Napoli – Questa mattina il blitz ai danni della paranza dei bimbi, che ormai da mesi afflige i vicoli del centro storico partenopeo. Insieme agli agenti della Squadra Mobile di Napoli, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che già da mesi avevano dato avvio all’indagine coordinata dai sostituti procuratori della Repubblica partenopea Francesco De Falco e Henry John Woodcock e dal sostituto Filippo Beatrice.

Il blitz di oggi ha dimezzato il numero delle famiglie che si impongono sul territorio del centro storico di Napoli: sono i Sibillo, i Giuliano, i Brunetti e  gli Amirante che fanno da padrone nelle zone Forcella-Duchesca e Maddalena, dopo la faida con il clan Mazzarella per il controllo del territorio.

Associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da guerra con l’aggravante del metodo mafioso sono i reati a cui dovranno rispondere i 20 in manette. Tra i giovanissimi che ormai “facevano scuola” controllando il centro storico napoletano, anche due adulti: Vincenzo Sibillo, padre dei baby boss Emanuele e Pasquale Sibillo (rispettivamente, ucciso in un agguato e in carcere), e Daniele Napoletano fratello maggiore del baby killer Antonio Napoletano, affiliato al clan Sibillo.

blitzMa non solo uomini sono finiti in cella. Come da tradizione camorristica , quando nel clan si crea un vuoto di potere maschile, sono le donne ad intervenire prendendo in mano la gestione del gruppo criminale. Così è stato anche questa volta: tre sono le donne arrestate che, al fianco dei giovani muschilli, “tiravano avanti” il clan. Le tre gestivano le piazze di spaccio.

La rete delle vendite al dettaglio di sostanze stupefacenti è stata, infatti, la più colpita dal blitz delle Forze dell’Ordine di questa mattina. Smascherati e portati in cella coloro che garantivano la “robba”, chi controllava e organizzava le piazze di spaccio e gli spacciatori (che vendevano la droga persino a domicilio). Un duro colpo inferto anche ai mercati neri di armi da guerra, utilizzate sicuramente nelle faide tra clan e chissà se si fermassero poi nelle mani dei camorristi o se da questi venissero poi passate in mani ancora più pericolose.

Il blitz di oggi è la terza fase di un’azione già iniziata mesi fa per fermare le nuove leve del potere camorristico che, rimaste ormai scoperte le poltrone degli storici boss, esercitano una violenza irrazionale che si traduce in plateali e imprevedibili rappresentazioni di forza (omicidi, “stese”, colpi di pistola in aria e cortei di moto armati).

Lucia Ciruzzi