Chernobyl, 30 anni dopo il disastro nucleare

0
285

Il 26 aprile 1986 all’1.23 di notte, avvenne la catastrofe nucleare più grave della storia: l’esplosione del reattore nucleare numero 4 della centrale di Chernobyl, nel nord dell’Ucraina. Tra le cause dell’incidente si indicarono gravi mancanze del personale, sia tecnico che dirigente e problemi relativi alla struttura e progettazione dell’impianto stesso.

La nube di materiale radioattivo che fuoriuscì dal reattore ricadde su vaste aree contaminandole. Qualche ora dopo gli abitanti di Prip’jat’ il centro abitato più vicino a Chernobyl, vennero fatti evacuare il più lontano possibile a bordo di autobus senza dar loro alcuna spiegazione. Circa 130 000 persone furono portate in salvo provocando un esodo di massa e un conseguente spopolamento dell’area.

Sono passati 30 anni, ma il lavoro per rendere sicura la zona non è ancora finito (il termine previsto è il 2023) e molti aspetti legati alla vicenda sono rimasti ignoti.

Ancora sconosciuto il numero di vittime. Il rapporto stilato nel 2006 dal Chernobyl Forum registrava 65 morti a cui andavano ad aggiungersene 4000 negli anni successivi a causa di tumori e leucemie, mentre Greenpeace ne ipotizzò 100 000. Dei 150 000 liquidatori ucraini, ossia coloro che hanno messo a repentaglio la propria vita per limitare i danni dovuti all’esplosione, 30 000 sono deceduti nel corso degli anni.

Juan Esposito, ingegnere nucleare dell’INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare) ha spiegato ai microfoni ‘’ Sono passati 30 anni, esattamente il tempo di dimezzamento del Cesio 137 disseminato in Ucraina e nel resto d’Europa. Ce ne vorranno almeno 150 perché sparisca del tutto’’. La salute delle poche persone rimaste, quindi, è ancora in serio pericolo.

2016-04-06T120422Z_1639533921_GF10000372383_RTRMADP_3_BELARUS-CHERNOBYL-WILDLIFE_MGZOOM
Lupi grigi filmati dalle telecamere installate dai ricercatori.

Ciò nonostante l’area nei pressi dell’ex centrale pullula di vita. Gli esseri umani sono 158, ma forte è la presenza animale. I ricercatori dell’Università americana della Georgia hanno documentato l’insediamento di diverse specie tra cui alci, lupi, cinghiali e volpi attraverso delle telecamere piazzate nella cosiddetta ”zona di alienazione”, cioè l’area off limits nel raggio di 30 km dal luogo del disastro.

I filmati hanno permesso di stabilire che i livelli di radiazioni non influenzano la presenza degli animali anche se per capire gli effetti della contaminazione sulla fauna e per definirne il tasso di sopravvivenza servono maggiori studi. Chissà, magari un giorno Chernobyl tornerà a vivere.

Vincenzo Nicoletti

 

NESSUN COMMENTO