L’eredità di Eszter di Sàndor Màrai

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“L’eredità di Eszter” è un libro dello scrittore ungherese Sàndor Màrai, più famoso per un altro romanzo, “Le braci”.

Eszter è una donna di mezza età, bella e intelligente, che vive gli ultimi anni della sua vita in una grande casa insieme a Nunu, una sua lontana parente. Non è sposata perchè da vent’anni aspetta il ritorno dell’unico uomo che abbia mai amato, l’unico grazie a cui per un breve periodo lei abbia provato «quel senso d’allarme continuo che è stato il vero significato della sua vita», Lajos.

Lajos, appunto, il protagonista maschile del romanzo, è un mascalzone. Bugiardo, libertino, egoista e un vero e proprio mistificatore che altera tutto ciò che racconta con astuzia e malafede, Eszter lo descrive adducendogli «l’assoluta mancanza di senso della realtà, una spiccata tendenza alle fantasticherie più strampalate, il bisogno inconsapevole e ossessivo di snocciolare una frottola dopo l’altra; mentiva e sognava ma esercitava un fascino immediato, come i sortilegi maligni praticati nei baracconi delle fiere. Parlava sempre come se stesse recitando le frasi di un libro. Ma io credevo in lui, ero convinta che la sua strada fosse diversa da quello della gente comune. Per me era un genio.»

In realtà è uno dei peggiori personaggi mai raccontati nella storia della letteratura: vent’anni prima chiede Eszter in sposa e poi da un giorno all’altro, cambia idea e decide di sposare la perfida sorella, Vilma:

«Lajos non era mai stato crudele con me; d’altra parte non si può certo dire che fosse buono nel senso stabilito dai manuali scolastici. Era malvagio? Non ho mai avuto questa sensazione. Ma mentiva, è vero, mentiva come urla il vento, con una specie di forza primordiale, con allegria indomabile. Riusciva a mentire in modo incredibilmente pittoresco. A me, per esempio, aveva mentito dicendo di amarmi, di amare soltanto me. Poi aveva sposato mia sorella Vilma, forse perchè lei era più graziosa o forse perchè quel giorno tirava la tramontana. Non mi disse mai il motivo della sua decisione.»

Alla morte di Vilma, Eszter che non smette di credere a un’improvvisa redenzione dell’amato, accetta in dono da lui un anello di grande valore della sorella defunta:

«Sarebbe stato certamente più al sicuro nel mio armadio che nel disordine che intorno a Lajos fiorisce con la stessa abbondanza con cui attecchisce l’erbaccia nel clima adatto. Poteva venderlo o perderlo al gioco, pensai, e mi sentii quasi commossa per il fatto che lo avesse dato a me. E nel momento – Signore, dammi la forza di essere sincera! -, nel momento stesso in cui avevamo calato la bara di mia sorella nella fossa, avevo sperato effettivamente che fosse ancora possibile rimettere in sesto la vita di Lajos e la mia.»

La dura verità non tarda ad arrivare: Lajos, da grande ingannatore quale è, prima di donare il gioiello alla donna, fa sostituire tutte le pietre di valore con dei falsi:

«Lajos mi aveva ingannato anche in quel caso, così come aveva fatto sempre, in tutto.»

La seconda parte del libro narra gli eventi che accadono nel presente, cioè venti anni dopo l’abbandono: quando Lajos senza aver accennato a una promessa di ritorno, effettivamente ricompare nella vita della protagonista. Un giorno arriva una lettera in cui l’uomo annuncia la sua visita imminente senza però specificarne il motivo… Eszter, ingenua com’è, crede che voglia pagare tutti i debiti in sospeso:

«Torna per guardare in faccia il passato e per tenere fede alla parola data. Aveva finalmente trovato il coraggio di affrontare i suoi creditori! All’improvviso non temevo più il nostro incontro.»

Purtroppo il motivo per cui Lajos sarebbe tornato era molto meno altruistico di quello che la protagonista immagina.

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Copertina del libro

Il personaggio di Lajos ha una forza romanzesca incredibile: è un attore capace di piangere senza effettivo dolore nè per pura commozione, imbriglia i sentimenti e le passioni con la forza dei suoi sortilegi, ma in realtà è un uomo debole, insicuro, che può sopravvivere solo grazie alle sue menzogne. La sua vita è tutta una commedia.

Eszter personaggio ancora più debole, ma in un altro senso, gli è assolutamente devota. Non riesce a dirgli di no neanche quando lui le porta via l’ultima cosa che ancora non le aveva rubato. Non ha carattere, non ha la forza delle grandi eroine della letteratura tanto da lasciarsi sopraffare dal bieco ingannatore.

L’Eredità di Eszter è un breve libro, di appena 137 pagine, edito da Adelphi, ricco di passione e di dramma. Una storia raccontata con un bel ritmo che presenta scene così assurde e irreali da provocare nel lettore un divertimento dal gusto amareggiante. Ricco di flashback che servono a far venire man mano a galla tutti gli inganni e i segreti che nella vita non tardano mai a ripresentarsi.

Maria Pisani

 

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