stati ragazzi molto giovani. A loro dico: deponete le armi, la vita non è un videogioco o uno slogan sui social.”

Flora Visone

 

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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