Carissimi lettori, Libero Pensiero vi dà il ben ritrovati all’appuntamento settimanale con Il Mondo in Questione, l’unica rubrica che rende possibile il giro del globo in cinque notizie. Si comincia!

BOLIVIA CONTRO LA LEGISLAZIONE ANTIDROGA USA 

mondoIl Presidente della Repubblica di Bolivia, Morales, lo scorso mercoledì ha tuonato contro la normativa statunitense per il contrasto alla produzione e al traffico di stupefacenti, recentemente promulgata dal Presidente Obama. Morales ha minacciato di fare ricorso alle Nazioni Unite se non saranno modificate le disposizioni che consentono agli USA un intervento diretto in altri Paesi, allo scopo di adottare le misure necessarie contro chi è sospettato di produrre beni o sostanze che possano alimentare il narcotraffico. La ragione del violento attacco sta nel fatto che in Bolivia si coltiva normalmente coca (tale pratica è persino protetta costituzionalmente, in quanto eredità della tradizione india) e la nuova legge potrebbe consentire ad organismi come la DEA di limitarne drasticamente la coltura. «La Bolivia non è una colonia yankee» – ha affermato Morales – «La foglia di coca rappresenta la dignità e sovranità dei nostri popoli millenari della regione andina». La leader del Movimiento Al Socialismo (MAS), Leonilda Zurita, ha invece affermato che gli USA «non sono i padroni del mondo, per poter pretendere di fare questo (…). Non lo permetteremo».

EGITTO: RINVENUTI IN MARE ROTTAMI DELL’ AEREO SCOMPARSO

mondoLa marina egiziana ha rinvenuto effetti personali dei passeggeri e detriti dell’aereo EgyptAir caduto nel Mediterraneo. Il Cairo ha confermato che il velivolo è affondato con a bordo sessantasei passeggeri. La marina militare ha dichiarato di aver trovato i rottami dell’aeromobile a circa 290 km dalla città costiera di Alessandria. Le ricerche nell’area stanno proseguendo al fine di rinvenire la scatola nera dell’aereo. I principali sospettati dell’avvenuto sono i militanti islamici che solo sette mesi fa avevano abbattuto un altro aeroplano. Intanto le indagini procedono senza sosta e nella giornata di venerdì sono giunti al Cairo un team di investigatori francesi e dei consulenti di Airbus a supporto delle autorità locali.

USA E VIETNAM: CLAMOROSA ALLEANZA ANTI-CINA

Sono passati 40 anni da quando, con le ossa rotte, l’esercito USA si ritirava dal Vietnam, mettendo la parola fine alla guerra che tutt’oggi rappresenta la più grande sconfitta militare americana della storia. Eppure a breve i due paesi potrebbero tornare a trattare, addirittura a livello militare, sfatando un tabù storico. La Cina ha più volte mostrato i muscoli negli ultimi anni, vogliosa di espandersi definitivamente nel Mar Cinese del Sud, ma questo è conteso da ogni paese che qui si affaccia, compreso il Vietnam. Se a ciò si aggiunge la preoccupazione degli USA suscitata dall’avanzata cinese, ecco che un dialogo tra i due storici nemici potrebbe aprirsi rapidamente. Domenica prossima è prevista la visita di Obama proprio in Vietnam ed è la terza volta dal 1975 che un presidente americano vi sbarca. Le questioni intorno alle quali si svolgerà la discussione potrebbero essere principalmente due: la rimozione dell’embargo che non permette al Vietnam di comprare armi dagli USA e la concessione della base Cam Ranh Bay all’esercito a stelle e strisce.

ISRAELE: LA SVOLTA A DESTRA DI NETANYAHU

Settimana rovente per Israele, palcoscenico di tensioni e scelte controverse. Il premier Netanyahu, allo scopo di garantirsi la maggioranza in Parlamento, ha offerto il ruolo di ministro della difesa a Lieberman, ex-ministro degli esteri e leader del partito di estrema destra Israel Beitenu. Sostenitore della pena di morte per coloro accusati di terrorismo, Lieberman ha sempre considerato debole l’approccio di Israele agli attacchi palestinesi – se Lieberman dovesse ricoprire la carica, i rapporti tra palestinesi e israeliani rischierebbero di incrinarsi ulteriormente. Non è dunque immotivata la preoccupazione espressa da parte della stampa locale riguardo alla trattativa; quest’ultima sarebbe inoltre rea d’aver convinto l’attuale ministro della difesa Ya’alon a rassegnare le dimissioni. La “svolta a destra” di Netanyahu avviene in un momento febbrile per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese: al-Sisi ha offerto la propria collaborazione al premier israeliano affinché Israele raggiunga la pace con i palestinesi, a seguito della quale sarà possibile consolidare la collaborazione tra Egitto e Israele. Netanyahu, che solo qualche tempo prima s’era espresso negativamente riguardo all’iniziativa di pace francese – giudicata incapace di risolvere il conflitto perché non contempla negoziati diretti tra i due Stati –, si è mostrato favorevole ad accettare l’aiuto offerto da al-Sisi.

L’EUROGRUPPO A BRUXELLES DECIDE LE SORTI DEL DEBITO PUBBLICO GRECO

A Bruxelles si discute ancora una volta del debito pubblico greco e il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha dichiarato che la riunione di martedì dei ministri delle Finanze potrebbe essere risolutiva. Inoltre dichiara che: «Quest’anno o il prossimo potremmo ridurre i costi del prestito alla Grecia» e che lui preferirebbe avere una visione chiara su quali misure i creditori sono pronti ad adottare e quando esse saranno necessarie. Oltre al governo Tsipras, anche il Fondo Monetario Internazionale insiste sul fatto che Atene non potrà mai pagare i creditori senza una ristrutturazione del debito, e secondo il Wall Street Journal il FMI vorrebbe fissare gli interessi all’1,5 % e bloccare le rate del pagamento fino al 2040.

IL NEO-PRESIDENTE DELLE FILIPPINE VUOLE REINTRODURRE LA PENA DI MORTE

mondoRodrigo Duterte, il neo-presidente delle Filippine, eletto lo scorso 8 maggio, ha dichiarato in una conferenza stampa di voler reintrodurre la pena di morte per impiccagione nel paese del Sud-est asiatico. Già quando era sindaco della città di Davao era conosciuto per le sue strategie e azioni molto repressive, al punto da essere soprannominato “il castigatore”. Duterte, ora da leader delle Filippine, ha intenzione di ripristinare la pena di morte e di conferire maggiore potere alle forze di polizia, affinché possano uccidere i criminali e contribuire ad un’altra battaglia annunciata dal neo-eletto, ossia la lotta contro la droga: «Ho promesso di salvare le prossime generazioni dal male rappresentato dalle droghe», ha dichiarato. La pena capitale nelle Filippine, comunque, è stata abrogata da Gloria Arroyo nel 2006.

Hanno collaborato: Sabrina Carnemolla, Rosa Ciglio, Galileo Frustaci, Ludovico Maremonti, Andrea Palumbo, Valerio Santori