Perché l’Europa dell’Est tende ad essere più a destra dell’Europa meridionale? Ridurre il tutto a meri ritorni di fiamma, come quella che caratterizza da mezzo secolo le destre identitarie continentali, sarebbe fuorviante oltre che errato.
La risposta è invece semplice ripercorrendo la storia dei paesi dell’Est.

Jarosław Kaczyński poland
Jarosław Kaczyńskii, l’uomo forte in Polonia

Partiamo per esempio dalla Polonia. La storia polacca degli ultimi due secoli ci racconta di una nazione cattolica sin dai tempi dell’Ordine Teutonico partita tra la Prussia protestante e la Russia ortodossa, un popolo la cui identità nazionale risalente ai tempi del Commonwealth polacco-lituano, che pure nominalmente era una monarchia elettiva, non è mai venuta meno. Dopo la costituzione dello Stato nazionale indipendente nel 1919, la Polonia, tendenzialmente conservatrice, e subito coinvolta nello scontro contro i bolscevichi che avevano iniziato la loro scalata al potere nella costituenda Unione Sovietica. L’odio anti-russo, cementato da oltre un secolo di occupazione zarista, è dunque emerso con forza ed ha permeato sin dagli albori la politica della Repubblica di Polonia.
La stessa Solidarność, l’organizzazione guidata da Lech Wałęsa, è stata una piattaforma liberale contrapposta al potere sovietico. I partiti socialisti, dopo la caduta del muro di Berlino, non hanno mai più avuto rilevanza in Polonia, anche perché ritenuti un’eredità dello straniero occupante.
Non deve dunque stupire come, prima con Donald Tusk, poi con i Kaczyński ed il loro partito Diritto e Giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość in lingua originale), in Polonia si assista sempre di più all’ascesa di una mentalità che va ad attingere alle radici nazionali del cattolicesimo – grazie anche all’influenza sin dalla sua elevazione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II – e della diffidenza dagli stranieri circostanti, come tedeschi e russi, ma anche degli immigrati e del resto dei paesi comunitari.
Un ulteriore fattore è dato dalla censura, al pari del nazismo, che colpisce il comunismo in Polonia ed in paesi ritenuti democratici come Ucraina, Lituania, Lettonia, Georgia ed Indonesia.

norbert hofer fpö ultradestra austria
Norbert Hofer, l’uomo che può spezzare gli equilibri in Austria

“Austriæ Est Imperare Orbi Universo”, Spetta all’Austria regnare sull’intero mondo, recitava un antico motto di casa Asburgo.
Con questa convinzione l’Austria ha oppresso, o quantomeno trattato da subalterne, le altre etnie del vecchio Impero: italiani, ungheresi, boemi, moravi, slovacchi, sloveni e croati.
Dopo il crollo della monarchia asburgica, per qualche anno seguirono tensioni tra i cristiano-sociali ed i socialdemocratici: ebbero la meglio i primi, finché non si sviluppò sul modello italiano un fascismo guidato da Engelbert Dollfuss e dal successore Kurt von Schuschnigg, fino all’Anschluss nazista del 1938. Occupata dalle truppe alleate dal 1945 al 1955, l’Austria ha avuto governi popolari fino al 1970 e socialdemocratici fino al 2000, quando la destra è tornata al potere. Da alcuni anni, però, lo scenario politico austriaco è frammentato tra popolari, socialdemocratici e destre sempre crescenti, grazie anche ad una Große-Koalition che scontenta un po’ tutti.
Ecco allora che non è una sorpresa, bensì un fatto preannunciato, che il partito di destra nazionalista FPÖ di Norbert Hofer sia stato il più votato alle presidenziali del 24 aprile, seguito a sorpresa dai Verdi: e non sarà una sorpresa se, al ballottaggio, sarà proprio Hofer ad affermarsi, e ad imporre al governo una politica più stringente sui migranti e meno vicina a Bruxelles.

