Faraone: l’indagato e la Boschi

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L'onorevole Davide Faraone

«Faraone ha tutte le carte in regola per governare».
Maria Elena Boschi congela la candidatura del responsabile welfare Davide Faraone e ipoteca la sua candidatura a presidente della Regione siciliana.

Il PD non manifesta malumori, ma non si sentono applausi, forse un gelo stridente con le aspirazioni degli altri contendenti. Da mesi circolavano voci di una candidatura del Sindaco di Catania Enzo Bianco, non molto gradito agli amministrati, ma pronto a rilanciare il suo nome con i 700 milioni di euro donati dal Governo da investire in tutto il territorio della città metropolitana che conta più di un milione di abitanti, un bacino elettorale non indifferente. Voci che sembrano confermate anche dalla sua costante presenza nel territorio: il sindaco che amava le stanze del Municipio improvvisamente torna ad amare le piazze, quelle piazze che nelle elezioni del 2012 avevano visto Grillo ma non avevano visto il PD. Un’operazione di rilancio che adesso potrà essere utile solo per le prossime amministrative comunali: il passaggio è rimandato.

Rosario Crocetta, invece, i suoi malumori, non li nasconde affatto. «Ci saranno due candidati» per il centrosinistra: lui e, a quanto pare, Faraone.
Che l’attuale presidente non avrebbe ottenuto la ricandidatura era evidente: il PD locale ormai da mesi dà ossigeno al suo governo solo per non essere travolto da un’eventuale elezione anticipata, che vedrebbe il centrodestra o i grillini vincitori. La Sicilia di sinistra ha sempre avuto ben poco, e la gestione dell’ex-sindaco di Gela, che poteva rappresentare il rilancio dopo anni di gestione cuffariana e lombardiana, ha invece avviato un inesorabile declino, con la Regione fanalino di coda in ogni statistica nazionale ed europea, specie in materia di lavoro: “Garanzia Giovani” ha dato poco a tanti, quasi tutti adesso tornati al mondo del lavoro nero.

Ma Faraone ha davvero le carte in regola?

Renziano doc, ha amministrato ben poco: neanche un assessorato regionale.
Ad onor del vero, ci ha provato con una candidatura alle primarie per sindaco di Palermo. Bocciato ancor prima di poterci provare: ultimo. Anche il suo operato da deputato all’Assemblea Regionale non ha trovato molto apprezzamento: eletto una volta e mai più riconfermato.
Secondo la Procura, però, qualcosa l’ha fatta: il peculato, ossia la sottrazione di denaro alla pubblica amministrazione, per le “spese pazze” del parlamento siciliano. Nell’inchiesta risulta indagata quasi tutta la politica siciliana. Faraone si dichiara sereno, certo della sua innocenza e sicuro di poter dimostrare di non aver mai sottratto denaro per fini personali. Anzi, sembra pronto ad usare questo evento per lanciare la sua candidatura: un’eventuale archiviazione gli consentirebbe di presentarsi quale uomo nuovo, uno dei pochi puliti in un’ARS che di pulito ha ben poco. Un eventuale rinvio a giudizio sarebbe invece la sua fine. Lo ha annunciato lui stesso: in questa evenienza sarebbe pronto a dimettersi e, se ne dovrebbe dedurre, a rinunciare alla candidatura alla presidenza della Regione. Il 15 luglio 2015 la Procura ha chiesto l’archiviazione del caso.

Il quotidiano Il Tempo riporta su richiesta di rettifica la notizia dell’accoglimento della richiesta di archiviazione della Procura per Davide Faraone, ma non è in grado di indicare fonti, salvo un articolo del 15 luglio 2015 che riporta la notizia della richiesta della Procura. Non ci risulta l’emanazione del decreto di archiviazione, né di un rinvio a giudizio o di una richiesta di supplemento delle indagini.

Faraone non è molto amato nel territorio. Senza troppi problemi ha annunciato di essere d’accordo con la costruzione del ponte di Messina – l’attuale sindaco della città Renato Accorinti è a capo del movimento “No Ponte” –, con la ripresa delle attività del MUOS (una base americana i cui apparecchi sarebbero dannosi per l’ambiente secondo alcuni tecnici e del tutto innocui secondo l’alto giudice amministrativo siciliano) e con la riforma dello Statuto regionale, riforma che rientra tra i programmi di Renzi: in caso di vittoria del sì al referendum costituzionale di ottobre, la Sicilia dovrebbe adeguarsi al nuovo sistema, maggiormente accentratore e statalista.

Tante incognite sul percorso di Faraone, che dovrebbe:

  1. uscire indenne dal caso “spese pazze”;
  2. uscire indenne dalle lotte interne al PD;
  3. uscire indenne dalla lotta con Crocetta, che potrebbe spezzare i voti del centrosinistra, regalando la vittoria al M5S o al centrodestra;
  4. riformare l’autonomia siciliana, alla quale tengono in molti, essendo stata la scusa e la difesa di molti affari sporchi e pasticci regionali.

Buona fortuna al sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Vincenzo Laudani

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