“IL-33”: la proteina contro il morbo di Alzheimer

0
426

È possibile che una molecola endogena (come ad esempio una proteina) possa reagire contro lo stato infiammatorio al livello del Sistema Nervoso Centrale (stato che caratterizza una delle patologie che maggiormente è in grado di compromettere le capacità cognitive, ovvero il morbo di Alzheimer)? Quali sono i meccanismi patologici che caratterizzano questo morbo? E in che modo tale molecola può regredire i sintomi e gli effetti di tale malattia?

Le placche amiloidi, cioè depositi proteici situati all’esterno dei neuroni, e gli aggregati neurofibrillari, che invece corrispondono a depositi proteici situati all’interno di tali cellule, a lungo andare vanno ad inibire le connessioni neuronali, portando ad una morte cellulare e la perdita del tessuto nervoso soprattutto nella zona del cervello denominata “ippocampo”; tale stato patologico è denominato morbo di Alzheimer.

Le placche e gli agglomerati proteici che si vengono dunque a formare sono la conseguenza di uno stato cronico di infiammazione del tessuto nervoso. Lo stato flogistico che interessa il sistema nervoso al livello centrale conduce ad un circolo vizioso che determina un sempre maggior accumulo di placche amiloidi e agglomerati neurofibrillari con una conseguente perdita di neuroni.

Tra le varie terapie utilizzabili contro questo morbo non vi è alcun farmaco che possa regredire gli effetti della patologia, ma la novità in campo scientifico è la scoperta di una molecola endogena di natura proteica prodotta dal nostro stesso organismo chiamata “IL-33”.

Tale molecola individuata durante un promettente studio condotto sui topi da neuroscienziati della University of Glasgow e della Hong Kong University of Science and Technology. Questo nuovo studio è stato pubblicato sui proceedings of National Academy of Science.

La proteina IL-33 sembra agire andando a diminuire non solo il numero ma anche le dimensioni delle placche di amiloide situate all’esterno dei neuroni. Tale risposta, che determina la regressione di questo stato infiammatorio, a quanto pare è una conseguenza della mobilitazione delle “cellule spazzino” della microglia.

Il professor Eddy Liew, della Glasgow University, che ha contribuito a coordinare la ricerca su tale proteina, ci spiega: “Il nostro studio si è concentrato sulla IL-33, una proteina della classe delle interleuchine sintetizzata da diverse cellule dell’organismo e particolarmente abbondante a livello del midollo spinale e del cervello. In particolare, abbiamo voluto indagare il ruolo terapeutico della IL-33 in un gruppo di topi che sviluppano i danni tipici dell’Alzheimer con l’invecchiamento. Abbiamo scoperto che l’iniezione della IL-33 porta, nel giro di una settimana, a dei miglioramenti della memoria e delle facoltà cognitive nei topi affetti da Alzheimer se comparati con topi sani della stessa età“.

Dunque la molecola IL-33 sembra essere un ottima soluzione al fine di contrastare il morbo. Ma questa molecola potrà avere anche risvolti pratici? Ovvero, potrà essere utilizzato in ambito clinico al più presto?

Il professor Liew continua spiegando che: “L’impatto che il nostro studio potrà avere nell’uomo è ancora tutto da vagliare. Diversi indizi ci suggeriscono che la IL-33 possa avere delle applicazioni nei pazienti affetti da Alzheimer. Per esempio, studi precedenti hanno mostrato l’associazione tra mutazioni della IL-33 e il morbo di Alzheimer. Inoltre, il cervello di pazienti con il morbo di Alzheimer contiene una quantità minore di IL-33 rispetto agli altri“.

Dunque affinché il farmaco possa essere usato anche sull’organismo umano saranno necessari ancora altri studi e ricerche, ma le analisi e le conclusioni dei ricercatori dimostrano la validità di tale molecola nel sconfiggere il morbo di Alzheimer.

Umberto Celardo

CONDIVIDI
Articolo precedente“La Camorra non vale niente”
Articolo successivoSpagna senza governo, il 26 giugno si torna al voto
Nato a Napoli, nel 1993.Nutre sin dall'inzio interesse per le materie scientifiche, quali in particolare: l'anatomia, la biologia e la chimica. Oltre all'interesse per la pallanuoto, diventata poi una grande passione. Nel tempo ha accresciuto sempre più la fame di conoscenza per la chimica farmaceutica, indirizzo nel quale si sta laureando.

NESSUN COMMENTO