Viktor Orbán hungary
Viktor Orbán, il risoluto leader magiaro preso ad esempio nei Paesi dell’Est

Parlando di Austria è quasi automatico pensare all’Ungheria, che per secoli ha condiviso la monarchia asburgica.
La storia ungherese dopo la Grande Guerra è più movimentata di quella austriaca: abbiamo infatti un paese cattolico e dall’identità nazionale ben marcata (anche dalla lingua, che non è né germanica né slava) che con una rivolta negli ultimi giorni del conflitto diventa una Repubblica Democratica durata un inverno: poi, il 21 marzo 1919, giunge la “rossa primavera” della Repubblica Sovietica di Béla Kun, durata anch’essa qualche mese ed oltretutto afflitta da una guerra civile tra bianchi e rossi esattamente come la Russia post-zarista. Nel 1920 l’ammiraglio Horthy ristabilì una monarchia della quale fu nominato reggente, prima in vece di Carlo d’Asburgo e poi della Vergine Maria, alla quale l’Ungheria e la Corona sono consacrate. L’Ungheria di Horthy fu anticomunista ed antisemita, tanto che si avvicinò all’Italia fascista e all’Austria di Dollfuss, salvo poi subire l’occupazione nazista dopo un tentativo di negoziare una pace separata con gli Alleati nel 1944.

1956 soviet tanks budapest
Autunno 1956: i carri armati sovietici sorvegliano le strade di Budapest

“Liberata” dai sovietici nel 1945, nella neonata repubblica magiara le forze preponderanti sono quelle dei piccoli proprietari e quelle dei contadini, che però vengono estromessi dai comunisti grazie alla volontà degli occupanti. Dieci anni di occupazione stalinista portarono, non appena ce ne fu la possibilità grazie ad Imre Nagy, ad una rivolta studentesca che divenne popolare, tanto radicale – con la fine del monopartitismo e l’uscita dal Patto di Varsavia, accompagnata dalla richiesta di supporto alle Nazioni Unite – che il leader sovietico Nikita Chruščёv inviò l’Armata Rossa a reprimere l’insurrezione di Budapest.
In seguito alla duplice repressione, sovietica e interna, il Partito Comunista tentò qualche riforma finché, spontaneamente e pacificamente, giovani ed intellettuali non riuscirono a partire dal 1988 a guidare una transizione dal comunismo sovietico ad una democrazia moderna: liberal-conservatori fino al 1994, socialdemocratici fino al 1998, liberal-conservatori fino al 2002 con Viktor Orbán, socialdemocratici fino al 2010 per poi arrivare, nuovamente con i liberal-conservatori di Orbán, ad un governo di marcata impronta nazionalista che ha messo in discussione «l’ideologia occidentale europea», diventando il modello da seguire per molti paesi dell’Est.

tomislav karamarko hdz croatia
Tomislav Karamarko, leader dell’Unione Democratica Croata, partito di maggioranza

La Croazia è stata per secoli una dipendenza del Regno d’Ungheria, fino a quando nel 1918 ha costituito, con serbi e sloveni, uno dei nuclei etnici di quello che sarebbe diventato il Regno di Jugoslavia, ovvero degli slavi meridionali (jug vuol dire sud in quasi tutte le lingue slave). Dopo vent’anni di regime militarista serbo fu concesso alla Croazia lo status di provincia autonoma, ma servì a ben poco per conciliare le tensioni etniche, e nel 1941 fu creato il Regno di Croazia (comprendente anche la Bosnia e l’Erzegovina) retto nominalmente dal Duca d’Aosta e de facto dalle milizie fasciste degli Ustaše di Ante Pavelic, pur sotto l’occupazione congiunta di italiani e tedeschi. Cominciata nel 1941 stesso la resistenza comunista sotto la guida del croato Josip Broz, il famoso Maresciallo Tito, la Croazia tornò nel 1945 ad essere parte della Jugoslavia, risorta come Repubblica Socialista Federativa.
In seguito alla guerra tra serbi e croati durata dal 1991 al 1995, la Croazia indipendente ha conservato la dicotomia: gli eredi del Partito Comunista sono diventati Socialdemocratici, mentre il blocco nazionalista croato ha assunto le varie sfumature della destra, dal centro all’estrema destra, ed ha guidato con l’Unione Democratica Croata (HDZ, Hrvatska Demokratska Zajednica) il paese dal 1990 ad oggi, fatte salve una parentesi tra il 2000 ed il 2003 ed una tra il 2011 e gennaio 2016, quando l’HDZ è tornata ad essere il partito di maggioranza relativa.

unione sovietica europea
Una rappresentazione dell’Unione Europea agli occhi di un cittadino medio dell’Est

La risposta all’interrogativo iniziale trova dunque risposta relativamente semplice: nell’Est Europa la destra si impone là dove la presenza socialista è ricordata come oppressiva o negativa, ed anche là dove l’Unione Europea è percepita come un dominatore al pari di come lo fu nei decenni passati l’Unione Sovietica.

Simone Moricca

NESSUN COMMENTO