Henri Cartier-Bresson al PAN di Napoli

0
1493
Cartier-Bresson
Il PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, dal 28 aprile al 28 luglio 2016 ospiterà la mostra fotografica “The Mind’s Eye”, con ben 54 scatti del celebre fotografo Henri Cartier-Bresson.
Definito non a caso come “l’occhio del secolo” per la molteplicità delle sue istantanee che hanno documentato molti eventi storici, tra surrealismo e Resistenza francese durante la seconda guerra mondiale, tra cinema e fotogiornalismo, le sue fotografie si incastonano come la cronistoria dell’intero XX secolo e, nonostante il realismo schiacciante di cui sono innegabilmente impregnate, trasudano sublime bellezza e armonico splendore.
Cartier-Bresson
“Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.”
Così dichiarava Cartier-Bresson, a proposito di ciò che per lui era fonte di vita. Egli inaugura una nuova forma d’arte fotografica. Sfugge al formalismo arido, agli sterili e squallidi sorrisi d’occasione, protagonisti indiscussi della fotografia fino a poco tempo prima. Al contrario, egli è alla ricerca del “momento decisivo”, dell’ “istante in cui tutti gli elementi che si muovono sono in equilibrio”, di quell’attimo “irripetibile, da afferrare tempestivamente” in cui tutto trabocca di spontaneità e realismo.
“Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.”
Cartier-Bresson
Con il preziosissimo aiuto della sua Leica che “è diventata il prolungamento del mio occhio e non mi lascia più”, le sue istantanee non sono la pedissequa e insulsa raffigurazione di ciò che prosaicamente caratterizza la realtà, non obbediscono agli inespressivi stereotipi accademici e formali, al contrario egli ribalta e sovverte ogni regola. L’espressività dei volti immortalati esorbita, così come la loro intemperante autenticità, la loro sterminata naturalezza. Le fotografie di Henri Cartier-Bresson sono “sincere”. Non c’è una tecnica ben precisa a cui dover conformarsi e da dover adoperare, tutto è lasciato alle briglie dell’improvvisazione, del fulmineo lasso di tempo da dover cogliere e saper sviscerare nei suoi microscopici dettagli che svelano sempre una perfetta armonia.
“Quando mi interrogano sul ruolo del fotografo ai nostri tempi, sul potere dell’immagine, ecc. non mi va di lanciarmi in spiegazioni, so soltanto che le persone capaci di vedere sono rare quanto quelle capaci di ascoltare.”
Cartier-Bresson
Il fotografo, sempre fedele alla sua liturgia per la genuinità degli scatti, biasimava l’accompagnamento delle didascalie alle immagini. Egli, infatti, sosteneva che:
“Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi. Sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”.
Henri Cartier-Bresson, obbedendo alla sua vocazione per il fotogiornalismo, collaborò anche al fianco del regista Jean Renoir e realizzò un documentario, “Le Retour”, sul ritorno in patria dei prigionieri di guerra e dei deportati.
“Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo.”
L’inaugurazione della mostra, “The Mind’s Eye – Henri Cartier-Bresson”, si terrà al PAN, giovedì 28 aprile 2016 dalle 18.30 alle 19.30 e sarà presieduta da Simona Perchiazzi. 
Clara Letizia Riccio

NESSUN COMMENTO