Marvel, Captain America civil war: film deludente o geniale?

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Il 4 maggio è uscito nelle sale italiane l’attesissimo film Marvel Captain America: civil war dei fratelli Anthony e Joe Russo, destinato ad essere il finale della trilogia sul “cap” preceduta da Captain America – the first avenger (il primo vendicatore) e Captain America – the winter soldier (il soldato d’inverno).

La trama di civil war prende le mosse da una missione di Natasha Romanoff, Scarlet, Steve e Falcon presso lo stato del Wakanda che porta a gravi conseguenze per la popolazione locale. Quest’operazione, che viola la sovranità nazionale, più le precedenti dell’intera squadra Avengers, portano i vertici delle Nazioni Unite a decretare la necessità di un patto fra 117 paesi che limiti l’autonomia degli eroi. Patto che stranamente il libertino Toni Stark sarebbe disposto a firmare mentre il Capitano, da sempre abituato ad eseguire ordini, proprio non ne vuol sapere poiché intento a ricercare il suo amico “Bucky” alias il Soldato d’inverno ma, mentre Natasha è a Vienna per la firma, durante il Congresso, esplode una bomba che determina la morte proprio del re del Wakanda. Tutti, compreso un nuovo eroe comparso sulla scena, ossia “Pantera nera” (poi si scoprirà essere il figlio del re ucciso), credono sia opera del soldato d’inverno e lo ricercano. Inizia una contesa fra il team di Rogers, che ha dalla sua parte Scarlet, Occhio di falco, Ant man, Falcon ed il Soldato d’inverno, contro Stark, che conta su Spider man, Visione, Natasha, War machine a Pantera nera. Il tutto condito da un bacio fra l’ex vicina di casa di Steve, che si scopre essere la nipote della sua amata Peggy, e da un finale in cui Rogers libera da una prigione super sicura gli eroi che lo avevano appoggiato.

Il film, in perfetto stile Marvel, fonde azione, forse più del solito, ed ironia, forse eccessivamente meno del solito, ma stavolta c’è qualcosa di diverso rispetto ai due precedenti capitoli della saga.

Il primo episodio, infatti, era incentrato su un impacciato e patriottico Rogers che voleva arruolarsi ad ogni costo e del suo amore per la bellissima Peggy Carter, terminato tragicamente come lo stesso protagonista, mentre il secondo è incentrato sull’amicizia per Bucky e sui sensi di colpa che anche un eroe valoroso come Steve ha dovuto sopportare per non aver saputo difendere la vita del suo migliore amico.
Il capitolo finale, invece, sembra più lento a dispetto della presenza di tanti eroi che in Avengers avevano garantito l’attenzione dello spettatore per tutta la durata del film vuoi perché le scene di pura azione sono poche rispetto ai film precedenti, vuoi perché forse i registi Marvel stavolta si sono lasciati prendere la mano e, in perfetto stile Batman v Superman, hanno pensato di mettere insieme tanti eroi per attirare persone al botteghino non valorizzando la trama. Sì, perché lo spettatore di Avengers e Avengers – Age of Ultron, ed in generale dei film Marvel, è uscito sempre dalla sala più incuriosito di quando è entrato sui film futuri e sugli eroi comics in generale. Era uno spettatore incuriosito dagli sviluppi futuri, ma che aveva certezze e dava un senso a ciò che aveva visto, come il finale ad esempio, perché ci si aspetta anche un finale dall’ultimo capitolo di una trilogia. Lo spettatore di Civil war probabilmente ha pensato “Ma è davvero questo il finale?” o “Tutti questi eroi, War Machine rischia la vita per un errore -il primo, ndr– di Visione e il Cap per poco non uccide Stark per cosa? Solo per salvare Bucky da Iron Man dopo che ha scoperto la morte dei genitori per mano di un manipolato Winter Soldier?”. Steve Rogers che, a fine film, tira fuori tutti i suoi compagni di avventura è la negazione della cultura militare che ha contraddistinto il Capitano nei primi due episodi della trilogia ed in Avengers 1 e 2. Assieme all’evoluzione “responsabile” di Iron Man a causa della perdita di Pepper, potrebbero rappresentare due temi interessanti da sviluppare in futuro, ma senza sapere il perché ci siamo sostanzialmente ritrovati quasi invertite le qualità tipiche dei due protagonisti. Abbiamo, però, parlato nuovamente di temi futuri perché il messaggio che vogliamo far passare è proprio questo: il film è tutta una trama transitoria e forzata per portare al finale “Spider man will return” e ad Avengers – Infinity war: nulla più, nulla meno; una discussione sull’autonomia dei vendicatori era necessaria, ma se dal cast si tolgono i veri devastatori di città, come Thor ed Hulk, la potenza distruttiva si abbassa in maniera esponenziale.
Altra decisione discutibile è la mancata scelta di concludere la interessante ed avvincente trilogia di The amazing Spider Man oppure è la decisione più azzeccata visto il non-finale della storia del Cap.

Ferdinando Paciolla

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