Camorra, indagini su Stefano Graziano (PD)

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stefano graziano
stefano graziano

Suscita scalpore, in questi giorni, il nome di Stefano Graziano, consigliere regionale del PD, del quale è presidente in Campania, associato al filone di indagini della DDA di Napoli, che ha portato agli arresti di 9 persone, tra le quali l’ex-sindaco della città di Santa Maria Capua Vetere, Biagio Di Muro.

Nel pomeriggio di martedì 26 Aprile sono scattate le prime perquisizioni di Carabinieri e Guardia di Finanza nelle due abitazioni dell’esponente democratico, Stefano Graziano, a Roma e a Teverola (Caserta), nonché nei suoi uffici consiliari nel Centro Direzionale di Napoli.

L’ipotesi formulata dalle autorità giudiziarie è di concorso esterno in associazione mafiosa per il consigliere, che si sarebbe posto come punto di riferimento politico e amministrativo del clan Zagaria.

Stefano Graziano avrebbe chiesto – e ottenuto – appoggi elettorali dai Casalesi in occasione delle scorse regionali campane. Nelle intercettazioni emerge il ruolo dell’imprenditore Alessandro Zagaria, omonimo del boss Michele Zagaria, come anello di congiunzione del clan casertano con Di Muro, nelle quali discutono del sostegno elettorale a Graziano.

Il consigliere Stefano Graziano si sarebbe attivato – pur non costituendo un atto illecito per la Dda napoletana – per favorire i lavori di consolidamento del Palazzo Teti Maffuccini, nella città di Santa Maria Capua Vetere.

Lo storico edificio, durante il Risorgimento alloggio di Giuseppe Garibaldi e luogo della firma della resa di Capua, è stato sottratto nel 1996 a Nicola Di Muro, padre dell’ex-sindaco sammaritano, referente locale nelle torbide vicende di Terra dei Fuochi, secondo le testimonianze del pentito Carmine Schiavone.

Nel 2007, per porre fine allo stato di abbandono dell’immobile, l’ente comunale caleno presenta alla Regione Campania un progetto ambizioso per recuperarlo, del valore di 12 milioni di euro, cifra ritenuta alta per stanziarne i finanziamenti.

Soltanto 3 anni dopo, nel 2010, vede la luce il Pon di sola messa in sicurezza dell’edificio, la cui gara d’appalto, che ha subito numerosi rallentamenti, viene poi assegnata alle ditte “Archicons” dell’ingegnere Guglielmo La Regina e “Landre Srl” di Marco Cascella.

Il gruppo di imprese, aggiudicatosi un appalto per un totale di 9 milioni di euro, finisce nel mirino delle indagini dei pm Giordano, D’Alessio, Sanseverino e Landolfi, con l’accusa di legami col clan Zagaria, che porta all’arresto di 9 persone tra amministratori e funzionari: tra questi proprio l’ex-sindaco Di Muro e i componenti della commissione di gara nominata, Roberto Di Tommaso e Vincenzo Manocchio, che avrebbero favorito le ditte di La Regina e di Cascella, che hanno corrisposto tangenti per un valore di 70.000 euro.

La notizia rappresenta un terremoto per il PD, al quale appartengono tanto Di Muro quanto Stefano Graziano, che si autosospende dal partito ma che non rinuncia affatto al seggio di consigliere regionale.

Il politico aversano, già protagonista di continui cambi di casacca con lo scioglimento della DC, ha curato in prima persona il passaggio dei consentiniani nelle liste di supporto al candidato dem Vincenzo De Luca, durante le scorse regionali, scatenando un vespaio di polemiche tra i democratici Casertani.

Non ultime quelle di Rosaria Capacchione, le cui parole ci ricordano come la cultura politica di Nicola Cosentino non abbia ancora lasciato un territorio martoriato dal suo oscuro intreccio tra economia e politica: anzi, ora più che mai quella cultura sta vincendo perché la sua rete di relazioni si sta alimentando del rampantismo di una classe dirigente giovane e aggressiva, la cui folle scalata al potere rischia di ergerli a nuovi eredi della stagione di “Nick o’ mericano”.

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