Libero Pensiero, seguendo le elezioni universitarie, intervista il candidato al CNSU del Quarto Distretto Alessio Grancagnolo, Link-Studenti Indipendenti, studente del terzo anno della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania.

Posto che, dati alla mano, gli studenti universitari non sembrano particolarmente interessati alle elezioni del CNSU, tanto che quando questo organo è votato fuori dalle elezioni interne l’affluenza è molto bassa, potresti spiegarci che funzioni ha quest’organo?

«Il CNSU è il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Istituito nel 1997, è un organo formato da ventotto studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale, un dottorando e uno specializzando. Il Consiglio formula pareri e proposte al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca su questioni che riguardano il sistema universitario nazionale (riforme della formazione universitaria, i criteri per l’assegnazione del fondo di finanziamento ordinario, ecc.). Si tratta di un organo ben poco valorizzato, e una delle proposte che presentiamo è proprio quella di una sua radicale riforma, per garantire una maggiore incisività della sua partecipazione al processo decisionale del Ministero sul mondo universitario e un reale protagonismo degli studenti.»

Posto che esistono diverse liste al CNSU, perché hai scelto proprio quella di Link-Studenti Indipendenti?

«Innanzitutto per l’indipendenza, non sono molte le liste che non sono supportate da partiti o esponenti politici locali. Nel corso di queste elezioni universitarie ho visto molti candidati fare i selfie con politici della zona. Noi vogliamo portare una discussione politica reale  sui nostri temi all’interno delle università, non consolidare questo o quel partito e le sue strutture di potere.
Poi, naturalmente, per il programma: proponiamo misure per il diritto allo studio, con la copertura totale degli idonei alle borse di studio, mense e residenze a basso costo, una NO TAX area fino a 28.000 euro e una tassazione progressiva, per un sistema universitario più equo e accessibile a tutti.»

Con il gruppo del Collettivo Universitario Catanese avete fortemente contestato la presenza di esponenti del Partito Democratico che sono stati ospitati nelle ultime settimane nei locali dell’Ateneo, senza contraddittorio. L’autonomia dell’Università è forse una chimera?

«Su questo è bene fare una precisazione. Noi non contestiamo, come dice qualcuno, che la politica entri dentro le Università. Anzi, credo che sia necessario che si parli di politica, a maggior ragione nei luoghi del sapere, della cultura e del libero dibattito quali sono gli atenei. Il discorso è diverso quando l’evento è organizzato da un partito, con tanto di logo nella locandina, con discutibili interventi autocelebrativi sui peggiori provvedimenti del Governo (il Jobs Act, la “Buona Scuola”, il referendum costituzionale). A quell’evento erano presenti, tra gli altri, due senatori del PD, il Presidente della Regione Crocetta, il sindaco di Catania Enzo Bianco, i Giovani Democratici e un esponente del Megafono. E al termine del comizio non è stato nemmeno consentito un libero dibattito con i presenti… Altro che Partito Democratico! In quel caso l’Ateneo diventa teatro di eventi che poco hanno a che fare con la libera dialettica indispensabile entro le mura universitarie, assomigliando più a spot elettorali, peraltro a poche settimane dalle elezioni amministrative.
In passato è spesso accaduto che le università venissero utilizzate per fare carriera politica. Credo che il livello di guardia in questi casi non debba mai essere abbassato.»

Il ministro Boschi è stato a Catania, tu hai fatto un intervento molto critico durante l’assemblea alla Scuola Superiore. Credi che un’organizzazione degli studenti universitari possa dare un forte contributo alla campagna contro la riforma costituzionale, o è destinato a ridursi ad un atto sterile?

