“Desidera” in scena al Nuovo Teatro Sanità

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Dal 22 al 24 aprile Il Teatro nel Baule, con la regia e la drammaturgia di Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli, ha portato in scena Desidera al Nuovo Teatro Sanità (NA).

Lo spettacolo è vincitore dell’Avviso Pubblico, un’opportunità per i giovani teatranti di trovare uno spazio per esprimere se stessi. Proprio in questo modo è nata la storia che è riuscita a rapire il pubblico, commuoverlo e regalargli un po’ di quella leggerezza, quella delicatezza e quell’amore che forse meritiamo un po’ tutti.

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“Questo progetto è nato da una ricerca.” Ci spiega Simona Di Maio. “Siamo partiti da una serie di immagini che abbiamo col tempo modellato su musiche ed effetti di luce. È come se fosse stata un’opera sommersa che abbiamo dovuto a man mano portare a galla, come una rovina. Il tema del desiderio e dell’amore li abbiamo invece estrapolati da poesie, esperienze personali e dalla lettura del romanzo di Exupery.”

L’intera vicenda di Desidera si costruisce sul ricordo, una continua presenza che si basa su un’assenza che toglie il fiato, inaccettabile, sofferta.

desideraUn aviatore è ormai anziano, costruisce i suoi aeroplani di carta in una stanza in cui gli oggetti si fanno testimoni di un passato che non c’è più, come se il dannunziano Andrea Sperelli ricamasse con le teorie montaliane. Ogni cosa comunica con l’aviatore, gli apre una finestra che affaccia alla sua gioventù che, prepotente, si fa spazio nel suo presente di solitudine. Gli attori Giuseppe Brancaccio, Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio e Dimitri Tetta, sulle note delle musiche originali di Tommy Grieco, hanno interpretato le varie fasi della vita di due giovani innamorati che non hanno potuto coronare il loro dolce sogno.

Il giovane Revier ha una passione: gli aeroplani. Il classico sogno che da bambino ti accompagna fino all’età adulta, forse per influsso di una buona stella, riesce a diventare realtà con il solo di prezzo di qualche scaramuccia con la sua dolce Simòne, orgogliosa di lui, stanca del suo continuo lavorare. Le scene sul palco si intrecciano di continuo, presente e passato si fondono e quei litigi innocenti diventano lunghi silenzi tra due persone piene di vita. Ma Revier deve partire e i due devono separarsi, mettere in pausa quell’amore a cui non sanno rinunciare. L’unico modo che hanno per tenersi in contatto è quello di scriversi, finchè Simòne si ammala, e le lettere non volano più.

Come un uccellino smarrito si ritrova tra le mani di tre medici, rapidi, con nessuna empatia. La scena si fa tagliente, fredda, i ballerini sembrano marionette mosse dai fili di una routine che disarma. “In questo modo ho voluto rappresentare la sensazione che abbiamo un po’ tutti quando entriamo in un ospedale. I muri bianchi ci fanno sentire a disagio, i medici parlano di operazioni e cose terrorizzanti come se fosse tutto nella norma.” Suggerisce la regista di Desidera.

Alla morte di Simòne il mondo si spegne, gli aeroplani di carta vengono distrutti, il Revier del passato guarda negli occhi quello presente. Cosa resta ora? Il lenzuolo e il cappotto di Simòne sono pieni d’aria e della sua essenza, ma vuoti di lei. Continuano ad intermittenza ad affacciarsi immagini che rimandano all’idea di assenza, lo spettro della ragazza si aggira nella mente dell’anziano che cerca un modo di ritornare indietro, disperato. L’unico tempo vivibile è quello della memoria.

“Ah, Revier.. nella tua vita non hai mai dato molto spazio all’amore, ma ne hai avuto il tempo. [..] Ho sempre agito come se qualcosa superasse in valore la vita umana. Ma cosa..? Perdonami Simòne, non si può tornare indietro..”

Un aereo viene costruito da pezzi di ricordi, l’anziano aviatore sale a bordo tra le risa della sua bella amata.

“Non ami la tua casa? Lo fai per le stelle?”

“No, per non sentirmi vecchio..”

L’ atmosfera evanescente e ovattata è resa possibile dal tipo di interpretazione da teatro muto. È il corpo e non le parole a comunicare, come se ogni singolo muscolo stia suggerendo un’emozione, un messaggio, fin troppo forte da affidare alla sola voce. Le emozioni sono distese su tutta la persona.
“Si costruiscono le emozioni con gli oggetti e le luci, tutto deve essere organico. La chiave è chiedersi di continuo: come parla il mio corpo?” sono le parole di Di Maio, fiera di uno spettacolo che come un viaggio tende a fluttuare e a restar sospeso, come sono le stelle per un aviatore.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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