Il Mondo in Questione: il dominio di Trump, l’arresto del consulente Regeni e…

Ecco Il Mondo in Questione, la rubrica che vi racconta gli avvenimenti più interessanti accaduti nel mondo in quest'ultima settimana.

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Buongiorno e ri-bentrovati alla rubrica del sabato di Libero Pensiero. Con Il Mondo in Questione cerchiamo di raccontarvi gli avvenimenti più interessanti che sono accaduti nel mondo in quest’ultima settimana. Pronti? Partiamo!

VENEZUELA, NUOVO CONFLITTO TRA POTERI

mondoLo scorso lunedì, il Tribunal Supremo de Justicia del Venezuela ha giudicato illegittima la riforma costituzionale proposta dai partiti dell’opposizione, che attualmente hanno la maggioranza in Parlamento. La modifica alla Costituzione prevedeva la possibilità di accorciare il mandato presidenziale, attualmente settennale, nonché l’applicazione immediata di tale soluzione, allo scopo di ridurre il termine residuo di governo Maduro. Venuto a conoscenza della decisione, il leader delle opposizioni Allup ha definito i giudici supremi «senza vergogna», desiderosi di impedire che al governo Maduro sia posta fine «in maniera costituzionale, pacifica ed elettorale». Non è la prima volta che il potere legislativo e quello giudiziario si scontrano in Venezuela: ecco perché assume ancora più significato la riforma del numero di giudici costituzionali, in corso da inizio aprile. L’opposizione sta tentando di aumentare il numero di componenti del Tribunal, allo scopo di isolare quelli di simpatie chaviste e renderli meno decisivi in occasione dei sindacati di costituzionalità.

RUSSIA, OPPOSIZIONE ACCERCHIATA E INTIMIDITA IN PIAZZA

mondoNel corso di due diverse manifestazioni pacifiche, tenutesi ieri dall’opposizione a Vladimir Putin in due distinti quartieri di Mosca, alcuni estremisti nazionalisti hanno tentato di intimidire e dissuadere dalla protesta i leader della piazza, tra cui la scrittrice Ljudmila Ulitskaja, tra le figure più rappresentative di Memorial, la più antica organizzazione per i diritti umani russa, e Aleksej Navalnyj, celebre in occidente per le sue battaglie anticorruzione. All’indirizzo del secondo è stato anche lanciato del liquido, che però non ha ferito l’attivista. Le tensioni politiche in Russia, già all’ordine del giorno e perlopiù non riportate dai media ufficiali, sono ormai all’apice in vista dell’anniversario del 9 maggio, celebrazione della vittoria sul nazifascismo: in quella data sono attese grandi celebrazioni da parte della propaganda governativa, sempre più intenzionata a cavalcare l’onda del nazionalismo e della nostalgia della potenza sovietica, ma anche e soprattutto importanti contromanifestazioni da parte delle opposizioni.

DONALD TRUMP VUOLE RICOSTRUIRE LA POTENZA MILITARE AMERICANA

mondoDa questo martedì sappiamo che con ogni probabilità Donald Trump sarà il candidato repubblicano alle presidenziali USA. Il tycoon ha infatti vinto in tutti e cinque gli stati in cui si votava, mettendo una seria ipoteca sulla vittoria finale. In una conferenza di 40 minuti realizzata il giorno dopo la schiacciante vittoria, Trump ha parlato non più come un candidato, ma già come un ipotetico presidente, nonostante la battaglia con la sua controparte democratica sia ancora in divenire. Particolarmente forti sono state le sue dichiarazioni riguardo la futura politica estera americana da lui auspicata, una politica che dovrebbe basarsi sul suo ormai celebre motto America first, ovvero “gli interessi americani prima di tutto”. Donald Trump ce l’ha soprattutto con l’amministrazione Obama, da lui accusata di aver perseguito una strategia fallimentare: «La pericolosa idea che gli USA potessero esportare la democrazia in nazioni che ad essa non erano interessate».Ha criticato poi il recente accordo sul nucleare con l’Iran, per poi inveire contro «gli alleati dell’America oltreoceano, che non pagano il giusto prezzo per la loro sicurezza. Quei Paesi devono contribuire alle spese della loro difesa oppure gli Usa devono lasciare che si difendano da soli. Se sarò eletto presidente – ha continuato Trump – Gli USA torneranno forti».

ARRESTATO CONSULENTE EGIZIANO DELLA FAMIGLIA REGENI

mondoIl consulente egiziano, Ahmed Abdallah, della famiglia Regeni è stato arrestato, tra il 24 e il 25 aprile, stando a quanto affermato dal legale della famiglia e dalle autorità egiziane «per aver protestato senza permesso». Tuttavia, secondo le fonti della procura generale egiziana «la questione non ha nulla a che vedere con la famiglia Regeni». Ahmed, comunque, è il presidente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà di una ONG, la quale esercita attività di consulenza per i legali dei familiari del ricercatore italiano trovato morto al Cairo. Il consulente, per ora, sconterà qualche giorno di custodia cautelare, anche se le accuse nei suoi confronti sono molto pesanti al punto da rischiare di rimanere in carcere per tanto tempo prima che si arrivi ad una sentenza. Le accuse rivoltogli, nello specifico, sono: adesione ad un gruppo terroristico, attacchi contro la polizia e istigazione alla violenza contro il governo e la Costituzione egiziana. La famiglia Regeni, comunque, ha mostrato molta preoccupazione per i fatti accaduti attorno all’uccisione del loro caro.

 ATTENTATO NELLA CAPITALE DEL BURUNDI

mondoCinque persone hanno perso la vita durante un attacco condotto con armi da fuoco e granate, in un distretto della capitale del Burundi, considerato una roccaforte degli oppositori del presidente Pierre Nkurunziza. Questo è solo l’ultimo di numerosi attacchi fra le forze governative e gli oppositori che si susseguono senza sosta dall’aprile 2015, quando Nkurunziza aveva annunciato una controversa candidatura per il terzo mandato presidenziale, in seguito ottenuto dopo le elezioni svoltesi in luglio. L’attacco di giovedì notte è avvenuto in un bar nel quartiere di Musaga, dove le proteste contro il presidente erano cominciate lo scorso anno. L’attentato ha avuto luogo alle 22 e 10 circa, quando un commando di uomini armati, in abiti civili, ha aperto il fuoco contro un piccolo bar. Tra le vittime sono presenti un bimbo di appena tre anni ed un militare fuori servizio.

STATUNITENSE AI LAVORI FORZATI IN COREA DEL NORD

mondoUn cittadino statunitense è stato condannato a dieci anni di lavori forzati in Corea del Nord perché accusato di essere una spia e un sovversivo. Si tratta di Kim Dong-chul, arrestato nel mese di ottobre nel nord-est del paese, per essere entrato in possesso di una pennetta USB contenente, per le autorità nordcoreane, informazioni militari e nucleari assolutamente riservate. Tuttavia dagli Stati Uniti non sono trapelate dichiarazioni, poiché vi è il rischio che, commentando pubblicamente il caso, possa complicarsi l’eventualità di un rilascio, visti anche i rapporti non idilliaci a causa della recente politica nucleare condotta dal governo di Pyongyang nei mesi scorsi.

Hanno collaborato: Galileo Frustaci, Ludovico Maremonti, Andrea Palumbo, Valerio Santori

 

 

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