«Credo che in primo luogo gli studenti universitari debbano informarsi sulla riforma costituzionale e sui suoi potenziali effetti sulla nostra democrazia. Io penso che questa riforma, affermando nei fatti la supremazia del Governo sul Parlamento, porta a un mutamento della nostra forma di Governo e a un generale accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo. A differenza di quanto dicono Renzi e il ministro Boschi, una potenziale deriva plebiscitaria con questa riforma sarebbe possibile, se non probabile. In nome della governabilità e di una illusoria “democrazia decidente” si sacrifica la rappresentatività. Sarebbe interessante organizzare dei momenti di formazione all’interno delle università che confrontino l’attuale assetto costituzionale con quello previsto dalla riforma. E sì, penso che gli studenti universitari debbano prendere posizione su una riforma che potrebbe riguardare l’assetto istituzionale del Paese per i prossimi decenni.»

Di recente il CNSU ha reso parere favorevole relativamente al cambio del sistema del computo del voto di laurea di Medicina, da media ponderata ad aritmetica. Come avresti votato?

«Di certo avrei votato per l’irretroattività di questa modifica. Molti studenti avevano organizzato il proprio percorso universitario in funzione del regime precedente. Trovo inammissibile che si cambino le regole in corsa.»

Qual è la tua posizione rispetto alle limitazioni all’accesso universitario?

«Penso che le limitazioni dell’accesso all’istruzione universitaria degli ultimi anni abbiano dimostrato in tutta evidenza il loro fallimento. Recenti statistiche ci consegnano uno scenario impietoso: il numero di laureati in Italia è tra i più bassi d’Europa. Occorre un ripensamento complessivo del sistema universitario, partendo dall’abolizione del numero chiuso, che di fatto ha come conseguenza la marginalizzazione di molti studenti che si trovano totalmente esclusi dai canali formativi. La piena accessibilità dell’istruzione universitaria e della conoscenza sarebbe una grande conquista di civiltà.»

Oggi molti studenti hanno difficoltà a proseguire gli studi a causa di una tassazione non del tutto proporzionata al reddito. Credi sia possibile risolvere la detta problematica, tenuto conto delle riduzioni alla spesa imposta dalla politica nazionale?

«La battaglia sulla tassazione rappresenta un elemento centrale per rendere l’università realmente aperta a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza. Negli ultimi anni studiare è diventato sempre più un lusso e sempre meno un diritto. La tassazione, come previsto anche dalla Costituzione, deve fondarsi su criteri di progressività. Noi proponiamo una NO TAX Area per chi ha un reddito ISEE inferiore a 28.000 euro, una tassazione progressiva e l’eliminazione dell’aggravio per i fuori corso. Già quest’anno abbiamo condotto in tutto il Paese la lotta contro il nuovo ISEE/ISPE che escludeva migliaia di studenti dalle borse di studio e dai servizi per lo studio universitario (in primo luogo gli alloggi). Abbiamo registrato una parziale marcia indietro dal Ministero, che ha innalzato la soglia massima ISEE a 23.000 euro e quella ISPE a 50.000. Noi chiediamo, tra le altre cose, l’abolizione del parametro patrimoniale ISPE, principale responsabile dell’esclusione di migliaia di studenti che fino all’anno scorso risultavano beneficiari di borsa o alloggio. Ritengo che sia necessario cominciare a parlare di reddito di formazione e di welfare studentesco, per garantire l’autonomia sociale dei soggetti in formazione. Si tratta ovviamente di misure del tutto in controtendenza rispetto alle politiche della spesa pubblica. Ma crediamo sia indispensabile una risposta della politica.»

Qualche parola sulla LIP?

«La LIP (Legge di iniziativa popolare) per il diritto allo studio universitario rappresenta una proposta concreta per rendere l’università realmente accessibile. Proponiamo un reddito di formazione, l’eliminazione della figura dell’idoneo non beneficiario, NO TAX area per gli studenti meno abbienti, alloggi e mense a basso costo, borse di studio e borse dei servizi. Abbiamo lanciato la campagna “All in”, perché ormai ci giochiamo davvero tutto. Studiare non può più rappresentare una spesa insostenibile: deve essere un diritto garantito a tutti.
La nostra proposta, tra l’altro, è stata di recente firmata anche da insigni giuristi come Rodotà e Zagrebelsky.»

Grazie, Alessio, per la tua disponibilità.

Antonio Sciuto e Vincenzo Laudani

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