Mario Martone presenta la “Carmen”

Il regista napoletano, affiancato dai docenti della Federico II, presenta la sua Carmen ed il nuovo corso di laurea magistrale in Discipline dello Spettacolo.

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Martone

Si è tenuta ieri, nella suggestiva cornice di Largo San Marcellino, immersi tra l’omonimo chiostro e gli affreschi della chiesa dei Santi Marcellino e Festo, la presentazione de “La Carmen” del regista Mario Martone e del regista ed attore teatrale Enzo Moscato. Dal 12 al 24 aprile infatti, è di scena al Teatro Bellini la versione in napoletano della celebre opera di Georges Bizet.

Io e Mario (Martone)” – dice Enzo Moscato – “Ci incontrammo per un caffè in piazza San Domenico Maggiore. Parlammo un po’ dei nostri progetti e Mario mi propose di scrivere un adattamento della Carmen in napoletano, che non fosse però una semplice traduzione, ma un’opera che, pur restando il più possibile fedele all’originale, riuscisse a camminare con le proprie gambe. L’idea mi piacque e ne scrissi una prima stesura, che inviai immediatamente a Mario che, con il suo straordinario tocco, fece un’attenta revisione, trasformandola nell’opera che potete vedere in questi giorni al teatro Bellini“. Non è la prima volta che la Carmen di Bizet viene riadattata in altri campi che non siano quello dell’Opera. Al cinema soprattutto ne sono state realizzate varie versioni: le più famose sono sicuramente quella di Francesco Rosi del 1984 (con Placido Domingo) e, soprattutto, quella del 1983, “Prenòm Carmen” di Jean-Luc Godard.

Non solo Martone e Moscato comunque alla presentazione della Carmen: l’evento, patrocinato dall’Università Federico II di Napoli, ha potuto vantare la presenza del professor Arturo De Vivo, ProRettore dell’Ateneo ed ordinario di letteratura latina, del francesista Giuseppe Merlino, profondo esperto della cultura francese tra Otto e Novecento, e del professor Matteo Palumbo, ordinario di Letteratura federiciano e grande conoscitore del teatro napoletano. Presenti inoltre i protagonisti de “La Carmen”, Gaia Forte e Roberto De Francesco. Gli studiosi, servendosi anche dell’esperienza degli attori, hanno illustrato in modo limpido ai tanti presenti la storia dell’opera, riallacciandosi anche al teatro napoletano (in particolare alla sceneggiata) e sottolineando l’importanza di Carmen nella storia dell’Opera, del  teatro e del cinema.

Emozionante poi il discorso di Mario Martone, che ha ripercorso tutta la sua straordinaria carriera: dai primi spettacoli d’avanguardia, con la fondazione della compagnia Nobili Di Rosa, insieme ad Andrea Renzi, all’incontro con Enzo Moscato e la trasformazione di Nobili di Rosa in Falso Movimento, passando per l’incontro con Toni Servillo e la creazione di Teatri Uniti, fino alla direzione del Teatro Argentina di Roma, che segnerà la storia del nostro teatro moderno. Le gigantesche opere teatrali di Martone, come l’Edipo Re e le Operette Morali di Leopardi, si affiancano ad una produzione cinematrografica, se possibile, ancora più fruttuosa e costellata di premi: il suo primo film “Morte di un matematico napoletano“, sponsorizzato dal Banco di Napoli, fu un successo di pubblico e critica e portò all’attenzione del grande pubblico lo straordinario talento di Toni Servillo, fin lì praticamente sconosciuto al cinema. Il 1995 fu poi l’anno del film che lo ha consacrato come uno dei massimi esponenti del nostro cinema, “L’amore molesto” interpretato da quella meravigliosa Anna Bonaiuto, musa del regista nonché sua compagna di vita. Fino ad arrivare poi agli ultimi due capolavori del regista, “Il giovane favoloso” grande biografia leopardiana ma, soprattutto, quel “Noi Credevamo” del 2010 che è frutto di un massiccio studio della storia e che ci consente di guardare la storia dell’unità d’Italia da un altro punto di vista, ben lontano dalle adulazioni dei libri di storia scolastici. Martone è un regista-studioso, che in in 24 anni di carriera cinematografica ha realizzato appena 8 film (più un breve episiodo del film I Vesuviani). “Mi ricordo dei miei inizi” – dice il regista, visibilmente emozionato – “Ero con degli amici, tra cui Enzo Moscato, a Nisida. Avevamo vent’anni, e tanta voglia di fare. Stavamo bevendo una birra e io dissi che DOVEVAMO assolutamente fare qualcosa, narrare. fu così che realizzammo l’Otello“.

La presentazione de “La Carmen“, che è stata al centro dell’incontro di ieri, ha fatto tuttavia da apripista alla presentazione del nuovo corso di laurea magistrale in “Discipline della Musica e dello Spettacolo” nell’Ateneo federiciano: l’istituzione di questo corso consentirà agli studenti di intraprendere un nuovo ciclo di studi specialistici nel campo della musica, del cinema e delle Discipline dello Spettacolo in generale.

La Federico II amplia così ulteriormente la sua offerta formativa, inserendo un corso di laurea magistrale di cui molti sentivano il bisogno e che mancava nella nostra città. Al grande Ateneo napoletano va dato, inoltre, il merito di attirare a sé personaggi di assoluta eccellenza e spessore culturale: chi scrive ha potuto incontrare, grazie alle iniziative della Federico II, Fred Wiseman prima, Paolo Sorrentino poi e adesso Mario Martone. L’università è un patrimonio da difendere, un polo importantissimo per la formazione dello studente prima e dell’uomo poi. Anche se il mondo sembra andare in un’altra direzione, lastricata di economicismo, l’Università, e le facoltà umanistiche in particolare, rappresentano, finora, l’unico tentativo che la società sta facendo per restare nell’humanitas ed allontanarsi dalla ferinitas.

Domenico Vitale