Allarme Ispra: pesticidi in aumento in fiumi e laghi

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Dal ”Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque” dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) relativo al biennio 2013-2014 è emerso che la percentuale di antiparassitari nei fiumi, laghi, torrenti e acque sotterranee è in aumento rispetto all’anno precedente.

Durante i controlli sono state trovate 224 sostanze diverse: gli erbicidi sono quelle più rinvenute e la presenza di fungicidi e insetticidi è in crescita. Fra i pesticidi off-limit c’è il glifosato e il suo metabolita AMPA, il diserbante più diffuso e più discusso del momento dato il probabile rischio cancerogeno. Ci sono poi neonicotinoidi, finiti nel mirino delle autorità sanitarie in quanto sono i maggiori responsabili della moria di api e di altri insetti impollinatori.

Secondo i dati forniti le acque superficiali ”ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1284 punti monitorati (56,9% nel 2012), 274 dei quali hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientale. Per le falde acquifere la presenza di sostanze chimiche è aumentata lievemente: dal 31 % del 2012 al 31,7% del 2013-2014. Il 6,9% delle acque sotterranee ha una percentuale di tossicità superiore agli standard imposti dalla Comunità Europea.

L’inquinamento è più diffuso nella pianura padano-veneta, anche perché lì sono più frequenti i monitoraggi. In alcune aree la contaminazione è molto più elevata del dato nazionale: in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna arriva a oltre il 70% dei punti delle acque superficiali, mentre in Toscana e in Umbria rispettivamente 90% e 95%. L’Ispra ha, però, precisato che la copertura del territorio è tutt’altro che omogenea e molti dati relativi al centro-sud non sono mai arrivati. Molise e Calabria non hanno fornito alcuna informazione, mentre per altre regioni mancano i numeri sulle acque sotterranee.

Paradossalmente l’aumento dell’inquinamento dell’acqua è in controtendenza con i dati sulle vendite dei pesticidi che rispetto al 2001 sono diminuite del 12% e del 22% per i principi attivi. La nostra agricoltura è sempre più attenta a limitare erbicidi e pesticidi inquinanti, ma ciò nonostante dal 2003 al 2014 i punti contaminati in superficie sono aumentati del 20%.

L’Ispra ha fornito due spiegazioni. La prima è è che in molte aree del centro-sud sta emergendo una contaminazione che prima, semplicemente, non veniva rilevata. La seconda è che la la risposta dell’ambiente è molto lenta: i tempi di smaltimento dei pesticidi sono molto lunghi soprattutto per quanto riguarda le acque sotterranee. In alcune aree sottoterra l’accumulo di inquinanti non può essere eliminato, ma al massimo gestito arrivando così a punti di non ritorno. Questo triste fenomeno rende una situazione già di per se critica ancora più preoccupante.

Vincenzo Nicoletti

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