Eleonora de Majo, candidata con la lista demA

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eleonora de majo
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Elezioni comunali – Lista demA, intervista alla candidata al Consiglio Comunale Eleonora de Majo.

Continua il filone delle interviste ai candidati al Consiglio Comunale. Oggi abbiamo voluto dar voce ad un’altra candidata della lista demA (democrazia e autonomia), Eleonora de Majo, attivista del Laboratorio Insurgencia e ricercatrice precaria.

Eleonora de Majo, attivista del Laboratorio Insurgencia, sei stata in zone di guerra come Kobane, città a nord della Siria liberata dall’ISIS grazie all’esercito curdo e Idomeni, in Grecia, dove hai portato aiuti umanitari. Sei sempre stata attiva politicamente? Raccontaci un po’ come hai iniziato e perché.

“Ho iniziato a fare politica da giovanissima, alle scuole superiori, anche se il battesimo vero è arrivato con l’Onda, quello straordinario movimento universitario datato 2008 contro la legge 133 della finanziaria Tremonti – Gelmini, il primo vero atto di dimissione formale dell’università pubblica. Da allora l’attivismo è diventato il primo motore delle mie scelte di vita. Ho scelto un’organizzazione politica, Insurgencia, che mi ha convinta dal primo momento per le infinite articolazioni metropolitane, per l’eterodossia dei ragionamenti e per la spregiudicatezza politica. Da allora, quella è la mia ‘casa’ politica, la mia famiglia e la comunità con cui agisco il cambiamento in città. Abbiamo fatto tantissimo in questi anni e tanto continueremo a fare anche immediatamente dopo il 5 giugno perché, come diciamo spesso, noi non siamo una forza politica organizzata attorno alla scadenza elettorale. C’eravamo prima e ci saremo dopo, dando sempre priorità alle piazze e ai conflitti sociali che esprime la città”.

Quanto le esperienze fatte in campo politico ti hanno cambiata?

“Sicuramente mi ha cambiata più di ogni altra cosa il Kurdistan. Credo che ogni attivista almeno una volta nella vita debba toccare con mano una rivoluzione in atto, vera, resistente quotidianamente agli attacchi del ticket imperialista – jihadista. Lì ho innanzitutto conosciuto l’importanza e la radicalità di un progetto di democrazia reale che coinvolge donne e uomini nella gestione del territorio direttamente, assottigliando moltissimo il ruolo della delega. Ho imparato come si distrugge il patriarcato immaginando una società in cui tutte le cariche pubbliche sono divise a metà tra uomini e donne e ho imparato quanto è importante nei contesti politici la capacità di fare autocritica. Tutti questi insegnamenti mi hanno portata ad affrontare in modo diverso il ritorno a Napoli e a reinventare, insieme ai miei compagni e alle mie compagne, una prassi politica che abbia come modello fermo quello della confederazione delle autonomie e che, però, sappia vivere il presente utilizzando sempre la storia come terreno di occasioni da cogliere, non come processo da osservare alla finestra”. 

Ad oggi, cosa ti ha spinta a candidarti al Consiglio Comunale?

“Esattamente questa spregiudicatezza che non è ovviamente solo la mia ma è quella di tutti i compagni e le compagne di Insurgencia. Io credo che in questo momento storico esista un’occasione per le città europee. Questa occasione è fornita dall’attacco che, negli ultimi anni e soprattutto al sud, abbiamo subito dai grandi poteri finanziari e dalle lobby economiche nazionali ed internazionali. Ebbene, dinanzi a questo attacco che si traduce materialmente nel pareggio di bilancio, nei commissariamenti forzati e nella sottrazione di sovranità agli enti locali, si può decidere di non rispondere e di attendere una fase migliore o di organizzarsi per contribuire a costruire una risposta che sia anche contro – attacco”. Spiega Eleonora de Majo e continua:Napoli, come Barcellona, come la Londra di Sadiq Khan, attraverso amministrazioni che hanno dichiarato esplicita ostilità al governo centrale, all’Europa delle frontiere e delle banche, è una delle punte di diamante di quella che noi chiamiamo ‘Federazione delle città ribelli’. In questo senso una realtà che viene dai movimenti come la nostra, che ha semplicemente scelto di provare a tradurre le nostre istanze nell’alfabeto istituzionale, oggi sceglie di contribuire alla permanenza e alla riconferma di questo esperimento e, magari, alla possibilità che democrazia e autonomia diventino le parole d’ordine di un progetto che superi le barriere cittadine. Non avremmo mai potuto esimerci da questa sfida perché lo spazio è troppo interessante ed il terreno troppo fertile”. 

