Trump in testa? Il GOP si ricompatta

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Trump nella bufera
Trump nella bufera

Mentre un Trump senza avversari cerca di riunificare il partito repubblicano pur rispolverando quei toni aggressivi che temporaneamente aveva messo da parte, nel partito democratico ormai volano gli stracci tra le due anime del partito.

Kentucky e Oregon hanno confermato che Bernie Sanders è ancora in gara, e non solo: l’episodio che ha inasprito il confronto in campo democratico è da ricercarsi nelle ferocissime polemiche, per poco non degenerate in scontri fisici, che hanno segnato la designazione dei delegati per lo stato del Nevada. I sostenitori di Sanders hanno denunciato brogli e irregolarità che lasciano sul campo strascichi velenosi e dalle conseguenze non prevedibili per l’unità del partito. Infatti, una parte dei fan del senatore del Vermont ha già annunciato che a Philadelphia, durante la convention, saranno preparate proteste e forme di disobbedienza civile.

Pare che una gran parte dei senatori democratici stia facendo pressione sulla senatrice Elizabeth Warren affinché si muova nella direzione di una rapida riunificazione del partito per affrontare la campagna presidenziale di una Hillary Clinton comunque ad un passo dalla nomina.

Al contrario, è nel partito repubblicano che ora si segnala un clima di pacificazione e di ricompattamento in favore di Donald Trump.

I vertici del partito e Trump hanno raggiunto un accordo sulla raccolta fondi da qui a novembre. Soprattutto, grande soddisfazione è stata espressa da tutto il partito relativamente alla pubblicazione della lista di possibili giudici della Corte Suprema che il magnate newyorkese nominerebbe una volta presidente.

Gli esperti non hanno mancato di rilevare come i candidati nominati da Trump, tutti piuttosto giovani, abbiano in comune una concezione “originalista” della Costituzione, un’interpretazione fedele della stessa da leggere quale espressione dello stesso approccio usato dal giudice conservatore Scalia, da poco scomparso, durante il suo mandato alla Corte.

Trump è però anche tornato ad attaccare Bill Clinton accusandolo di stupro e di aver mentito ai tempi dell’impeachment. Le accuse di stupro non si riferivano comunque alle risapute infedeltà coniugali dell’ex-Presidente, quanto al fatto che nel 1999 un ex infermiera accusò Clinton di averla stuprata decenni prima, quando era candidato governatore in Arkansas.
Clinton, all’epoca, negò qualsiasi accusa attraverso il suo avvocato e si rifiutò di commentare. Non sono poi mancate strali contro Hillary e Obama sulla tragedia dell’aereo dell’EgyptAir, precipitato nel Mediterraneo, Trump ha affermato: «Chiedete ad Hillary chi ha fatto esplodere l’aereo la notte scorsa. Un’altra terribile ma prevenibile tragedia. Le sue posizioni sono sbagliate e non è adatta ad essere presidente in questo momento delicato e difficile della storia del nostro Paese». Durissimo su Obama: «Il nostro totalmente ignorante presidente che non usa neanche il termine terrorismo radicale islamico».

Intanto, secondo un sondaggio di Fox News, Trump sarebbe avanti su Hillary Clinton a livello nazionale: il tycoon supera di 3 punti  la rivale democratica, con il 45% delle preferenze contro il 42%. Un netto calo delle preferenze, quindi, per l’ex first lady: il mese scorso la Clinton sopravanzava il tycoon newyorkese con il 48%, a fronte del 41% del candidato repubblicano.

Gennaro Dezio

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