Civati, a Napoli con de Magistris

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Si è tenuto alla Domus Ars l’incontro tra il deputato Civati, il sindaco uscente de Magistris e lo scrittore De Giovanni. Per l’occasione abbiamo intervistato l’Onorevole Civati.

Si è svolto ieri pomeriggio, nella bellissima cornice della Domus Ars in Via Santa Chiara, l’incontro, definito più volte dinamico, tra il deputato e segretario di Possibile Pippo Civati, il sindaco uscente Luigi de Magistris e lo scrittore Maurizio De Giovanni. L’esigenza è stata quella di soffermarsi su due temi indispensabili per il futuro ed il riscatto della città di Napoli: la cultura e la legalità.

Di notevole rilevanza anche gli interventi di tre candidati al Consiglio Comunale con la lista demA (democrazia e autonomia): Federico Ciancio, classe ’93 laureando in Giurisprudenza, Luigi Felaco, ex Consigliere e Presidente della Commissione ‘scuola, politiche sociali e antiraket’ della V Municipalità e la capolista Alessandra Clemente, ex Assessore alle Politiche Giovanili, Creatività e Innovazione.

Abbiamo fatto alcune domande all’Onorevole Civati, la cui presenza ha rimarcato ancora una volta l’appoggio che Possibile, il partito di centrosinistra da lui fondato, dà alla ricandidatura di de Magistris e alle sue liste.

Onorevole Civati, guardando a tutto quello che è stato fatto in questi cinque anni e che ancora si potrebbe fare, lei ed il sindaco uscente Luigi de Magistris pensate di poter ricostruire la sinistra a livello nazionale?
“Si! Io penso che la vittoria di Luigi a Napoli segnerebbe un passaggio fondamentale su un punto: che non bisogna adeguarsi, che non è necessario essere conformisti, che non è necessario essere trasformisti, che non è necessario essere renziani… quello è un problema che qualcuno ha ma che a noi non riguarda, noi siamo sereni, proprio come diceva lui.
Esiste un’alternativa, esiste la possibilità non solo di un orgoglio della passione, della carica personale, ma anche un disegno politico razionale che abbia delle dinamiche diverse rispetto al modo di concepire gli spazi pubblici, le opportunità per i cittadini. C’è un tema su cui ho insistito molto stasera, quello della disuguaglianza, che al sud si sente doppiamente dal momento che si è deciso di abbandonarlo: non lo si finanzia più, si sceglie di dare dei segnali solo in termini sloganistici, di spot e basta.
Per di più – continua Civati – serve costruire una sinistra non burocratica, cosa per cui io sto perdendo la voce, una sinistra che non parli di sé stessa ma che si faccia vedere attraverso determinate cose: riusciamo a togliere i voucher dove non devono stare? Riusciamo a dare il reddito minimo fatto bene alle persone con dei servizi per l’impiego di livello europeo? Riusciamo a rimettere la progressività fiscale? Riusciamo a costruire dei diritti pieni? Non le mezze unioni civili ma matrimoni egualitari, una piena cittadinanza per chi è nato e vive in Italia, parlo degli stranieri, senza questa guerra tra poveri. Su tutte queste cose si deve collaborare, Luigi lo deve fare sempre di più, non deve sentirsi sotto attacco da parte nostra, ha già dei nemici abbastanza riconoscibili e deve mettersi come me, come tutti gli altri, a disposizione di un progetto più arioso, più carico”.

È fiducioso insomma…
“Ma io penso di sì. L’errore c’è stato quando non ci siamo sentiti, non il contrario. A parer mio, questa progettualità che ho visto a Napoli, questa carica anche ribelle di indignazione, di svolta, serve tantissimo a tutti anche a livello nazionale; dopodiché va messo insieme alla razionalità dei numeri e dobbiamo dimostrare di essere più credibili noi di quello che c’è adesso”.

Ricordando anche le tante associazioni che sono nate negli ultimi anni, si pensi ad un ‘Un popolo in cammino’, qual è l’impegno di Possibile nella lotta alle mafie?
“Io odio il trasformismo, perché dentro al trasformismo finisce sempre anche qualcosa che ha vicinanze o collusioni con la mafia, sempre!
Una classe politica che non ha opposizione perché stanno tutti dentro alla stessa compagine, messaggi sulla legalità e poi conferenze stampa con persone che quantomeno non ne possono parlare… Ho dovuto difendere la senatrice Capacchione perché qui siamo arrivati a dei livelli di volgarità, di indecenza, a cui non ci si era mai spinti. 
L’idea che ci siano dei senatori che prima stavano in Forza Italia, in una certa Forza Italia della Campania, e che adesso aiutino il cosiddetto centrosinistra a governare, anche questo, è un po’ come il SI e NO al referendum. Se sei contro la mafia sei contro la mafia, – spiega Civati – non ci sono eccezioni. Se hai deciso di votare per il NO non è che vai avanti come alcuni amici rimasti nel PD, tipo Cuperlo e Bersani, che sono sul NI; anche perchè sulla scheda il NI è vietato, non te lo danno, altrimenti probabilmente vincerebbe. In questo momento, però, c’è da prendere una posizione.
Non prendete le mie parole come contro questo governo, non me ne frega abbastanza diciamo, non che non me ne freghi del tutto, però il problema è come si cambia la politica, come si restituisce sovranità alle persone, quali strumenti si utilizzano, quali parole e quali battaglie interpretare. Se la fai così, ti appassioni e dai un senso anche alla tua vita, altrimenti è meglio stare a casa e lasciar fare ad altri, visto che abbiamo un sacco di ragazzi… Che facciano loro!
Non c’è bisogno – conclude Civati – di prestanome, che sono la mia ossessione, c’è bisogno che le persone migliori, più strutturate, più mature, più consapevoli, rappresentino tutte le altre in parlamento e, se si riesce, al governo del Paese”.

Flora Visone 

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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