Parlaci del tuo progetto politico. Ci sono dei temi riguardanti la città di Napoli che hai particolarmente a cuore e sui quali ti batterai maggiormente?

“Certo, sono i temi che vengono dalle nostre lotte.
C’è innanzitutto la questione democratica, vale a dire la traduzione sul terreno istituzionale di molti esperimenti che sono stati fatti negli ultimi mesi e negli ultimi anni e che credo, guardando sempre alle buone politiche europee, debbano e possano trasformarsi in organi non solo consultivi o di mera costruzione di opinione, ma i cuori pulsanti della decisione cittadina. Penso al proliferare di assemblee di quartiere in cui i cittadini possano vincolare sia i governi municipali che quello cittadino alle proprie esigenze. Ancora c’è la questione ambientale. Ricordiamo tutti le scene mortificanti delle nostre strade invase dai rifiuti. Con l’istituzione di un circolo virtuoso di raccolta differenziata e riciclo, l’attuale amministrazione ha messo fine ad un incubo che pareva non avere vie d’uscita; ma tanto ancora c’è da fare. In molti quartieri le percentuali di differenziata sono insufficienti e, molto spesso, mancano consapevolezza e informazioni che rendano tutti in grado di fare la propria parte in un ciclo di smaltimento dei rifiuti che punti al recupero e al riutilizzo e che sappia dire NO a DISCARICHE e INCENERITORI. C’è poi la questione che viene genericamente definita ‘di genere’, anche se il termine non mi fa impazzire. Io la vedo così. Pensiamo che l’80% delle giovani donne napoletane sono disoccupate, quelle che lavorano percepiscono, per un lavoro uguale, una paga inferiore a quella degli uomini. C’è bisogno quindi di recuperare innanzitutto in termini di possibilità, di autodeterminazione delle donne e di libertà di scelta, e poi istituire osservatori permanenti in ogni quartiere. Penso a delle vere e proprie case delle donne che si preoccupino in modo permanente di tutela, assistenza, organizzazione, ascolto. Prima delle situazioni patologiche. 
Ancora, c’è il tema dell’accoglienza. Il 16 marzodichiara Eleonora de Majo – il Comune di Barcellona ha siglato un accordo con i sindaci di Lampedusa e Lesbo, proponendosi come partner d’eccellenza per il sostegno ai rifugiati dal punto di vista giuridico, tecnico, logistico e umanitario. Questi accordi rappresentano un modello che va replicato a Napoli perché la nostra città possa diventare sotto ogni aspetto la città dell’accoglienza. È una delle prime cose che proporrei al sindaco.
Sempre su questioni che hanno a che fare con lavoro e welfare, guardando i dati degli ultimi anni sulla disoccupazione, ci rendiamo conto di una situazione disastrosa a Napoli come in Campania. Per questo ritengo che il Reddito Minimo Garantito rappresenti una misura essenziale per sostenere le fasce più deboli della popolazione. 
Ho partecipato attivamente alla campagna della legge regionale di iniziativa popolare per il Reddito Minimo e penso che quella proposta possa diventare un modello per ispirare le politiche di welfare della nostra città. Infine, credo che per Napoli sia indispensabile ragionare di politiche culturali che garantiscano a tutte e tutti l’accesso al nostro patrimonio artistico, paesaggistico e al mondo della conoscenza. Sono parte del collettivo che organizza il Newroz Festival, rassegna musicale indipendente che prova a coniugare eccellenza qualitativa ed accessibilità economica. Penso che esperienze del genere vadano valorizzate e moltiplicate per sottrarre il mondo culturale dalla speculazione economica”.

Flora Visone

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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