«Siamo uno Stato musulmano e per questo dobbiamo avere una costituzione religiosa», queste le parole del presidente del Parlamento turco e membro del partito di maggioranza, l’Akp di Erdoğan, Ismail Kahraman, le quali hanno suscitato una forte polemica all’interno della società turca, tanto forte da spingere gli oppositori laici in strada a protestare per ribadire che la Turchia non può essere uno Stato musulmano, ma deve rimanere laico, così come vuole la Costituzione turca del 1980, sorta sotto il golpe militare, che adesso il Presidente della Repubblica Erdoğan ha annunciato di voler cambiare.

In questo clima, il 26 aprile 2016, oltre 100 persone hanno manifestato davanti al Parlamento turco di Ankara, mentre altri 300 manifestanti sono stati dispersi tra cariche della polizia e proiettili di gomma ad Istanbul nel quartiere di Kadikoy.

Dal canto suo, l’AKP ha cercato di frenare le polemiche parlando per bocca del Presidente del Consiglio Ahmet Davutoğlu, secondo cui la laicità dello Stato non sarà oggetto di riforma costituzionale e persino il Presidente della Repubblica, Erdoğan, in una visita ufficiale a Zagabria ha dichiarato: «La mia visione su questo è la seguente. La realtà è che lo Stato dovrebbe avere un uguale distanza da tutti i credi religiosi. Questo è il laicismo». Isolato dal suo stesso partito, Kahraman ha detto che si trattava di opinioni personali.

Se dunque anche l’AKP è dovuto intervenire per cercare di frenare lo scontro, il contrasto tra il laicismo e i sostenitori di una maggiore connotazione della Turchia come Stato islamico è qualcosa di realmente esistente. Lo stesso AKP, che non a caso conta tra i suoi parlamentari individui controversi come Kahraman, ha fatto della religione il centro della propria azione politica, cercando di rilanciare la presenza dei musulmani in politica. L’AKP di Erdoğan è, infatti, una forza politica che ha le proprie radici in quei partiti che sono stati banditi dalla Corte Costituzionale perché avevano quale obiettivo quello della “islamizzazione” della Turchia, e questo per molti cittadini turchi è stato un problema con cui confrontarsi fin dal 2011, quando il partito di Erdoğan vinse per la prima volta le elezioni.

Ed anche oggi Erdoğan cerca di mettere a tacere le opposizioni che continuano ad accusarlo di voler usare questa riforma costituzionale, che tutti i partiti ritengono necessaria a modernizzare e democratizzare la Turchia, per accentrare su di sé il potere politico, con il rischio ulteriore di minare la laicità dello Stato già messa in pericolo dall’azione di governo del partito di maggioranza. L’AKP di Erdoğan ha infatti ammesso il velo nei luoghi pubblici come le università ed il Parlamento, l’AKP è lo stesso partito che negli anni ha affermato che la laicità è stato uno strumento nelle mani delle élites per sopprimere i cittadini musulmani e mantenerli a distanza dai luoghi di potere.

Lo scontro tra la Turchia laicista e quella che invece vede nella religione musulmana il cuore della cultura politica e sociale del paese è in realtà uno scontro ancora aperto al di là dei toni distensivi dimostrati da Erdoğan e dalla sua formazione politica, che fin dai suoi albori nel 1982 fu accusata di voler importare in Turchia il sistema giuridico islamico, la Sharia. Il problema è che, nonostante la Turchia sia un paese a maggioranza nettamente musulmana (97,8% alle ultime rilevazioni, contro uno scarso 2% che non professano alcun culto) e che una buona parte dell’elettorato musulmano si riveda nel partito di Erdoğan, in realtà secondo le ricerche condotte dal professor Howard Esseinstat, uno specialista della Turchia alla St. Lawrence University di Canton, New York, rivela che appena il 12% dei cittadini turchi vorrebbe un paese retto dalla legge islamica.

Secondo alcuni osservatori politici, tuttavia, la Turchia necessita di un nuovo dibattito politico sulla laicità, dato che la situazione è molto cambiata da quando Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della repubblica, vedeva nella religione islamica uno strumento di reazione da tenere lontano dalla sfera pubblica, perché la forza politica di Erdoğan si è proprio basata sul problema del rapporto tra islam e vita politica del paese.

Antonio Sciuto

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