Virus, cambiamo prospettiva

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Certe volte l’avversario è troppo duro o troppo astuto per essere sconfitto in maniera diretta, in un confronto faccia a faccia, seppur farmacologico. E’ il caso dei virus e della molteplicità di patologie ad essi correlate.

Un mondo strano quello dei virus, a metà tra la vita e qualcos’altro che ancora non siamo riusciti ad identificare bene. Potenti, capaci di infettare, uccidere e replicarsi, ma anche di difendersi strenuamente mutando per resistere alle terapie che sviluppiamo. Alleati formidabili al tempo stesso, capaci di farci comprendere i segreti della genetica come nessun altro. Forti ma al contempo deboli, perché dipendenti quasi esclusivamente dall’organismo ospite.

Diciamola tutta, nella guerra ai virus la medicina e la ricerca sono state sempre un po’ in difficoltà, molto di più che con i batteri rispetto i quali le terapie antibiotiche nel corso del tempo hanno raggiunto importanti traguardi.

Escluso l’ambito dei vaccini infatti (parentesi a parte, soprattutto in tempi di “antivaccinismo), molte delle patologie indotte da virus, dall’influenza all’HIV, possono essere cronicizzate o limitate ma difficilmente sconfitte del tutto. Si ripresentano sotto mentite spoglie, spesso mutate e più aggressive.

Ad essere buoni un pareggio, quello tra scienza e virus.

Allora ecco l’idea geniale e lungimirante, ancora una volta italiana, cambiare punto di vista sull’intera questione, andando ad individuare le molecole cellulari indispensabili alla replicazione, e alla vita stessa del virus con l’obiettivo di bloccarne l’espressione mettendo così KO il patogeno.

E all’Istituto di Genetica Molecolare dell’Università di Siena sembrano esserci riusciti a cambiare prospettiva, almeno per quanto riguarda il modello animale (che ricordiamolo, è tutt’ora un cardine fondamentale della ricerca).

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I ricercatori infatti hanno individuato quelle componenti della cellula umana che sono indispensabili al ciclo vitale del virus. Bloccandone l’espressione si può inibire la replicazione dell’intruso, evitando resistenze farmacologiche e con una minore selettività, vantaggio questo non indifferente.

Nello specifico, lo studio è incentrato sul legame tra l’enzima cellulare Ddx3 e il virus dell’HIV, mostro sacro ormai da anni della ricerca.

L’aspetto più interessante però è che gli scienziati si sono accorti strada facendo che l’enzima in questione è indispensabile ad una ampia varietà di virus, oltre che al virione dell’HIV, aprendo un mondo e lasciando i presupposti per una scoperta epocale.

Qual è il vero nocciolo della questione quindi? E’ la possibilità di produrre, in un futuro che tutti ci auguriamo prossimo, un trattamento ad ampio spettro capace di intervenire su diversi tipi di virus, a prescindere dalle mutazioni che il nostro acerrimo nemico è in grado di mostrarci.

Inutile sottolineare l’ampiezza e l’applicabilità di un eventuale farmaco basato su tale principio. Basta solo ricordare che conosciamo molti tumori indotti da virus e questa scoperta permetterebbe un passo in avanti di proporzioni enormi.

Ma, rimanendo nell’ambito delle prospettive, anche questo passaggio va visto per quello che è, ovvero l’inizio di un percorso scientifico di certo rivoluzionario ma ancora molto lontano da quella che speriamo sarà una soluzione effettiva.

C’è una cosa però che è certa e immediata, il fatto che possediamo le armi più potenti che si conoscano, la fantasia e la creatività. Certe volte sembrano non funzionare ma, come questa storia dimostra, è solo questione di puntarle nel verso giusto. Se lo facciamo possiamo sconfiggere tutti gli avversari, e anche sbloccare l’eterno pareggio uomo contro virus.

http://www.pnas.org/content/early/2016/04/21/1522987113

http://www.askanews.it/servizi-pcm/innovazione-scientifica-e-tecnologica/universita-siena-e-cnr-unico-farmaco-contro-ogni-infezione-virale_711795241.htm

Mauro Presciutti

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