Kasper Schmeichel: nel nome del figlio

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Kasper Schmeichel

Il peso di un cognome, di crescere all’ombra di un genitore che, nonostante possa amarti ed adorarti, sarà sempre più grande di te, indipendentemente dalla vita che farai. Kasper Schmeichel da bambino si allenava in campo col padre Peter, in quel di Old Trafford. Ne imitava i movimenti, voleva emulare quel genitore così grande, non solo per la stazza imponente, ma per quel palmarés che non finiva mai, che annoverava tra le altre cose 5 titoli di Premier League, una Champions League nel triplete del 1999 e quel leggendario europeo del 1992.

Peter convince suo figlio Kasper ad entrare nel settore giovanile del Manchester City, facendogli abbandonare l’amata pallamano, sport molto popolare nei paesi del nord Europa. Da lì, tre prestiti a Darlington, Bury e Falkirk, prima di essere richiamato alla base da Sven Goran Eriksson. I paragoni con il padre si sprecano ed iniziano a gettare ombre su Schmeichel jr, troppo piccolo per l’ombra di quella leggenda, con troppi difetti, soprattutto sulle palle alte. Alcune partite con gli Sky Blues, e poi altri prestiti, ancora in quelle leghe minori che lo avevano visto protagonista, in quelle aree di rigore delle categorie inferiori, dove gli avversari ti fanno passare ogni voglia di azzardare le uscite dalla tua porta. Schmeichel passa prima per Coventry, per poi essere ceduto al Notts County, ancora in quarta divisione, dove arriva il primo titolo, con la promozione in Football League One. Troppo misero, troppo poco per gioirne davanti a quel genitore, che nel 1994 ti diede il permesso di salire sul pullman per festeggiare la seconda Premier League della carriera.

Peter e Kasper Schmeichel
Peter e Kasper Schmeichel

Schmeichel è ancora il figlio di Peter quando passa al Leeds, per giocare la Championship 2010/2011, nonostante gli interminabili anni di gavetta lo avessero fatto migliorare molto, tecnicamente ed interiormente. Era già un ragazzo che provava a non far caso al cognome dietro la maglietta, quando il suo mentore Eriksson lo volle al Leicester City, di cui era dirigente. In quella piccola provincia, bagnata dal fiume Soar, famosa per la grande presenza di volpi, Schmeichel ottiene un nono posto al primo anno, poi la folle semifinale di Playoff nel 2012/2013, persa in un lasso di tempo brevissimo che va dal rigore sbagliato da Knockaert al gol di Deeney, che mandò il Watford a Wembley. Schmeichel e i Foxes rimandano la promozione all’anno successivo, in una stagione da 102 punti e da solo 43 gol subiti in 46 partite.

Kasper ritorna ad essere il figlio di Peter, nel campionato che lo aveva visto esordire giovanissimo col City, evidenziando ogni suo difetto. Ma è uno Schmeichel diverso, più sicuro di sé, che sta mettendo alle spalle l’ombra del padre. Il primo anno è la prova del fuoco per tutta la squadra, capace di rimontare il Manchester United dall’1-3 al 5-3, ma che soffrirà terribilmente, chiudendo con soli 13 punti fatti, arrivano ad essere distante dalla salvezza anche di 7 punti. Kasper gioca solo 24 partite per via di un infortunio al piede, ma al suo ritorno risulterà decisivo nella cavalcata fino al 14esimo posto in Premier.

Il meglio però, doveva ancora venire. La Premier 2015/2016 è un campionato inverosimile, con il Chelsea che naufraga a metà classifica, l’Arsenal ancora preso dalla prova di maturità che non supera mai, United e Liverpool che lottano per l’Europa. Destino vuole che sia proprio il Leicester del neo-allenatore Claudio Ranieri ad inserirsi in una improbabile lotta al titolo, per chi li dava per spacciati ad inizio stagione, per quei Bookmakers che pagano 5000 volte la posta. Schmeichel non è più il figlio di Peter: è un portiere maturo, cresciuto anche sui suoi difetti, capace di tenere la porta inviolata per 15 volte, in questo Leicester City dei miracoli. Sempre il destino, ha donato a Kasper la possibilità di regalare il titolo ai Foxes proprio nello stadio che ha reso il padre Leggenda, in quel Teatro dei Sogni che ha visto Schmeichel imporsi sugli attaccanti avversari. Ed anche stavolta è andata così: l’1-1 finale ad Old Trafford ha visto Kasper chiudere la saracinesca sui tentativi dei Red Devils, fino a quell’uscita decisiva al 92esimo su Depay e Rooney.

Il pareggio finale a Manchester ed il Monday Night tra Chelsea e Tottenham regalano matematicamente la prima Premier League al Leicester, grazie anche a Kasper Schmeichel, quel portiere quasi 30enne che ha vissuto la gavetta delle leghe minori, cresciuto all’ombra di un padre troppo ingombrante per essere dimenticato, ma che ha saputo essere più forte anche di questo. Kasper non smetterà mai di essere il figlio di Peter, ma il cognome Schmeichel ora non è più un peso: è storia del calcio.

Andrea Esposito

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