Pino Maniaci, l’eroe cazzuto

Pino Maniaci era un eroe. Adesso è tacciato di essere un estorsore. Innocente fino al terzo grado, ma della sua innocenza è debito dubitare.

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Pino Maniaci

Pino Maniaci, in Sicilia, era un eroe, fino a pochi giorni fa, una di quelle persone il cui nome fa pensare una sua parola: “cazzuto”, termine con cui nella maledetta isola da cui scrivo si indica chi abbia il coraggio di un folle, un po’ dirompente e un po’ aggressivo.

Pino Maniaci era così, e ce ne voleva di coraggio per fondare in Sicilia una piccola emittente televisiva che quotidianamente raccontava la mafia dei territori, quella più insidiosa, quella che gestisce le elezioni, quella che decide chi farà il sindaco, quella che determina la maggioranza, nei piccoli come nei grandi centri. Sui giornali nazionali non fa nessuna notizia sapere che il comune “X” di poche migliaia di abitanti sia stato sciolto per infiltrazioni mafiose, anche se, comune per comune, si scopre che a Palermo e dintorni il voto libero sia l’illusione di pochi ed è facile votare liberamente personaggi che parlano di legalità ma di legale hanno soltanto l’atto di acquisto della loro casa.

Telejato faceva questo: parlava delle piccole cose. Mi sia concesso citare un personaggio accademico che ama ripetere: «E’ nelle piccole cose che si nasconde la corruzione della pubblica amministrazione». Ed è vero, sia sufficiente ricordare che Tangentopoli è nata da un evento piccolo, un fenomeno corruttivo locale di un esponente locale di un partito nazionale, che ha mostrato invece la grandezza di un sistema.

Insomma: Pino Maniaci era uno che qualcosa nella sua vita per rendere, con i suoi piccoli sforzi, quest’isola un posto migliore, li aveva fatti. O almeno così sembrava.

Quando è uscita la notizia nessuno l’ha presa sul serio. Gli errori giudiziari esistono, un’imputazione non fa una condanna, si è innocenti fino al terzo grado. Qualcuno mi aveva anche esposto la sua versione dei fatti: è una bolla di sapone, esploderà dopo i primi articoli. Non ho detto nulla: non ero informato. Pino Maniaci è innocente fino al terzo grado di giudizio e potrà professarsi innocente anche nel caso di sentenza penale passata in giudicato: è un suo diritto, e certo un articolo di giornale non può sostituire un processo, con le garanzie del contraddittorio, l’eloquenza dei pubblici ministeri, la retorica degli avvocati, con i codici, le norme, le interpretazioni ed i mezzo i fatti, le verità, che pur sempre sono verità processuali. Qualche dubbio però sulla sua presunta innocenza c’è e si scorge. Non si tratta di carte, piccoli documenti, frasi estemporanee. Si fosse trattato di questo stareste leggendo un qualcosa di diverso. Si tratta di video, testimonianze.

L’imputazione è una estorsione, ossia un “ottenimento di un ingiusto profitto mediante violenza o minaccia. In pratica, secondo le accuse, il caro Maniaci non guadagnava molto con la sua televisione, ma aveva capito che una sua denuncia poteva significare molto, poteva infangare il buon nome di un amministratore. Così arrivava la minaccia: dammi i soldi o domani parlo di te sulla mia rete. Ovviamente, ad essa conseguiva l’ingiusto profitto, perché nessun sindaco ha molta voglia di essere tacciato di essere un mafioso, che lo sia o meno realmente.

Beffa delle beffe: l’estorsione è un reato che in qualsiasi manuale di diritto penale viene indicato come tipico mezzo delle associazioni a delinquere di stampo mafioso per ottenere profitti. Ed il diritto penale si muove contro di lui, i provvedimenti sono seri, di quelli che si usano quando c’è fondato pericolo, fondato sospetto. Lui che aveva dedicato così tanto tempo e tanta passione alla lotta alla mafia (forse). Per quanto possa essere implausibile, in cuor mio spero di svegliarmi un domani, poter andare da quel “qualcuno” e dirgli: «Avevi ragione tu! Un errore giudiziario! Una maledetta bolla di sapone! Un procuratore in cerca di notorietà, un abile costruttore di prove false, un gioco come tanti che ispira la brezza di mare dai tempi di Verre! Spero che almeno gli chiedano scusa».

Ma un’ultima cosa va detta. Con tanta facilità si parla di questo caso come di “mafia dell’antimafia”. I distinguo sono d’obbligo. Esistono associazioni contro la mafia che vengono gestite da soggetti sospetti che sperano di recuperare quanto la giustizia gli ha sottratto, ma non è questo il caso. Questa è una estorsione, per quanto possa esserlo purtroppo e non certo per fortuna.

Vincenzo Laudani

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